di Filippo Mairani

Una bambina, non avrà avuto più di undici anni, correva da sola nell’oscurità della caverna. Era terrorizzata a morte, ma doveva continuare. La galleria era lunghissima, ma con un po’ di impegno  sarebbe riuscita a ritornare dalla propria famiglia.

Probabilmente i suoi genitori non si erano accorti della sua mancanza; non per negligenza o cattiveria, ma semplicemente perché, ogni volta che si era costretti a cambiare zona e ad addentrarsi sempre più in profondità nelle caverne, che ormai erano l’unica località rimasta abitabile, diventava impossibile capire esattamente dove fosse chiunque.

Ma lei aveva dovuto allontanarsi, per tornare a casa e recuperare quello che era il suo bene più prezioso: un libro.

[STACCO]

Lo stesso libro che ora teneva sottomano e che conteneva al suo interno tute le storie di cui lei si era innamorata: storie ambientate in un tempo migliore, prima che la galassia venisse investita dalle guerre nucleari e che l’umanità fosse costretta a rifugiarsi nelle contorte viscere del sottosuolo.

Improvvisamente, un tenue bagliore schiarì l’oscurità. Gli occhi le fecero un gran male, ma la bambina non potè fare a meno di guardarla direttamente: che qualcuno del suo gruppo fosse venuto a cercarla? Che addirittura i suoi genitori fossero riusciti a  trovarla?

«Mamma?!?» chiamò nel buio la piccolina, ma nessuno rispose.

Lentamente la luce si fece più forte, più vicina, e la bambina si rese conto che quello che le si stava avvicinando non era umano, ma un Metroid.

Bizzarra creatura volante aliena a forma di medusa, all’interno del suo corpo grosso e trasparente, si poteva notare il cervello pulsante, che emetteva quel tetro bagliore azzurrino, come quello di una candela sul punto di spegnersi.

Di tutte le creature che la vuota immensità dello spazio e la follia delle radiazioni umane aveva creato, quelle erano le più terribili. Chiunque ne incontrasse uno era destinato a morire sul colpo o peggio, a sopravvivere ma a perdere lentamente la ragione, fino a diventare completamente folle.

La bambina, troppo spaventata per fuggire, si rannicchiò a terra ed abbraccio più forte che poté il suo vecchio, consunto libro.

Non avrebbe mai potuto visitare tutti quei meravigliosi, esotici pianeti di cui parlava il suo libro, non avrebbe mai sperimentato cose di cui finora aveva solo letto, come le stelle o i fiori; ma, peggio di tutto, non avrebbe mai più rivisto i suoi genitori.

Il metroid era ormai a pochi metri da lei, e la poveretta già iniziava a sentire uno strano ronzio… ma non con le orecchie, no, direttamente nel cervello…

Poi, d’un tratto, uno strano lampo, sempre azzurro, partì da un qualche punto più in alto rispetto alla bambina e colpì il metroid che si congelò a mezz’aria e, dopo qualche secondo in cui sembrò quasi che fluttuasse, cadde frantumandosi in mille pezzi.

La bambina si voltò. Dietro di lei torreggiava, coi suoi quasi due metri d’altezza, una figura umanoide ma dall’aspetto robotico, coperta com’era da una possente armatura metallica gialla e rossa. Al posto del braccio destro aveva un grosso cannone, ancora fumante per il colpo appena sparato. Due piccole – ma evidentemente molto potenti – torce elettriche le uscivano dalle grosse sfere che aveva sulle spalle, illuminando la grotta; e al posto di una normale testa aveva un casco, sempre metallico, dotato di una grossa visiera a T.

La verde visiera si spostò leggermente in direzione della bambina: «Scusa se non mi sono fatta vedere prima, ma c’era il rischio che scappasse».

La misteriosa creatura parlò con una voce che, benché leggermente distorta dal microfono del casco, era innegabilmente femminile. Qualunque cosa ci fosse, sotto quella strana armatura, era umana.

Dopo un breve silenzio, come se aspettasse una qualche risposta dalla bambina, la misteriosa salvatrice si limitò a dire: «Potrebbero essercene altri in zona. Vieni con me, forse riusciamo a raggiungere i tuoi genitori».

Ancora senza proferire parola, la bambina si avvicinò alla sua misteriosa salvatrice. Le due, ora riunite, continuarono il loro viaggio all’interno della grotta.

 

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