di Tommaso Gagliardi

Lampione

Le ruote camminano leggere, il manubrio freme. Scendo la strada alberata lanciato, con la luna che penzola tra i platani, getto lo sguardo umido sui filari di panchine di Corso Lodi. I terrazzini tristi s’affacciano su di noi, ricordano, sanno della droga, delle urla notturne e degli esercizi cinesi. Ogni cosa qui tra le altre ruba il suo posto, come macchine incastonate sui marciapiedi sporchi.
Il verde chiama rapido, io scatto – vruooOM -, un cerchio anteriore si leva in modo imprudente di fianco a me, la colonna rossa decolla e il naso si riempie d’inquinamento. Mentre filo sulla via di casa penso alla mia Bimba d’alluminio, alle occhiate delle brutte facce del Free Shop a bordo carreggiata, accelero; Milano è viva, ti s’appiccica addosso come i pezzi di foglia macerati dai copertoni.
Dodo è là, nella sua alta torre, squaglia della cera sopra delle vecchie bottiglie, aspetta che arrivi a casa tutto intero.
Il praticello del cortile è ridotto a una pappetta; io ci sfilo svelto, con la bici al fianco; ad ogni giro le ruote s’impiastricciano di più. Bestemmio.
– ci sei? – il telefono trilla.
– Sto salendo baby: I’m coming home! –
La notte s’affaccia immane, i giudizi si rincorrono; spalanco il vetro sporco della mansarda esausto e mi giro una sigaretta di Camel.
In cima al palazzo siamo io e il ronzio del traffico, – Fhhhhhhhuf – do uno sbuffo corto: qual’è la verità? in questa metropoli provata? Gli occhi si fanno pesanti come i palazzi, il materasso mi fissa, bagnato da un velo d’alba color albicocca.
Pomeriggio tardo. Il SIP verde petrolio sussulta, è Oleg, il mio uomo delle piccole-grandi verità.
– Halò halò, come va zio Tom? – intona. – Stasera… ci vediamo? –
– Chiaro, Dottore,al Parco PAM; al solito, dopo cena.-
– Bene Tom, allora… per le 9.30 facciamo, dai. –
– Prendo le birre e… ah, portami un paio d’idee, di quelle buone Ol, ne ho bisogno. –
– Eh Eh, Tom caro, per svoltare basta lo Zio Ol: l’uomo russo! BYE BYE –
– CcruUkh – Il crepitio elettrico sigilla la conversazione; un accenno di sorriso.
E’ sera. Varco l’ingresso come una furia, il portone stantuffa in un sibilo, le chiavi saltano nello zaino; Mi lancio sul marciapiede e rischio un incontro ravvicinato col Toscano di un vecchio.
Via Pirandello, Piazza Po, giardini Dezza, raggiungo San Vittore, il mio velocipede si apre un varco nell’umidità; i lampioni della vecchia Milano fanno grande compagnia.
Il buon Ol aspetta sul muretto in mattoni di Via Olona; inchiodo, e lui,beato, alza lo sguardo, mi saluta con un cenno e da un tiro discreto alla Marlboro.
– Te la viaggi Tom, cazzo! –
Ol mi sorride, sollevando uno zigomo affilato.
– Lo sai, per le strade volo Zingaro! –
– Ah Tom… – mi dice. – ho finito le paglie, tu come stai messo? –
– Poco tabacco, poco e tutto in briciole del cazzo… –
Le nostre teste incappucciate si preparano a far rotta verso il 24ore di Via Carducci, ma dalla ciclabile emerge un tipo tutto matto:
– Siete in bici anche voi, ragazzi, no? –
Rispondo di si.
– Un mondo merdoso proprio! –
– Perchè? – Oleg lo fissa.
– Sono 4 bici in 3 mesi, rubate tutte quante, cazzo! –
– Ah, capisco. Mi spiace… – gli dico. – Tu ne sai qualcosa, no Ol?
– Purtroppo. Sono alla quarta io, l’ultima me l’hanno fottuta proprio qui, cioè lì agli archetti gialli, stava legata a quella del mio amico. –
– La giustizia… – urla. – La giustizia non esiste qua, come il parcheggio! –
Ol e io annuiamo.
