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L'Irriverente

"Non prendete la vita troppo sul serio, comunque vada non ne uscirete vivi" [Robert Oppenheimer]

Editoriale/bis-Agosto 2019

di Gianluca Berno, 14 agosto 2019

La crisi delle beffe

Signor Ministro,

dopo essermi rivolto l’altro ieri all’uno dei due Vicepresidenti del Consiglio, il segretario della Lega, ho deciso di scrivere anche a lei, capo politico dei pentastellati. È vero che, interrogato o meno dalla stampa, lei ha sottolineato che con Renzi non intende sedere ad alcun tavolo delle trattative; ma è anche vero che non mi è giunta alcuna sicura notizia che lei abbia negato trattative con l’unico uomo del Pd titolato a farne, il segretario Zingaretti.

Non vale neanche rispondere che è colpa di Salvini, se, a esecutivo morto, doveste concluder l’inciucius maximus: dubito che questo Governo di scopo, di legislatura o comunque vogliate dire, vi sia prescritto dal medico. Dubito che si trovino alternative più nobili del voto, se davvero la maggioranza attuale non ci fosse più, e di certo non sarebbe proprio il massimo, per un partito contro la Casta e antisistema, allearsi con quel che ieri l’on. (o sen.?) Bernini (credo fosse lei) ha già ribattezzato “il partito di Bibbiano”.

Rivedendo i fatti degli ultimi giorni, mi permetto di ritornare su quanto scritto al suo collega: avevo concluso che dietro la decisione di far cadere il Governo da parte di Salvini dovesse celarsi qualche ragione a noi ignota, un obiettivo X che sperava di ottenere. Vorrei vedere con lei se esista una spiegazione della mossa compiuta ieri dallo stesso Salvini in aula al Senato, la quale parrebbe quasi un dietrofront in grado di vanificare tutto; una spiegazione che funzioni anche alla luce di quel famoso X ancora ignoto.

Riepilogando: dopo aver dovuto votare le mozioni sulla TAV in accordo con il Pd e non con voi, Salvini apre la crisi di governo, affermando che non esiste più una maggioranza; anche in questo si è trovato d’accordo con il Pd. Viene, in effetti, presentata la mozione di sfiducia nei confronti di Conte, proprio il giorno in cui quel pover’uomo festeggiava il compleanno; non solo a questo si dovrà la sua stizza nell’apprender la notizia. Il 13 agosto, ieri, si riuniscono i senatori per votare il calendario: il centrodestra, riunito per l’occasione e, forse, per le prossime elezioni, propone che si voti la sfiducia il prima possibile, mentre il Pd e il suo Movimento propongono che prima si attenda il discorso di Conte, programmato per il 20 agosto; Renzi indice una conferenza stampa prima di questo voto e afferma che si creerà una nuova maggioranza; va così, ma Salvini spiazza tutti, anche il Capo dello Stato, rilanciando: se è così importante, per il Movimento, votare la riduzione dei parlamentari, la Lega accetta di farlo a patto che, subito dopo la prima approvazione di questa riforma, si vada a elezioni senza inciuci. Giuristi vicini al Quirinale affermano che non si può rimandare una riforma alla prossima legislatura, approvandola a metà in questa; sì, a metà, perché, secondo la Costituzione, una riforma costituzionale com’è il taglio dei parlamentari va approvata da ogni Camera due volte, e tra la prima e la seconda approvazione di ciascuna Camera devono passare non meno di sei mesi.

O dunque? Mi pare che manchi proprio la logica nella proposta di Salvini, o la benché minima conoscenza del diritto costituzionale; a meno che il suo vero obiettivo non sia, invece, tirare in lungo.

