di Stefania Ferrazzi

Inconsistente

Apro gli occhi e mi ritrovo in mezzo ai prati pieni di erica e di
lavanda, attraversati da un vento che mi riporta ad assaporare profumi
dimenticati. C’è solo questo vento che mi accompagna e un limpido
cielo lapislazzulo si estende luminoso.

Mi sono lasciata dimenticare
in un luogo tra la Francia e la Norvegia nel quale non esistono gli umani ma solo minuscoli
gnomi che giocano con foglie colorate e fanno capriole dilettandosi in
gare di umorismo, per poi fermarsi a prendere il sole stesi su foglie
porpora e oro.
Muovo piano il braccio flettendolo verso l’alto fino a creare un
arcobaleno e comincio a ridere leggera. Ed ecco che, poco dopo, il mio
udito rimane affascinato dallo scrosciare delle cascate,
mentre comincio a focalizzare maestosi ghiacciai immersi nel sole.
Chiudo gli occhi un istante, immaginandomi di vestirmi di nuvole e
subito brividi delicati mi avvolgono il corpo. Mi sento bellissima.
«Ma tu sei bellissima» sento sussurrarmi all’orecchio.
Sorrido portando indietro la testa e mi abbandono all’eco di queste
parole. Ancora. E ancora una volta.
«Pensavo fossi sparita» rispondo a bassa voce
«Non sono mai andata via io, piuttosto… – si fece esitante – …sei tu
che hai cominciato a dimenticare».
«Gli umani sono proibiti nella mia terra!», percepisco la mia voce
trasformarsi in mille coltelli.
«E tu cosa sei invece?».
Riapro gli occhi e mi sfioro il viso, disegnandomi sulla pelle fiori di lillà.
Poi lentamente sposto un piede in avanti, accorgendomi di
essere scalza. Rimango ferma un’istante, inspirando a fondo. Sento le
mie gambe che cominciano a camminare da sole, fino a prendere la
sicurezza necessaria per cominciare a correre in questo meraviglioso
paesaggio multiforme. Poi la consapevolezza si fa strada nella mia
mente, irruendo: il mio corpo non ha più bisogno di fermarsi a
riprendere fiato.
«Io sono libera finalmente» rispondo scandendo ogni parola mentre
raggiungo le montagne lontane.
E più corro più oscillo verso la dimenticanza fino a perdere
l’equilibrio, cadendo nel bianco perfetto.
«Io sono la Tigre Bianca e questa è la mia terra, la Terra dei Redenti».

 

 

 

 

 

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