Trovate qui gli altri Trittici e qui l’introduzione a questa rubrica.

Rieccoci al nostro appuntamento settimanale col Trittico. Proseguendo lungo l’elenco dei vizi capitali, perveniamo all’avarizia, che in Dante è punita nel quarto cerchio (Inferno VII). Non ci dilungheremo sul fatto che Dante, quasi per ulteriore contrappasso, metta insieme agli avari anche i prodighi, quelli che spendono troppo solo per sembrar magnanimi… Tornando a noi, vi salterà all’occhio che il pezzo in versi, stavolta, non è della stessa persona che ha scritto i precedenti. Nessuno dica che siamo avari di novità!

Gianluca Berno Stefania Ferrazzi Filippo Mairani

Metro: sestina manzoniana. È composto di sei settenari, dei quali il primo, il terzo e il quinto sdruccioli; il secondo e il quarto piani e rimati; il sesto tronco, in rima col sesto della successiva sestina.

 

  Cammina lungo l’argine

del Naviglio Pavese

la vecchierella pallida,

l’ultimo dì del mese,

soffrendo l’aria torrida

ed il picchiar del sol.

  Al bastone poggiandosi

incede lentamente,

fendendo a passi timidi

la folla indifferente;

ma volge poi fermandosi

gl’occhi, la testa, il col

  a chi la man tendendole

le chiede: «per favore,

da’ qualche soldo al povero;

con la mano sul cuore,

a chi ha sei figli piccoli

fa’ questa carità!».

  La vecchia a mostrar l’abito

allarga le braccia. E mostra

il suo cappotto logoro:

«Pensa che a casa nostra

abbiamo lussi inutili

od altre vanità?

  Quella pensione misera,

che in cinquant’anni il vecchio

marito mio, buonanima,

accumulò, col mucchio

di forti tasse, evapora:

che cosa posso dar?

  Mia figlia col mio genero

e i nipotini cari

nell’altra stanza dormono:

con tutti quei rincari

più il mutuo non pagavano;

in banca d’aspettar

  più non s’accontentarono

e da strozzini infine

la casa pignorarono.

A scuola le bambine

i libri usati portano;

e come dire a lor,

  che in classe si vergognano,

che più non si può fare,

che non ti puoi permettere

molto più che il mangiare?

E sul lavoro è inutile

che ne parliamo ancor:

  cassintegrato il genero,

nient’altro guadagniamo

che la pensione e il minimo

sindacale. Possiamo

solo sperare, in ultimo,

che venga giù dal Ciel

  l’aiuto che gli ostacoli

rimuova, o che indolore

la nostra fine, e rapida

faccia venire. Signore,

vede che vita pessima

abbiam, che non è bel

  pensarci. Quindi, giovane,

chi tra noi due dovrebbe

all’altro soldi chiedere?».

Quando finito ella ebbe

di confrontar le simili

vite di lui e di sé,

  riprese via coi timidi

passi che abbiamo detto.

La lasciò andare il povero:

“Tutti così… che effetto

fo se non c’è più reddito?”

si disse dentro sé.

 

Non vi lascerò assaporare gratuitamente le parole di questo breve scritto.

 

 “Finalmente, finalmente!”, pensò il fuggitivo mentre correva all’aria aperta, così veloce da lasciarsi tutto alle spalle, compreso il vento.

Era passato così tanto tempo da quando era stato rinchiuso all’interno di quell’angusta, puzzolente, scomoda cella, che ormai aveva perso ogni speranza di risentire su di lui la fresca brezza del giorno. Eppure, qualcuno doveva aver ascoltato le sue preghiere perché, grazie ad un fortuito errore del suo carceriere, era finalmente riuscito a fuggire e, spinto ancora una volta dal suo amico vento, non si sarebbe fatto intrappolare mai più.

Purtroppo per lui, però, il suo carceriere era più determinato di quanto sperasse, e lo stava ancora rincorrendo.

Ma il fuggitivo non aveva intenzione di perdere questa sfida, e continuò ad allontanarsi, il più velocemente possibile.

Improvvisamente, davanti a lui, ecco presentarsi una gigantesca massa d’acqua.

Possibile che la sua libertà fosse di così breve durata? Se si fosse impantanato in quell’ammasso umido, il suo inseguitore sarebbe sicuramente riuscito a rimetterlo in cattività. Avrebbe potuto provare ad aggirarlo, ma anche così c’era il pericolo di perdere velocità e lasciarsi catturare.

A pochissima distanza dalla massa acquosa, l’inseguito decise di prendere l’unica, rischiosa scelta che, se fosse riuscita, gli avrebbe permesso di mantenere la propria libertà: avrebbe saltato per il lungo.

Arrivato sul bordo, il fuggitivo saltò più in alto che poté. Andò su, sempre più su.

Ma ecco che la gravità, come un nemico dal quale non sarebbe riuscito a sfuggire, lo ricatturava nella sua crudele morsa.

“Ancora qualche metro”, pensò il fuggitivo mentre si allungava con tutte le sue forze verso l’altra sponda; ma questa volta le sue forze non sarebbero bastate.

In suo soccorso vennero infatti le forze della natura: una nuova folata di vento gli diede abbastanza spinta da permettergli di raggiungere nuovamente la terraferma. La corsa poteva rincominciare.

Il suo avversario invece, grosso e goffo com’era, aveva finito col non riuscire ad evitare la pozza, e si era bagnato tutto.

Il fuggitivo esultò dentro di sé. Finalmente la libertà sembrava riconquistata, basta prigioni, basta ambienti stretti ed umidi. D’ora in poi solo spazi infiniti da esplorare ed aria pura.

Questo pensava mentre girava l’angolo di un edificio, sparendo così per sempre alla vista del suo carceriere.

Almeno, così sperava.

Vicolo cieco. Un insormontabile muro a destra, un insormontabile muro a sinistra e, il che era la cosa peggiore, un altissimo muro che gli impediva di proseguire diritto.

Il vento, suo unico alleato, non poteva fare molto in quella zona isolata.

La poca luce che filtrava dietro di lui fu improvvisamente oscurata dall’arrivo del suo gigantesco inseguitore che, una volta imboccata l’entrata del vicolo, gli corse incontro, finendo per calpestarlo.

«Adesso te ne torni da dove sei venuta» disse, estraendo il portafogli dalla tasca posteriore dei pantaloni.

La banconota da 5 Euro si sarebbe messa ad urlare, se avesse potuto, ma ormai era tutto inutile. Sarebbe tornata nell’angusto portafogli… per ancora chissà quanto tempo, considerando che, non importa quanto volesse esplorare il mondo, quel maledetto tirchiaccio non l’avrebbe probabilmente mai spesa.

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