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L'Irriverente

"Non prendete la vita troppo sul serio, comunque vada non ne uscirete vivi" [Robert Oppenheimer]

Occhi di Medusa

Cambiaversi/37, di Gianluca Berno

Si potrebbe intitolare Mitica leggera questa serie di canzoni storpiate in salsa mitologica; a questo giro, propongo la mia versione del mito di Medusa; mia e di Gianni Morandi, dato che la canzone di partenza è Occhi di ragazza. Buona lettura.

Occhio che t’ammazza,

la Medusa ti fa diventare un sasso!

Occhi di ragazza

così brutta, che se guardo morirò.

Venne un giovanotto che allo specchio

poté far la differenza:

ora la tua testa, scarafaggio, è un famoso Caravaggio;

ti abbellisce pure un po’.

Omaggio a Franca Valeri

di Gianluca Berno

Appena il tempo di festeggiare i cento anni, e il 2020 se la porta via; ma rimangono alcune chicche come questa con Alberto Sordi.

Dal film Il Vedovo (1959)

Perché voto no

Editoriale di Gianluca Berno, 12 agosto 2020

Fra poco più d’un mese, verremo chiamati alle urne quantomeno per il referendum con il quale ci è chiesto di confermare o meno la riforma costituzionale nota come «taglio dei parlamentari»; una parte di noi ci andrà anche per le elezioni in sette Regioni e quelle in un migliaio di Comuni, ma di queste ha più senso parlare a voto avvenuto.

Quello che m’interessa in questo momento è il referendum sui parlamentari, sul quale io non intendo nascondere nessuna delle mie impressioni e convinzioni. Ricordo come se fosse ieri quella volta in cui Renzi ci implorò di incoronarlo con un plebiscito a favore della sua orripilante riforma costituzionale: la maggioranza degli elettori dovette andare a votare come se il quesito avesse riguardato il gradimento per il Governo, che infatti si dimise – ma Renzi, che aveva promesso l’addio alla politica in caso di sconfitta, restò al suo posto.

Oggi siamo nella stessa situazione, ma il Governo fascista che abbiamo adesso è stato ben attento a non personalizzare il voto; anzi, sta subdolamente cercando di disconnettere le teste e le pance degli elettori, nell’illusorio tentativo di parlare solo alle seconde, sebbene la psicologia dimostri che ragione e sentimento formano un groviglio necessariamente inestricabile. La strategia si basa su un sistema vecchio come il mondo: se funzionasse, io non accuserei il Governo di truffa, ma direttamente di circonvenzione d’incapaci, perché non si può non vedere la mastodontica macchina propagandistica da quattro soldi che si sta usando contro il Parlamento. Io fin da adesso esprimo totale solidarietà per i poveri sventurati che hanno chiesto il bonus da seicento euro perché la legge lo consentiva loro, e sono stati messi alla gogna immediatamente come se avessero sgozzato una decina di bambini delle elementari. Ma andiamo per ordine.

Il quesito cui rispondere sarà se confermare (SÌ) o meno (NO) la riforma costituzionale con cui il numero dei parlamentari, deputati e senatori, sono stati dimezzati a partire dalle prossime elezioni. Io voterò no, cioè voterò per tenerceli tutti e mille com’è sempre stato, e lo farò per le ragioni che seguono:

  • voto no perché i parlamentari sono gli unici politici a livello nazionale eletti da noi, gli unici che, se non fossero sotto ricatto dei partiti e del Governo, risponderebbero a noi cittadini, l’unico tramite fra noi e il potere; se riduciamo questo tramite, questi rappresentanti, avremo ancor meno presa sul potere di quanta non ne abbiamo già ora, il che significa trasformare in legge lo schifo insopportabile di un Governo che fa quel cavolo che gli pare disprezzando il Parlamento da cui dovrebbe prendere ordini: io li triplicherei, i parlamentari!
  • voto no perché la riduzione dei parlamentari era un progetto della P2, e se nacque uno scandalo quando uscirono le liste degli adepti ci sarà un motivo;
  • voto no perché i paladini pentastellati dell’onestà, che hanno voluto questa riforma, sono quelli che hanno voluto come Ministro della Giustizia Bonafede, che abbiamo scoperto piacer tanto ai mafiosi;
  • voto no perché i grandiosi risparmi che otterremo dal taglio, divisi per il totale della popolazione italiana, fanno un caffè a testa ogni anno;
  • voto no perché la vera riforma costituzionale consiste in poche e semplici mosse, le quali v’illustro qui sotto:
    1. bisogna impedire in qualunque forma al Presidente del Consiglio dei Ministri di agire autonomamente, qualunque cosa succeda: i provvedimenti urgenti si devono sempre formulare come Governo e sottoporre in un secondo momento al voto parlamentare; se anche una sola Camera boccia il provvedimento, esso è automaticamente nullo;
    2. bisogna rendere illegale qualsiasi forma di finanziamento privato dei partiti, dalle Feste dell’Unità alle donazioni private, e costringerli a vivere solo di soldi pubblici, così da essere controllabili da parte dello Stato (che siamo noi);
    3. bisogna impedire in qualunque forma che chi ha ruoli di potere all’interno di una formazione politica possa ricoprire qualsivoglia incarico pubblico;
    4. bisogna limitare fortemente la possibilità del Governo di proporre leggi;
    5. sarebbe interessante inserire nel nostro ordinamento le elezioni di metà mandato sul modello statunitense: la Repubblica parlamentare si basa sul voto del popolo, quindi è meglio se si vota più frequentemente.