– Io problemi non me ne faccio con quei bastardi maledetti, vi giuro, faccio una telefonata ragazzi, una, cazzo! un cannone io lo trovo, e li ammezzo, LI AMMEZZO TUTTI! –
Noi ci guardiamo, il tipo non è a posto di sicuro, ha ragione, poveretto, però.
– più che altro costano… le bici, non te le regala il comune! – aggiunge Ol.
– Dio, sarebbe da fare così, davvero cristo, il cannone dritto in faccia, così li rovino! –
– Guardi, ha ragione lei , mi spiace – rispondo .
– Di questi tempi la bicicletta è democrazia fisica, ragazzi, DEMOCRAZIA FISICA; e poi ti tolgono l’unico mezzo con cui ancora non ti fottono i soldi, cazzo, capite? Cioè, io sono un pittore – biascica. – Di questo vivo, di libertà; Madonna, parlarne oggi fa sentire coglioni! – Il tipo si rimette in sella, scatta cigolante; sparisce piano lungo il rettilineo della pista.
L’aria porta un’ebbrezza di canne e carburante.
– Ol… stava messo male quello, ma ha detto cosa saggia!-
– La democrazia fisica Tom, ti rendi conto? –
Valichiamo la cancellata fradicia del Parco PAM. I complessi d’uffici si stagliano su una distesa nuda e sporca di mattoni; la luce viene dalla strada perchè i lampioni sono fracassati, a file intere.
– Sto posto ormai fa cagare… –
– Si, una volta era diverso. –
– Prima dei cocci, degli scarafaggi. Ti ricordi Tom? salivamo sugli alberi là in fondo, avevamo scoperto la tana del barbone! –
– Saranno 5,6 anni… che stiamo qua – dico assorto. – Le prime sigarette, il parkour, certe risse… –
– Forse sto posto ha sempre fatto schifo, solo non guardavamo. –
– Guardavamo Zingaro, per me guardavamo con altre facce, credevo il mondo ci riservasse molto più di così –
– Di sicuro più di questo… –
– Ol, Noyz Narcos, hai presente quando dice: “perchè in fondo il mondo è questo soltanto e tu vuoi qualcosa in più” ? –
– Eh…Dio, c’ha ragione! –
– Hai mai pensato Ol che… due palle, arriva la guardia, cos’è che vuole? –
S’appropinqua alla cancellata l’ometto della guardiola del garage, si vede ha finito il turno.
– Ragazzi, la bicicletta è vostra? – grida.
– E’ mia, perchè? –
– No , per sapere, occhio non te la portino via! –
– Ah no beh… è legata, grazie. –
La guardia monta in scooter, si dilegua in direzione della strada e con un colpo di gas sprofonda nel traffico.
– Tom, cos’è che dicevi? –
– Le scritte sui muri, quelle delle panche, le nostre pure… fanno cagare ma parlano, dicono la verità –
– La verità? –
– La verità Ol… che ti torna in faccia, quella di Narcos. Mica facile vivere per vivere e basta! –
– Senza verità?-
– Senza i valori di realtà, il degrado qui qualcosa significa, sembra… –
– Sembra Tom, ti dico io cosa, sembra la frustrazione di noi coglioni, che abitiamo il mondo senza sapere perchè –
– BRAVO! – gli sbraito. – Ti fanno leggere Dostoevskij, cazzo, in seconda media, quando hai la zucca di un macaco; guarda che quello aveva capito tutto, la crisi del ‘900 e balle varie. –
– Si Zio Tom! il Nichilismo è, roba terribile! per forza la gente s’ingozza di materia, e poi… poi vai fuori di testa!
Un sacchetto ruzzola lungo il muro degli uffici, fruscia tutto solo contro i mattoni; – tongkk – una lattina di birra.
– Le stelle non si fanno certo più luminose – dico. – quando scopri che la verità è che la verità non c’è, no? –
– Quasi poetico Tom, ora… – da un sorso sonoro alla birra. – ahh, ORA, io dico: hai tirato a riva la verità del nichilista, no? –
– Si, yes man –
– Tom, dovresti sbarazzartene proprio, bene non ti fa, a me manco… –
– Propongo la via dell’errore, Oleghinskij Giradinskij! –
– che? – spalanca gli occhi.
