Trovate qui gli altri Ircocervi e qui la spiegazione del gioco.

 

Clive Kessler

Navi Gemelle

«Solo a te sarebbe potuta succedere una cosa del genere!».

Il commento del maggiore Hilton fu il degno coronamento del generale scoppio di fragorose risate che aveva concluso il racconto della più imbarazzante disavventura del signor Jordan. Tra tutti, però aveva riso di più, e non senza una punta di malignità, il dottor Bowyer; ragion per cui la risposta di Jordan fu visibilmente piccata: «Non tocca a voi, ora, dottore? Ci siamo promessi di raccontare una storia per ciascuno, mi pare; e allora, vogliamo scommettere che, per distrazione, abbiate fatto fuori un paziente?».

L’atmosfera ilare si ruppe d’incanto, e il dottore assunse il doveroso atteggiamento indignato che insinuazioni così pesanti richiedevano come reazione minima: «Non posso credere che siate stato in grado di concepire una cattiveria simile. La mia risata non era che semplice divertimento, e del resto proprio la sua ricerca ci ha spinti a cominciare il giro. Dunque, sono lieto di deludervi: quel che è successo a me esula dalla sfera professionale, signor Jordan».

Fece una pausa, prima di proseguire, per vedere le reazioni degli altri. Ne fu soddisfatto, così andò avanti: «Devo ammettere che fu un fatto piuttosto imbarazzante, così anche il signor Jordan sarà soddisfatto – colpito Jordan. Il dottor Bowyer registrò il trionfo nella sua mente, senza interrompere il flusso, mentre si preparava a concedere ai mortali la soddisfazione di conoscere un suo momento di debolezza; ma non era paragonabile alla vittoria di quel momento – Dunque, è accaduto una decina d’anni fa, quando ancora insegnavo medicina all’Università di Cambridge… Per ragioni di studio, avevo ottenuto il permesso e il denaro per un viaggio negli Stati Uniti; mi sarei imbarcato sulla nave a Liverpool, per sbarcare a Boston otto giorni più tardi…».

«Non erano sette?», interloquì il reverendo Sanders.

«Anche meno, alle volte, ma dipende dalla nave: la mia non era molto grande, né particolarmente veloce, ma questo aveva permesso all’Università di pagarmi una cabina in prima classe. Ora, a parte questi dettagli, veniamo all’imbarco: ero arrivato al porto di corsa perché il treno da Londra aveva fatto ritardo… credo ci fosse stato un guasto, o qualcosa del genere; così dovetti raggiungere la banchina e salire a bordo in cinque minuti scarsi. Questo complesso di circostanze mi fece commettere un errore di cui mi vergogno tutt’ora.

– Correvo lungo la banchina ansimando, con le due valigie in mano, salii la prima scala d’imbarco che riuscii a raggiungere, facendomi largo tra un assembramento di parenti e amici dei passeggeri già a bordo; dal fumaiolo si alzava una colonna di fumo nero, e la sirena sbuffò mentre davo il mio nome allo steward che avevo trovato in cima alla scala. Era il segnale della partenza: la scala venne allontanata, così come le altre due, mentre una vibrazione improvvisa sotto le mie scarpe mi informava che l’energia dei motori si stava trasferendo alle eliche…».

«Va bene, sappiamo tutti come parte una nave! – sbottò il maggiore Hilton – Ma ora, volete dirci che errore avete commesso?».

«D’accordo, d’accordo, ci stavo giusto arrivando: ecco, mentre provavo tutte quelle sensazioni confuse, lo steward cui avevo dato il biglietto mi richiamò. Mi voltai e mi disse: “Scusatemi, ma il vostro biglietto è per un imbarco sul Cedric”. “E dunque?”, risposi mentre ancora riprendevo fiato. Lo steward, alquanto imbarazzato, spiegò: “Signore, questo è il Celtic… temo che abbiate sbagliato banchina…”.

– Fu uno stupido scherzo della fretta, senza dubbio: le due navi, come saprete, sono gemelle, a prima vista completamente identiche… Ero così affannato ad arrivare in tempo… e non ridete, è già abbastanza difficile!».

Le risate, infatti, scrosciavano a tutt’andare. E per quella volta, il dottor Bowyer dovette ammettere a sé stesso che per quella volta era stato umiliato; ma faceva parte dei giochi, tanto più che il giro non era ancora finito. Non c’era molto altro da dire, così il dottore si affrettò a concludere il suo racconto il più rapidamente possibile, anche per evitare ulteriori smacchi.

Del resto, avrebbe potuto realmente prendersela solo con sé stesso, come, senza dubbio, se l’erano presa con lui anche i passeggeri del Celtic, quando vennero a sapere che la loro nave si era fermata all’imboccatura del porto una buona mezz’ora per colpa di un singolo viaggiatore. Questo accadde infatti, quando ci si rese conto dell’equivoco: il dottore venne sbarcato su una lancia e trasferito alla nave giusta, operazione che causò ritardo a entrambi i piroscafi; ma solo perché nessuna delle due aveva ancora lasciato il porto. In mare aperto, le cose non sarebbero andate così, e Bowyer avrebbe dovuto attendere il primo scalo, per cercare di rimediare all’errore. Denaro e tempo sprecati, difficoltà burocratiche… Era stata una fortuna che il capitano si fosse rivelato così comprensivo nei confronti di un passeggero tanto distratto.

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