Io parto da tre presupposti: il primo è che Salvini non sia un idiota, o quanto meno che si faccia consigliare da gente capace, altrimenti non sarebbe dov’è ora; il secondo, che la crisi di Governo sia un mezzo per ottenere il famoso X di cui dicevo prima; il terzo, che allora la crisi di Governo possa tranquillamente essere un bluff, come avevo già scritto. Se questi presupposti sono tutti veri, la situazione attuale mi suggerisce anche un possibile valore dell’incognita X. Una semplice ipotesi, null’altro ho in mano, ma potrebbe spiegare tutto: prima della questione TAV, il più grosso rospo che il Ministro dell’Interno abbia dovuto fin qui inghiottire è stato l’elezione della Von Der Leyen a Presidente della Commissione Europea, resa possibile dal decisivo voto di quattordici membri del Movimento 5stelle. Di fronte a un tal tradimento, che giustifica le ultime perdite nei sondaggi del suo partito, si può supporre che Salvini volesse, direi, vendicarsi; e quale modo migliore che fingere di silurare il Governo perché anche l’ultima maschera cadesse dal volto dei grillini? Appena la cosa ha avuto un minimo di concretezza, che lei lo volesse o no, signor Ministro, il suo partito si è gettato ai piedi del Pd – o non ha opposto resistenza alle sue avances, che è lo stesso. Io sono convinto che, alla fine, il passo decisivo non verrà più compiuto, che Salvini ritirerà o voterà contro la sua stessa mozione e che il Governo rimarrà in piedi. Ma se anche mi sbagliassi, è ormai evidente che il Movimento 5stelle sarebbe disposto, al primo spiraglio, a cercare l’accordo con il Pd: il partito che rappresenta più di tutti l’odiata Casta, quello amico dei banchieri che fanno bancarotta sulla pelle dei cittadini, quello che precarizza il lavoro appena può, quello che fa da scendiletto alla Merckel. A quel punto, dove sarebbero la lotta ai politici corrotti e il bisogno di giustizia sociale di cui, finché era opposizione, il suo partito si è sempre fatto megafono? E, una volta metabolizzato questo, che cosa sarebbe del consenso popolare che il suo Movimento ha guadagnato negli scorsi anni e sta già perdendo a pieno ritmo?

Signor Ministro, non è che, niente niente, Salvini l’ha fregata?

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Editoriale-Agosto 2019

di Gianluca Berno, 9 agosto 2019

Essere o non essere Governo?

Signor Ministro,

ascolto con un misto di sentimenti, tra i quali prevale lo stupore, la notizia della sua sentenza di condanna verso questo esecutivo; stupore, perché le ragioni da lei addotte – “Noi lavoriamo, altri sono in spiaggia” – non mi paiono sufficienti a giustificare la crisi che ha aperto ieri.

Il Governo Giallo-Verde, con tutti i limiti e i difetti che pur possiede, non sembra aver ciondolato: in poco più d’un anno, sono diventati legge la legittima difesa, il decreto dignità, una prima forma di tassa piatta per le piccolissime partite IVA, la quota cento, il reddito di cittadinanza (con scarsissimi risultati e varie criticità), il primo decreto sicurezza e, immagino, vari altri provvedimenti meno pubblicizzati. Si può essere pro o contro singole leggi, si può polemizzare nel merito, suggerire modi diversi d’ottenere gli stessi esiti; ma l’attività è stata intensa, direi quasi al ritmo di una riforma al mese – quello promesso, annunciato e mai raggiunto da quel fenomeno di Renzi: la prova che fare senza dire paga molto meglio.

Allora a che cosa dobbiamo il pesante attacco che lei ha rivolto a un governo che è suo per un terzo dei seggi e sette ministeri, proprio nel giorno del compleanno di Conte?

Ho provato a mettere insieme un po’ di considerazioni su questo bel garbuglio. Per cominciare, bisogna tirare il freno a mano: il Governo rimarrà in piedi fino al voto di sfiducia, come giustamente ha ricordato il Presidente del Consiglio: ciò lascia supporre che ci sia il margine per credere ancora a un bluff, magari volto a ottenere qualcosa in futuro, come una legge indigesta per i pentastellati.