– Boh Ol, l’errore ti dice cosa non e’ giusto, tipo il contrario della verità, capisci? –
– Cioè… ahhhh, cazzuto sei, cioè l’antidoto del nichilista sarebbe l’errore, come via di liberazione? –
– Dal baratro della verità, yes! –
– FACCIAMOLO! – Ol urla, si solleva, vaga impazzito; s’appoggia indiscreto ad un lampione stanco.
La colonnetta in mattoni emette un suono farinoso, vibra, poi prende a vacillare dopo una spintarella allegra.
– Ol dai, viene giù! –
– spero Tom, non vedi che bello? voglio guardarla spatasciarsi giù, tanto la reggo eh! –
La colonna intanto strapiomba per aria e dondola, un pò troppo; Ol scalpita, come un pazzo, di botto cede, non la tiene più : – BbboUunggghkt! – il lampione stramazza furioso.
Due secondi, tre, un silenzio immane.
– Ol… no, NAIN! cristo,sei un criminale, ma che cazzo! –
– Minchia! il botto che ha fatto Tom però, va che roba! –
– Picio, alle telecamere? ci pensi? –
– Noo Tom, quali? – tende la faccia.
– Boh, che ne so se ci sono!… –
Ci lanciamo in tempo giusto due occhiate scombinate: – Vvvviia! – Ol urla sotto lo sforzo dello sprint; atterriamo oltre il cancellone, i telai delle bici rimbombano; le suole prendono a sgusciare sulla plastica. – ShHiakrR gneeEk –
Imbocchiamo sbilenchi la ciclabile, giù, verso il Red Fox, poi svoltiamo come pazzi in Papiniano. Centocinquanta metri buoni, e ci ficchiamo dentro al Mac Coffy: TREGUA.
– Venti centesimi? Tom,per il Ginseng! –
– Qualcosa prendo anch’io a sto punto, amico Friz! –
– Daje! –
– Tu! tu sei un pazzo Ol, lo sai! –
Sogghigna con una faccia tutta sua, da iena, io scoppio a ridere.
– Quello degli uffici, è andato a vedere per te? – bisbiglia.
– non so, col botto che ha fatto… –
– Troviamo polizia, FBI e blindati dell’esercito, anche gli elicotteri magari, tipo GTA! minchia, Thomas… –
– Gianlu sta cosa la deve sapere, per forza! –
– Ahh beh, gli basta vedere il cratere, al posto del palo –
Ol sgrana quei bulbi neri: – Voglio andare a vedere Tommmm, daii! – mi guarda, la curiosità lo ipnotizza.
– Eccoci allora capo: andiamo, come on! –
Sudiamo arzilli: – Sto errore, capisci, è la nostra piccola… RARITA’! –
– SHhHHHHhHh! Tom, ci sgamano se parli così a sto volume! –
Scivoliamo all’angolo del Museo della Scienza e della Tecnica, guardiamo in là: – Dai, non c’è un cazzo di nessuno… –
– Ma come? – Ol mi guarda come un bambino a cui hanno fottuto il gelato.
La pila di mattoni sta là, abbandonata agli occhi degli altri; io resto incastrato tra delusione e sollievo.
– La “rarità” di colpo mi sembra una gran cazzata! –
– A me pure… –
Ol si accende una bionda: – Un bel giochino pero’… –
– La marachella delle 2, Zingaro. –
– Aspetta, la marachella… ha esorcizzato il lampione invece, pensaci! –
– E il lampione è la stanca verità. Dio che genio, c’hai ragione cazzo! –
– Quando te lo dico io, l’uomo russo non sbaglia un cazzo, roba garantita! ahahah –
– Cioè, aspè Ol, questo è un sistema filosofico nuovo: “La condizione di triste inutilità di quel lampione è la realtà, l’errore è scassarlo”
Ol m’interrompe: – Scassarlo è stato l’esorcismo della verità! –
– La nostra fuga è stata… tipo una roba metafisica, siamo scappati dalla brutalità della verità… di quel lampioncino! –
– Mi sorprendi Tom… –
– A me sorprende la potenza metafisica della notte! –
– Ahi Tommasino,siamo battezzati allora adesso, Nichilisti battezzati. –
– Già… –

 

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