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L'Irriverente

"Non prendete la vita troppo sul serio, comunque vada non ne uscirete vivi" [Robert Oppenheimer]

Dall’Iliade – Achille perde la schiava

Mitica Leggera/17, di Gianluca Berno

Cari lettori,

per proseguire la serie dell’Iliade interna a Mitica leggera, passiamo all’esito infausto dell’assemblea in cui Calcante spiega ad Agamennone che la peste è colpa sua. Achille, che si era offerto di proteggere l’indovino dalle reazioni del re di Argo, ora ne rimprovera la cocciutaggine, esortandolo a restituire Criseide; Agamennone cede, ma sottrae ad Achille la schiava Briseide, come rimpiazzo della propria. È allora che l’eroe scatena la sua ira funesta. Per rappresentare l’aspra contesa, mi sono servito di una vecchissima canzone popolare.

L’originale (o quasi)…

… e la mia versione.

«Caro mio, dammi la tua schiava,

ché Criseide ora più non ho.»

R. «Cento lire io te le do,

ma la schiava mia proprio no!

Cento lire io te le do,

ma la schiava mia proprio no!»

Agamennone imbufalito

disse: «Achille, lasciala andar!».

R. «Tieni pure, o capo ingordo:

vado in tenda e sciopererò!

Tieni pure, o capo ingordo:

vado in tenda e sciopererò!»

Beppe contro Beppe

Editoriale di Gianluca Berno, 3 luglio 2021

Naturalmente si troverà un accordo, dopo il teatrino di riunioni, comunicati furibondi e conferenze stampa con la pochette: si troverà un modo per impedire che Giuseppe «Beppe» Grillo e Giuseppe Conte si scannino davvero dopo averlo fatto su tutti i mezzi di comunicazione di massa; si troverà un modo per tenere unito il Movimento 5 stelle in nome dell’unica causa veramente riconosciuta dai deputati e senatori grillini, uno stipendio a cinque cifre senza lavorare. Del resto, questo hanno sempre creduto che fosse la politica; e la loro profonda, radicale incomprensione dei lavori parlamentari ha impedito che percepissero qualcosa di diverso in due legislature.

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Dall’Iliade – Crise

Mitica Leggera/16, di Gianluca Berno

Cari lettori,

proseguo la nuova serie interna a Mitica leggera, questa volta con due brani legati alla vicenda del sacerdote di Apollo Crise, la cui figlia Criseide era stata rapita durante l’assedio di Crisa (che fantasia, eh?), un centro nell’hinterland di Troia: la ragazza era stata assegnata come bottino ad Agamennone, così il padre si era rivolto a lui, e a tutti i prìncipi achei in assemblea, per riaverla su riscatto. Agamennone non ne aveva voluto sapere, e Crise si era vendicato…

Il primo brano è modellato su In amore.

L’originale…

… e la mia versione.

Vi sterminerò:
dalla mia c’è Apollo,
mi ridate obtorto collo
la figliuola mia.
Vi sterminerò
con la pestilenza
e la vostra penitenza
mi vendicherà.

Il secondo brano è ambientato al campo acjeo, dove la peste promessa dal sacerdote già infuria: riuniti in assemblea, i prìncipi greci domandano spiegazioni, e l’indovino Calcante interviene a patto che Achille lo protegga: la soluzione che sta per proporre, infatti, non piacerà ad Agamennone.

Il brano è tratto da Lisa dagli occhi blu.

L’originale…

… e la mia versione.

Crise ci fa il voodoo
e come mosche i soldati vanno giù;
Apollo di lassù
scaglia i suoi dardi pestilenzial.

Calcante

teme la reazione,

se dà il suo responso: “Tu,

grande Achille, dammi

la tua protezione o tacerò”.
Calcante spiega allor:
«Rendete al padre Criseide o noi si muor».
Già con Ifigenia
il vaticinio suo fu fatal.

Dall’Iliade – Proemio

Mitica leggera/15, di Gianluca Berno

Cari lettori,

propongo qui un nuovo episodio di Mitica leggera, una serie che – mi dicono dalla regia – è piaciuta abbastanza; ve ne ringrazio molto. Il progetto ambizioso è quello di un’antologia di passi dall’Iliade di Omero, cantati come sempre. Fatemi sapere se sia il caso di continuare dopo il proemio, sulle note de Il cielo in una stanza.

L’originale…

… e la mia versione.

L’ira cantami, o dea,

di Achille figlio di Peleo,

rovinosa, che

lutti infiniti addusse

ai Greci e abbandonò

le loro salme in pasto

a cani ed augelli (orror!);

così deciso aveva Zeus.

E restiamo qui

a domandarci quale dio

fece litigar

Atride e Achille, ed ecco:

fu Apollo, che punì

il sire con un morbo per

quell’oltraggio che

aveva fatto a Crise un dì…

Le piccole manovre

Editoriale di Gianluca Berno, 15 giugno 2021

Ieri, la multinazionale dei sondaggi Ipsos ha attribuito al PD la palma di primo partito italiano; secondi Fratelli d’Italia e terza la Lega, con un dislivello tra ciascuno di essi di circa lo 0,7%. Io, per parte mia, non ero disposto a credervi già al primo annuncio: mi pareva troppo lontano dai dati precedenti e dalle tendenze in corso da un paio di settimane; e poi, il PD si è intestato battaglie come la patrimoniale e lo Jus soli, mentre la maggior parte degli Italiani sa che, alla fine del blocco dei licenziamenti, ci sarà un grande assembramento sotto i ponti; e teme di trovarsi là in mezzo, quando verrà quel momento.

