Trovate qui gli altri Trittici e qui l’introduzione a questa rubrica.

Cominciamo con i vizi capitali (e dunque il tema è assicurato per sette settimane…). Il primo che abbiamo scelto è anche il meno grave, perché, ricorda il Sommo Poeta, è connesso con l’amore: si tratta, naturalmente, della lussuria.

Gianluca Berno Stefania Ferrazzi Filippo Mairani

Eccolo. Torna a casa tardi dall’ufficio, dove si ammazza di straordinari per mantenere la famiglia, che eroe… Questo, almeno, è quello che dice. Ho risposto al citofono, gli ho aperto il cancello, lo aspetto. Aspetto il fedifrago. Tre piani di scale, e se è andata come penso io, e non come dice lui, aspetterò almeno un quarto d’ora: dopo certa attività fisica, salire le scale di un vecchio palazzo senza ascensore è un’attività da fare piano, altrimenti si può anche morirne… Come non va a lui, non va a me, dato che, alla fin fine, porta comunque i soldi a casa. Non ho scoperto uscite ingiustificate dal conto in banca, per ora, ma è solo questione di tempo. Io so.

So che c’è qualcosa tra mio marito e quella signorina che gli fa da segretaria, come si chiama? Luisa, credo… L’avrò vista una volta, due al massimo, sempre in situazioni assolutamente banali, tanto che non mi ricordo nemmeno per quale motivo ci trovassimo insieme nello stesso posto. Alta, neanche tantissimo; bella, sì… diciamo che è un tipo. Bionda: gli uomini non resistono mai al loro fascino, anche se alla fine hanno sposato una bruna. I soliti, classici occhi azzurri, una Laura di Petrarca, molto più ordinaria dell’originale, senza dubbio. Con quel vestito scuro, che sfina, un po’ troppo corto come usano oggi quelle che vogliono farsi guardare per strada… squallide. E sono certa che quegli orecchini non se li è potuti comprare col suo stipendio, no, glieli ha regalati lui! Non so come, ma è riuscito a nascondermelo, per ora… sì, per ora. Ma aspetta che riesca a trovare un vago indizio, uno qualunque, e ti denuncio per adulterio… e chi se ne frega, degli scandali, del quieto vivere. Don Luigi può dire quel che vuole, ma siamo arrivati a questi benedetti tempi moderni, no? Abbiamo il diritto di voto, la parità, e li farò valere, oh, se li farò valere! Lo rovino, lo distruggo, lo sbatto fuori di casa… voglio proprio vederlo, con la sua Marylin, sotto il Ponte della Ghisolfa! Sì, sì, lo seguirà di sicuro, in ricchezza e in povertà, rinuncerà agli orecchini e alla pelliccia che non le ancora regalato, ma lo farà… solo per lui. Come no! Ah, riderò, quel giorno…!

Eccolo. Il campanello della porta ha suonato. Per prima cosa gli guardo il colletto della camicia, basta un alone infinitesimale, un’ombra vagamente rossa e lo incastro, il maiale…!

«Buon anniversario, tesoro!».

Fiori! “Son rose rosse, parlano d’amor”… un enorme mazzo in mano al consorte, e l’erinni depone le armi, lo abbraccia in lacrime, non se l’aspettava minimamente…

«Ma dove le hai trovate?», esclama quando riesce a mettere insieme le parole, raggiante.

Allora è innocente, innocente davvero, si è pure ricordato dell’anniversario! Ah, che stupida, che stupida sono stata a dubitare di lui anche solo per un istante…! Invece è tutto a posto…

«Guarda, ho dovuto girare mezza città, ma alla fine l’ho trovato, l’unico fioraio di Milano aperto a quest’ora… Ma non me lo sarei mai perdonato, se fossi tornato a casa a mani vuote…». Depone l’ombrello, e l’ottone del portaombrelli risuona dell’urto con la punta di legno. La moglie va a cercare un vaso, con le rose in mano, ancora avvolte nella carta.