In tutto questo, spero che i cittadini abbiano notato che il nostro nemico non è chi ha chiesto un bonus che poteva chiedere, ma chi ci ha chiusi tutti in casa per due mesi senza una reale motivazione, come emerge ora dai verbali del Comitato Tecnico Scientifico che, guarda caso, si è tentato di tener segreti. Del resto, se coloro che hanno chiesto quei soldi potevano farlo, è grazie a una norma voluta da chi ora li sta accusando.

Omaggio a Ennio Morricone

di Gianluca Berno

Maestro,

obbediente al Suo desiderio di non apparire troppo, arrivo un po’ tardi, a esequie avvenute, con questa piccola rassicurazione: nessun disturbo, mi creda. C’è solo un piccolo dettaglio su cui vorrei soffermarmi: ho appena sentito al telegiornale l’inno delle Olimpiadi di Milano e Cortina 2026, che ha impegnato Lei e Mogol. Pochi istanti, per altro come sottofondo a un servizio giornalistico, non sono la modalità d’ascolto migliore; ma ardisco d’affermare che preferisco, tutto sommato, ricordarLa così…

The Mission

Con sincera stima,

L’Irriverente

Parlami di Giove, Iò

Cambiaversi/36, di Gianluca Berno

Riprendo la serie dei miti in musica, che trovate qui, con un brano costruito sulle note di una bella canzone degli anni Trenta; stavolta non si parla di Mariù ma di Iò – l’accento è alla greca – che fu amata da Zeus e trasformata in bovino dalla gelosa Era.

Parlami di Giove, Iò,

che la vita tua rovinò.

La dea gelosa subito

ti mandò in vacca, povera!

T’assillò un tafano perché

percorressi il mondo, ahimè;

ma si sa ben chi lo causò.

Parlami di Giove, Iò.

Buona Pasqua 2020

Biglietto di Gianluca Berno

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L’Europa di Schroedinger – Sonetto

Satira n° 44 di Gianluca Berno

O tu, che nel famoso esperimento

mostrasti il gatto vivo e morto insieme,

te, Schroedinger, chiamar ora mi preme

per far della politica il commento.

*L’Unione che d’Europa infanga il nome,

costrutta in spregio alla democrazia,

si spacca in due tronconi: quel di zia

Angela e quello nostro, che sul come

*s’evada dalla crisi hanno lontane

vedute. E qui registro il paradosso:

nei quindici dì persi in more strane,

*l’Europa è viva e morta al tempo stesso,

mentre che muore gente e sera e mane;

nell’inattività sarà il trapasso.

I Promessi Sposi – Tredicesima puntata

Cambiaversi/35, di Gianluca Berno

Ciao a tutti, aggiungo un pezzetto al mio lungo bigino in versi del capolavoro di Manzoni.

Troverete qui le precedenti puntate.

Cap. XXV

Liberata la giovine chiede

d’ospitarla ora donna Prassede;

un po’ incerto le dice di sì

*Federigo, che poi fa chiamare

don Abbondio e gli fa confessare

la paura che ebbe quel dì.

Cap. XXVI

Don Abbondio è strigliato dal santo,

e alla fine si pente tra il pianto.

Mentre il voto ad Agnese saper

*fa Lucia, e la lascia sconvolta;

sotto il nome d’Antonio Rivolta,

Renzo è a Bergamo senza veder.

Decresco, -is, -crevi, -cretum, -ere

Satira n° 43 di Gianluca Berno

Ciao a tutti. Aggiorno in versi quanto sta accadendo nel mondo intorno a noi, per quel che posso saperne “d’in su la vetta della Torre” d’Avorio.

Due verbi si confondono

nel favellar latino:

discernere e decrescere,

per gioco del destino,

han pari il participio

decretum, e il perché

*si vede ben dall’esito

di quel che Conte chiese.

Se tutto è chiuso, diccelo:

chi pagherà le spese?

Lo Stato è sordo, e il reddito

ormai chissà dov’è.

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