di Stefania Ferrazzi
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Stavo fissando fuori dal finestrino, senza vedere il paesaggio scorrere lontano, via da quel treno. Fuori pioveva, mi sembrava di essere stata lanciata dentro un freddo pomeriggio di novembre, insignificante e pesante.
«Che brutto tempo, non è vero?».
Girai la testa, infastidita da quell’uomo che aveva interrotto i miei pensieri.
«Già».
Tornai a guardare fuori, sperando capisse l’antifona e trovasse un altra persona con cui provare a parlare.
«Dove sei diretta?».
Lo guardai.
«Non lo so».
«Come non lo sai? Sei scappata di casa? Mi devo preoccupare?».
Cristo, che palle.
«No, intendo dire che devo scendere alla prossima ma non so ancora dove andare di preciso».
Peggio, gli avevo dato un occasione per chiedermi se mi andava di “bere qualcosa”, se solo avesse voluto coglierla.
«Anch’io scendo alla prossima, beh..possiamo bere un caffè se ti va, io sono Maurizio».
Appunto.
«No grazie, sono di fretta scusa».
Mi alzai e mi allontanai. Andai verso l’uscita dello scompartimento e aspettai che si fermasse il treno. Lo vidi scendere, mentre io rimasi sopra per poi andare a sedermi nuovamente.
Tirai fuori un quaderno dalla borsa e cominciai a sfogliarlo. Vecchi appunti, pezzi di canzoni, disegni. Poi girando le pagine vidi una parola. “Lupo”.
Chiusi il quaderno di scatto.
«Non qui. Per piacere, non qui» continuavo a pensare cercando di non mettermi a piangere. Respirai profondamente due volte chiudendo gli occhi, poi li riaprii. Meglio.
Misi la mano in tasca, la tirai fuori e la aprii lentamente. Eccolo. Era un semplice accendino giallo, ma per me aveva significato tutto.
«Camminiamo, ti porto nel mio posto preferito. È qui vicino».
E poi ci siamo trovati nel verde della vecchia villa. Era quasi inverno, faceva freddo e noi ci siamo trovati ad abbracciarci come se conoscessimo i nostri corpi da sempre. E mi ha stretta a sè, avvolgendomi dentro il suo chiodo nero e spesso, proteggendomi dal gelo e facendomi sentire il battito del suo cuore. Fin da quella sera, la prima della nostra vita, lui aveva cominciato a proteggermi senza più smettere, senza più lasciarmi andare via. Mi aveva protetta nello stesso modo che sa fare un lupo. Mi aveva incantato, come un lupo. E io mi innamorai, di quel Lupo. Solo col tempo mi resi conto che a quel Lupo dovevo anche la mia stessa vita e che ero felice nell’essere diventata la sua Creatura. Il Lupo e la Creatura.
Ma quella sera, dentro di me qualcosa era nato, guardandolo negli occhi, toccando la sua pelle. Quella sera, lui è entrato nella mia vita e lo capii, si che lo capii, non sarebbe mai più stata la stessa, nel bene e nel male.
Accarezzai quell’accendino. «Fè», riuscivo a sentirlo nella mia mente. «Fefè».
Ricordo che una sera gli avevo regalato la neve di polistirolo e lui aveva riso. Era stato bellissimo, quel suo sorriso, era stato un nostro momento. Lo avevo preparato a scuola, smontando la lastra che mi sarebbe servita per fare il lavoro per farne tanti piccoli pallini bianchi e leggeri. Sorridevo, mentre li staccavo uno ad uno e a chi mi chiedeva cosa stessi facendo, rispondevo semplicemente: «La neve». La neve per il mio Lupo, perchè gliel’avevo promesso: «La prossima volta che ci vedremo, ci sarà la neve».
L’avevo guardato e gli avevo chiesto:«Posso farti vedere una cosa bella? Però scendi dalla macchina».
E per me, nei suoi occhi c’era davvero stata, bianca e semplice.
Perchè era arrivata a quel punto? Perchè lo amava davvero, così tanto che quell’amore da egoista era arrivato ad essere puro. Non voleva più vederlo soffrire per i suoi sensi di colpa e per i suoi sbagli, lei gli avrebbe dato la possibilità di ricominciare ed essere finalmente se stesso, libero dallo schifo, dalle bugie e dalle macerie che li stavano distruggendo. Lei avrebbe rinunciato alla parte più importante di se stessa, per lui, pur di vederlo di nuovo il lupo libero e fiero che aveva conosciuto. E lei ancora una volta, gli avrebbe poi affidato la sua vita.
Era arrivata. Scese dal treno e rimise l’accendino in tasca. Non aveva mai avuto così tanta paura.
«Fè…».
«Lupo, io sto andando a salvarci. Ti amo, e ti amerò di nuovo. Lupo».
Ricordi? La storia di un Aquila e di un Lupo, incontrati per caso. Lui la portò a vivere, lei lo sfidò ad amarla.
Cominciò a camminare, verso il luogo dove avrebbe dimenticato tutto. Fino all’essenziale, per poter essere di nuovo Lupo e Creatura e nient’altro. Non aveva più nessuna pretesa.
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