di Stefania Ferrazzi

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La mia mente è un labirinto di tubi infuocati senza inizio né conclusione.

Mostri meccanici di sindromi nascoste che mi parlano senza sapermi mostrare. È uno spazio infinito, parole infinite, profumi  che mi portano lontana, sempre più distante, verso qualcosa che potrebbe cambiarmi.

Lividi interni mi addormentano conducendomi alla paralisi emotiva mentre tutto va a fuoco.  Sono io il fuoco e non so domarmi, mentre dalla cenere plasmo sogni e i sogni li riduco in cenere.

Alla ricerca di qualcosa di matematico e calcolato, una scienza esatta che possa definirmi.

La coesistenza coi propri demoni porta al divisionismo selettivo, eppure io amo queste mie creature, le ho generate io, le ho nutrite con la mia stessa anima quando erano neonate, ho insegnato loro come diventare più forti, come cibarsi della mia mente manipolando la mia conoscenza, ho mostrato loro come addentrarsi nei sensi di colpa senza mai abbandonarmi.

Giorno e notte, le ho guardate crescere fino a che mi hanno preso sotto la loro protezione e mi hanno insegnato a non perdonarmi mai, a distruggermi da sola senza dimenticare di sorridermi.

Vittima e carnefice.

 

 

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