Se non fosse un bluff, invece, e davvero si votasse la sfiducia, si presenterebbe una prima obiezione: attualmente, sono attesi provvedimenti come quello sui minibot, la tassa piatta estesa a tutte le categorie, il salario minimo; inoltre, Mattarella non ha ancora firmato il decreto sicurezza bis, riavvisando in esso alcune criticità: ciò imporrà degli emendamenti e un altro esame da parte del Parlamento. Ma se il Governo cadrà, il tempo per completare tutti gli itera aperti non ci sarà.

Certo, signor Ministro, mi può obiettare che una vittoria alle prossime elezioni, magari con l’appoggio di Fratelli d’Italia, permetterebbe di completare tutto; ma i mesi di sede vacante potrebbero creare gravi problemi, non ultimo il famigerato e insostenibile aumento dell’IVA per via delle clausole di salvaguardia, eredità degli esecutivi precedenti; e lascio stare che, con le difficoltà attraversate anche da lei nel contrastare i negrieri delle Ong, la mancanza di un esecutivo in forze potrebbe causare gravi danni.

Poi si aggiunga che, nella situazione in cui lei pare volerci porre, esiste un solo modo di spuntarla, ma vari di perdere, e perdere miseramente. Paiono esistere nutrite schiere di parlamentari che gradirebbero non lasciare la poltrona, non sapendo se poi vi torneranno sopra: la prova è il voto sull’Alta Velocità, dove il Pd ha votato a favore assieme al suo partito. Mai crederò che l’abbiano fatto per buonsenso, anche perché non c’era accordo su come agire tra le personalità di spicco del partito: ognuno avrà agito, come si dice, in coscienza.

Posta questa situazione, che contagia i membri di qualsiasi partito, quante sono le probabilità che tutti i deputati e i senatori ascoltino il suo appello a “non farsi venire in mente Governi tecnici o di minoranza”? Quindi, ecco già due modi di produrre un disastro. Certo, un Governo tecnico, magari guidato da quel “vile affarista” [cit. Cossiga, mi pare] di Draghi ha scarse probabilità di ottenere la fiducia, ma non bisogna mai fidarsi dei proclami dei politici, ora tutti a favore del voto anticipato – non mi fido neanche della sua mozione contro l’esecutivo, figuriamoci…

Le altre combinazioni tra i partiti ora in Parlamento potrebbero riproporsi dopo la sfiducia. È vero che solo Lega e 5stelle hanno la maggioranza insieme, ma forse un disastroso e antidemocratico esecutivo 5stelle-Pd potrebbe nascere ancora, magari grazie a qualche piccolo aiuto esterno – ogni riferimento a Forza Italia è puramente voluto.

Si aggiungano i vari Governi di scopo, di minoranza, del Presidente; l’esercizio provvisorio, poi, che scatterebbe anche se si andasse a votare a ottobre: adesso non è proprio la migliore delle ipotesi, anche se per legiferare bastano le due Camere. Insomma, il piano dichiarato che lei sta seguendo è così aleatorio e pericoloso per il Paese, da costringermi a non crederci.

La sola cosa che mi resti da pensare è che ci sia qualcosa che noi mortali non sappiamo: il suo obiettivo è forse ottenere qualcosa che con il 17% attualmente in suo possesso sarebbe del tutto irraggiungibile? In questo caso, si torna all’ipotesi del bluff.

Ha forse scoperto una trama nascosta ordita dall’alleato, per esempio un possibile inciucio? Se ciò fosse vero, si tradurrebbe nella necessità di tenere in vita questo Governo, non in quella di farlo cadere per primi. Un’altra losca faccenda, almeno stando all’On. Pillon, è la famosa legge attesa dai pentastellati, quella sul taglio dei Parlamentari: essa servirebbe a mettere in sicurezza i voti del partito fondato da Grillo, che ne han persi parecchi; i 5stelle, secondo questa teoria, vorrebbero cucirsi addosso un Parlamento più stretto, più adatto alle loro dimensioni. Sarà vero? In questo caso, la caduta del Governo è un modo un po’ drastico di fermare una legge pericolosa; sicuramente, è più facile che spiegare agli elettori ancor memori di tangentopoli che tagliare il numero dei politici può creare danni.