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La tempesta del dubbio

Editoriale di Gianluca Berno, 31 maggio 2021

L’espressione di Mazzini che ho scelto per titolo si riferisce al momento in cui il famoso patriota, dopo gli ennesimi moti falliti, si chiese se non avesse sbagliato qualcosa nel progettarli; l’esito infausto dei suoi piani successivi dimostra bastantemente che l’esame di coscienza non dovette servirgli granché. Dalle ultime notizie, la sensazione è che molti luminari odierni rischino di fare la fine di Mazzini, anche quando attraversano la tempesta del dubbio; e siccome tocca anche a noi di attraversarla, prendiamo esempio per capire che cosa fare e non fare.

All’indomani del 26 aprile 2021, la maggior parte dei virologi con tendenze catodiche sparò a zero sul Governo Draghi, reo d’aver avviato le riaperture seguendo quello che il Presidente del Consiglio aveva definito un «rischio calcolato». Nel corso delle due settimane successive, il rischio si rivelò calcolato molto meglio di quanto proclamasse il professor Galli, novello Savonarola di Non ci resta che piangere, dalla Berlinguer; e infatti, il Galli ha prima ammesso di essersi sbagliato e poi, immagino per ripararsi da pungenti ironie sulla sua professionalità, ha puntualizzato di essere soltanto «piacevolmente sorpreso» da risultati in cui non sperava. Nel frattempo, il professor Bassetti saliva sul carro aperturista promettendo una rapida scomparsa dell’obbligo di mascherina all’aperto grazie ai dati confortanti. Con lo stile che lo contraddistingue, Zangrillo ha appena derubricato l’uso della mascherina all’aperto come «roba da psichiatria». Fuori dal coro si colloca solo Crisanti, che temo si trovi ancora nella prima delle cinque fasi del dolore, il rifiuto: avrebbe infatti tuonato di non credere ai dati forniti dalle Regioni, affermando che con questi numeri dovremmo avere meno di cento morti al giorno – spero che qualcuno gli abbia poi fatto notare che ne abbiamo meno di novanta.

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Omaggio a Franco Battiato

di Gianluca Berno

Non posso e forse mai potrò dire di conoscere a sufficienza la sua opera; ma di fronte a questo testo, non si può far altro che citare Dante: “Onorate l’altissimo poeta!”.

Battiato, E ti vengo a cercare, 1980.

La parte sommersa dell’iceberg

Editoriale di Gianluca Berno, 30 aprile 2021

Nel nostro immaginario, la guerra è quella cosa che i carrarmati sparano, gli aerei sganciano e si muore. Volutamente ho dato l’impressione d’aver dimenticato la grammatica, perché quest’idea della guerra è assolutamente ingenua e si può scusare soltanto nei bambini in età prescolare.

La guerra oggi è un insieme di strategie, anche molto diverse tra loro, che uno o più Governi adottano contro uno o più altri Governi, al fine di ottenere con la forza ciò che non sono in grado di ottenere per accordo internazionale. Tutte le guerre nascono da ragioni economiche: la conquista di un territorio esterno serve ad aprire o consolidare rotte commerciali, a ottenere nuove risorse naturali o entrate fiscali, a importare schiavi o esportare disoccupati. Ogni altro motivo – dal recupero di una moglie fedifraga all’esportazione della democrazia, dalla vendetta contro un torto all’idea sempre blasfema che Deus vult – ricade nella categoria dei pretesti. Allo stesso modo, le mosse eclatanti e le operazioni convenzionali, quelle che chiunque riconoscerebbe come atti di guerra, non sono più la guerra ma diversivi utili a condurre le vere operazioni: noi vediamo benissimo la parte emersa dell’iceberg, bianca contro il cielo grigio di nubi, ma sappiamo che il pericolo si nasconde sotto la superficie, molto più grande di quel che si vede.

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Ma come protesti?

Satira n° 45, di Gianluca Berno

Con la presente, intendo manifestare la mia impressione sui tumulti di ieri a Montecitorio. In sostanza, li considero un autogol clamoroso, per le ragioni che spiego sotto.

Vorrei entrar in testa a Paragone
e a quelli che davanti
alla Camera ieri han protestato:
non sono i precedenti governanti
che v’hanno carcerato?
Non chiesero opinione
né un atto d’indirizzo al Parlamento;
te ne dolesti assai, o Gianluigi,
ma a replicar Parigi
e i gilet gialli senza sentimento
tu t’accingesti ai danni
del tuo Palazzo, vittima per anni,
e lasci in pace chi sonnecchia al Chigi.
La mente mi ritorna ai Brigatisti
che sempre han trucidato
chi men di tutti gli altri aveva colpe.
E voi, che ‘n piazza avete tumultuato
e in differita al golpe
or rispondete tristi,
avete mai pensato che menare
le mani in piazza aiuterà i giornali
a dipingervi quali
violenti irresponsabili da odiare?
Non domandate, aprite!
senza proclami, tutt’insieme agite
contro ordini che son per voi mortali.
Invece voi pregate l’aguzzino
e v’azzuffate coi compagni in cella;
chi l’ha pensata bella?
Vi do solo un consiglio piccolino:
di non prestare fede
a chi v’aizza e vi tramuta in prede;
e forse inizierà un’età novella.

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