Trovate qui gli altri Ircocervi e qui la spiegazione del gioco.

Dario Focrate

Morte accidentale di un filosofo


Personaggi:
Socrate, filosofo ateniese; Platone, Fedone, Timeo, Senofonte, discepoli di Socrate; due guardie del carcere.

La scena è la cella in cui Socrate è detenuto, più una parte di corridoio del carcere; i discepoli si fermano davanti alle sbarre e contrattano con le guardie. Socrate dorme sulla branda, girato dall’altra parte.

Fedone Si può entrare? Siamo venuti a trovare il nostro maestro, prima che venga eseguita la sentenza… Non vorrete impedirci di confortarlo, vero?

Prima guardia – Ci possiamo fidare? Già siete in tanti, poi…

Senofonte – Se intendete insinuare qualcosa, non abbiamo lime né cattive intenzioni: siamo qui solo per dirgli addio…

(Socrate si muove; poi tira su la testa e si gira verso i discepoli).

Timeo – E eventualmente, per piangere con lui.

Seconda guardia – D’accordo, ma solo per dieci minuti; e badate che vi teniamo d’occhio: se fate un passo falso…!

(I quattro discepoli vengono fatti entrare e abbracciano il maestro, che si è appena alzato in piedi; ma Socrate parla in una maniera incomprensibile, gesticolando esageratamente).

Senofonte – Lo sapevo, è andato! Certo che il carcere ad alcuni fa un brutto effetto…

Platone – Non essere pessimista, magari c’è una spiegazione meno tragica.

Socrate – Esatto. Ho scoperto che per riflettere meglio mi torna utile parlare in una lingua completamente inventata: mi distende i nervi. Anzi, sento che questo modo di fare avrà degli sviluppi, in futuro… chissà, un giorno qualcuno potrebbe farne un mestiere: i sofisti sono la prova vivente che alcuni uomini sanno trarre una fonte di guadagno da qualsiasi cosa. E alla fine, un sofista più furbo degl’altri farà fruttare anche questo…

Timeo – Accidenti ai sofisti! È colpa loro, se sei in questa situazione, maestro!

Senofonte – Sì, è vero, è vero! Hanno certamente manipolato la corte, ne ho riconosciuto qualcuno, tra la giuria! Ma se li incontro per strada…

(Socrate ricomincia a parlare nella sua lingua inventata, facendo un ampio gesto teatrale per chiedere il silenzio).

Platone – Shhh!

Socrate – Non è una questione di sofisti; o almeno non solo. Molti dei giudici che mi hanno condannato odiano i sofisti quasi quanto odiano me, e ormai mi par chiaro che non sono più gradito in città. Di conseguenza, toglierò il disturbo.

Fedone (sottovoce) – Un’evasione, mi piace: allora, come pensi di uscire di qui?

Socrate – Fedone! Non ho mai parlato di uscire di qui. Se mi vogliono morto, non vedo alcuna ragione per non accontentarli… (mormorii concitati) Su, su: non è più il caso di strepitare, ormai è stato tutto deciso. E poi, la morte non è che un fatto accidentale: è evidente, infatti, che l’anima è immortale…

Seconda guardia – Allora, avete finito o no? Dobbiamo eseguire la sentenza!

Timeo – Un momento, ti prego: il maestro sta per consegnarci il suo ultimo lascito spirituale.

Senofonte – Allora, maestro? Che cosa stavi per dirci?

(Socrate, che intanto aveva ripreso a parlare nella sua lingua d’invenzione, gironzolando per la cella, torna a rivolgersi ai suoi discepoli, con tono solenne).

Socrate – A lungo mi sono chiesto che cosa significasse “conoscere”; e dopo lunga riflessione, ho concluso che conoscere è ricordare. Pensateci: se osservate due oggetti che appaiono uguali, e poi, ad un esame più attento, vi accorgete che non lo sono del tutto; ebbene, non è forse perché avete in mente l’idea dell’uguale? Eppure, per quanto cercherete su questa terra, non troverete mai l’assolutamente uguale; da dove arriva allora?

Prima guardia – Sbrigatevi, sta arrivando il boia con la cicuta.

Socrate – Diviene evidente, pensando a questo, che l’anima ha visto l’idea dell’uguale prima d’entrare in questo corpo mortale, che ora si accinge a lasciare. Le Idee, sul cui modello è plasmata così imperfettamente il nostro mondo, devono trovarsi fuori del mondo; e lì tornerà l’anima, una volta uscita dalla prigione, per contemplare le Idee nella loro perfezione come aveva già fatto prima d’essere imprigionata in un corpo…

Platone – Ma maestro: come mai, incarnandosi, l’anima ha dimenticato?

Socrate – Questo, ancora, non lo so; forse… (torna per un attimo la tiritera incomprensibile).

Prima guardia – Allora! Perché ha dimenticato? (Tutti i discepoli si voltano stupiti alla guardia, mentre Socrate continua a gironzolare, tutto assorto nei suoi pensieri). Beh, che c’è? Mi ha incuriosito, va bene!?

Socrate – Dunque: deve trattarsi di un trauma. Del resto, non è vero che nascendo piangiamo? Allora diremo che l’anima s’incarna e per lo shock dimentica tutto; ma aiutata dall’indagine, come quella che io ho compiuto per tutta la vita, può giungere ad avere di esse un ricordo; imperfetto, vero, ma un ricordo. E in questo consiste la conoscenza. Ora, non angustiatevi per la mia morte. Essa non è che un fatto accidentale, che prima o poi si verifica comunque; piuttosto rallegratevi per me, che torno ora nel mondo delle Idee, nell’iperuranio. Comunque potrete dire d’aver assistito alla morte accidentale di un filosofo.

Seconda guardia – Allora, filosofo: preparati al viaggio. Ecco la scodella, vuotala tutta; ti consiglio, comunque, di fare presto, perché ha un sapore orrendo, a quanto dicono.

Socrate – Bene, addio (beve tutta la scodella d’un fiato) … però non è poi così male. Ma siete sicuri che sia cicuta? Perché a me sembra camomilla…

Prima guardia(tirando una gomitata in pancia al collega, ma mantenendo la voce più bassa che può per paura che i superiori sentano; comunque si sente l’ira nel suo tono) Idiota, che erbe hai preso!?!

Seconda guardia – Quelle lì fuori, mi hai detto che andavano bene…

Prima guardia – Lì dove? (La seconda guardia gli indica un punto fuori dalla scena, massaggiandosi il ventre dolorante) Cretino, non fuori a destra, fuori a sinistra! E adesso che facciamo!?

(La seconda guardia ammutolisce, non sapendo che cosa replicare).

Senofonte – Allora? Che cosa succede? Prima condannate a morte il nostro maestro e poi lo fate aspettare tutto questo tempo? Ma è una crudeltà! Neanche a Sparta si comportano così!

Prima guardia – Oh, andate un po’ al diavolo, voialtri…! Anzi, andate proprio fuori di qui, ché ci siete rimasti anche troppo! Al vostro maestro ci pensiamo noi… (Si volta al collega) E tu, pezzo d’asino, vai a prendere l’erba giusta, e se sbagli ancora la berrai anche tu! (Lo butta fuori con un calcio). Bah, se non ci sto attento io, qui…

(Dà un calcio ad un grosso sasso, che schizza in testa a Socrate; questi muore sul colpo).

Prima guardia – Ops… (Si volge al collega fuori scena) Senti, se non hai ancora preso le erbe, lasciale perdere… non c’è più bisogno…

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