C’è poi l’ipotesi del piano B: la minaccia di elezioni anticipate servirebbe a imporre di cacciar via i ministri che remano contro. So bene che lei l’ha escluso categoricamente; ma ciò che dice un politico a un comizio, come per le parole di una donna appassionata in Catullo, occorre scriverlo nel vento e nell’acqua che scorre…

Se, infine, dietro questa mossa si celasse il tentativo di scongiurare qualcosa di peggiore, immagino sarebbe più prudente non parlarne. Aspetterò di capirci qualcosa. Tanto ho tempo.

Omaggio a Luciano De Crescenzo

di Gianluca Berno

Ma serve davvero un commento di fronte a questa perla? Condoglianze a tutt’Italia.

Così parlò Bellavista – La camorra

Editoriale-Giugno 2019

di Gianluca Berno, 27 giugno 2019.

Due parole sull’informazione

Io potrei semplicemente porre qui un collegamento al primo giornale che vien fuori, se si digita «sindaco bibbiano arresto» in una casella di ricerca:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/27/reggio-emilia-arrestato-sindaco-pd-di-bibbiano-affidamenti-illeciti-di-minori/5285202/

Berlusconi è stato criticato con durezza per le sue «cene eleganti», qualche anno fa, ed è stato giustissimo, considerando il ruolo istituzionale che ricopriva allora; quando due esponenti di Casa Pound sono stati accusati di violenza sessuale, alcuni rappresentanti del centrosinistra hanno invocato a gran voce la chiusura dell’intero partito. Ma che cosa bisognerebbe fare, mi chiedo, se questi capi d’accusa fossero confermati? L’intera area politica dovrebbe essere estirpata dalla faccia della Terra, immagino, applicando a lei quella stessa legge che avrebbe voluto scatenare contro altri. Continua a leggere “Editoriale-Giugno 2019”

Palazzo Marino

di Gianluca Berno

Prosegue la Sinfonia Urbana con un nuovo frammento di Milano: si tratta di Palazzo Marino, oggi sede del Sindaco e del Comune tutto, sul quale graverebbe un’antica maledizione…

Ai tempi delle guerre per la terra

(e non per il petrolio che c’è sotto),

l’alta finanza convergeva qui. Continua a leggere “Palazzo Marino”

Indovina l’Autore/5

di Gianluca Berno

Ciao a tutti! La volta scorsa, millenni fa, nessuno ha indovinato l’autore: si trattava di Virgilio che, leggenda vuole, in punto di morte avrebbe chiesto che l’Eneide, destinata a non ricevere la revisione finale, fosse data alle fiamme. Tucca e Varo, i due amici cui fece fare la tremenda promessa, mentirono, com’è noto, e il poema si legge tutt’ora. Continua a leggere “Indovina l’Autore/5”

Sonetti nazionali/8

di Gianluca Berno

Dopo millenni, eccomi. La nuova puntata dei Sonetti nazionali si sposta da nord a sud, in Grecia, dove l’Occidente ha una delle sue culle più feconde. Continua a leggere “Sonetti nazionali/8”

Editoriale-Speciale Elezioni Europee

di Gianluca Berno, 27 maggio 2019

I dati che compariranno nel seguente articolo vengono tutti dal sito dell’Ansa, aggiornato alle 14:26 del 27 maggio 2019. Continua a leggere “Editoriale-Speciale Elezioni Europee”

Sonetti nazionali/7

di Gianluca Berno

Cari lettori, proseguo la serie dei Sonetti nazionali spostandomi quasi dall’altra parte della penisola europea: dopo gli Stati iberici, tocca a quelli nordici. Continua a leggere “Sonetti nazionali/7”

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