“A mani vuote” … dunque ha solo questi fiori. Meno male: più è grosso il brillante che ti regala un uomo, più cose deve farsi perdonare, dice la mamma. Sono così felice, che mi accontenterò dei fiori…

Ancora nell’ingresso, l’amato sposo si sta togliendo il soprabito, e intanto pensa: “Meno male che avevo preso quei fiori all’ora di pranzo… Pensa se mi fossi ricordato quand’ero da Luisa!”.

Afferrami. Nuocimi.

Adorami.

       Dominami. Entrami.

Spalancami.

Poi incatenami.

e assaggiami.

Cibati.

Confondimi.

Deliziami.

Disegnami. Mordimi.

Ancora seducimi,

mentimi.

Osservami

sfiorami

replicami.

Usami

ma non amarmi.

Spaventami.

Inondami e mareggiami

nella terra senza Dio.

Scomponimi

e abbandonami

poi dimenticami.

 

Guardandosi nel grosso specchio di mogano che arredava la stanza, Luca controllò ancora una volta che il suo abito da sposo fosse in ordine.

Si risistemò il nodo alla cravatta bianca, controllò che non ci fosse neppure l’ombra di una macchia sulla sua giacca nera e, approfittando delle dimensioni dello specchio, si accertò che nulla, nemmeno una smagliatura, guastasse il complesso del suo vestito.

Ormai era da quasi un’ora che ripeteva  in modo ossessivo quei piccoli gesti, ma non poteva farci nulla, si sentiva completamente pervaso da un’energia incontenibile. Era preoccupato, felice ed impaziente allo steso tempo: preocculiciaziente, così si sarebbe descritto, se qualcuno gli avesse chiesto come stava.

Peccato che, a parte lui, non ci fosse nessun’altro nella stanza.

Luca si voltò allora in direzione dell’unica porta che conduceva all’esterno. Tradizionalmente, non avrebbe dovuto, ma gli sarebbe bastato aprire quella porta, fare qualche passo, aprirne un’altra, e si sarebbe trovato facci a faccia con la sua anima gemella.

Questi dolci pensieri lo riportarono, come in un flashback, a quando si erano conosciuti all’università molto tempo prima.

quando frequentavano lo stesso gruppo di studi con altri amici comuni e di come un giorno, causa un maxi-sciopero dei treni, si fossero ritrovati solo loro due per studiare, e da lì avevano iniziato ad entrare un po’ più in confidenza, in intimità… fino ad oggi, il grande giorno.

Quante ne avevano passate insieme, ma soprattutto quante cose erano cambiate da quando si erano incontrati tanti anni fa.

E perché le cose non potevano cambiare ancora una volta? In barba alla tradizione, Luca schizzò fuori dalla porta, pronto a dirigersi in arrestato nell’altra stanza.

O almeno, così avrebbe fatto se Laura, un’amica comune, non lo avesse bloccato nel corridoio.

“Ah-ah” esordì lei, facendo segno di no con l’indice destro: “non puoi incontrare la tua dolce metà prima della cerimonia, lo sai che la tradizione lo impedisce”

Luca la guardò, inizialmente insicuro su come risponderle, ma si riprese subito e, indicandosi con entrambe le mani disse:”Guardami, non mi sembra che il nostro sia proprio un matrimonio tradizionale”

Le labbra di Laura si incresparono in un sorriso divertito “Ah, voi maschietti, sempre così impazienti” e, con una breve risata aggiunse, spostandosi di lato: “Su, vai.”

Dopo averla ringraziata con un sorriso, Luca si diresse velocemente verso la porta, la aprì e, una volta entrato nella stanza, cercò con lo sguardo il suo tesoro, trovandolo in piedi davanti al grande specchio della stanza.

Anche lui si stava controllando l’abito, ma i lunghi pantaloni neri, la giacca e la cravatta bianca erano perfettamente in ordine.

“Matteo” gli urlò Luca per attirare la sua attenzione e, dopo che questi gli rispose con un sorriso, i due si corsero incontro, baciandosi.

 

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