di Filippo Mairani

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Nel grande e ben arredato ufficio dello studio televisivo, il giovane Orlando Groaning si sarebbe dovuto sentire a suo agio, se non addirittura contento. Dopotutto era da quando era un bambino che sognava di lavorare nel monde dell’animazione.

Eppure, più tempo stava lì più si sentiva nervoso.

Erano ormai quasi quindici minuti che il signor Roger Meyers Jr. stava osservando i suoi schizzi senza dire una parola. Come se non bastasse, il suo sguardo risultava oltremodo enigmatico, impedendo all’aspirante animatore di capire cosa gli passasse per la testa.

Finalmente, il presidente degli Studios alzò la testa dai fogli e, dopo aver preso una grossa boccata di fumo dal sigaro che teneva tra l’indice ed il medio, disse: «Il tuo lavoro non è male, giovanotto, ma mi sembrano tutte idee prive di mordente, troppo banali. Se non hai nient’altro da mostrarmi, temo che…».

«Certo che ho ancora qualcosa da mostrarle! – lo interruppe Groaning – Avevo giusto buttato giù l’idea per un nuovo personaggio, ma mi era sembrata troppo all’avanguardia per gli Studios, e così non gliel’avevo portata», disse mentendo spudoratamente.

Il signor Meyers diede un’altra boccata al suo sigaro: «Allora cosa stai aspettando? Valla a prendere, ci rivediamo tra un’ora!».

Uscito dall’ufficio, il giovane Groaning si precipitò a casa sua, che per fortuna era tranquillamente raggiungibile a piedi dagli Studios, e si concentrò sul lavoro come non aveva mai fatto prima.

Alla fine, il giovane animatore era riuscito a buttare giù un concept che sperava avrebbe soddisfatto il suo futuro datore di lavoro. Il giovane controllò l’orologio che teneva al polso: aveva esattamente un quarto d’ora per ritornare nell’ufficio del signor Meyers.

Groaning usci di casa con il plico di fogli accuratamente incastrato sotto l’ascella e carico di speranza: se questo lavoro fosse piaciuto, poteva finalmente sperare di entrare nel mondo dell’animazione! Nulla avrebbe potuto farlo sentire di meno sulla cima del mondo… tranne la vista di uno dei suoi fogli che, rubato dalla brezza, stava per essere perduto per sempre.

Groaning gli corse dietro non appena se ne accorse. Proprio come in uno di quel cartoni che tanto avrebbe desiderato andare a creare, l’aspirante animatore fu costretto a gettarsi con noncuranza in mezzo alla strada, per cercare di recuperare il suo foglio di carta.

Ovunque intorno a lui macchine strombazzavano e frenavano con violenza.

Un taxi giallo brillante gli si fermò davanti e lui, con un’agilità di cui non si sarebbe mai creduto capace, gli saltò prima sul cofano, poi sul tetto, per superarlo.

Dalla cima del tettuccio della macchina, notò come il suo foglio si stesse dirigendo verso una alta staccionata in legno: finché fosse rimasto sulla strada, per quanto scomodamente, forse sarebbe ancora riuscito a riprenderlo ma, una volta attraversata la staccionata, c’era il serio rischio che non riuscisse a recuperarlo mai più.

Il foglio aveva ormai già attraversato, anche se di poco, la staccionata, ed era ormai pronto per essere disperso dal vento in qualunque direzione…. Quando la mano del suo legittimo proprietario riuscì ad afferrarlo.

«Evviva!» urlò Groaning dall’alto della grondaia sulla quale si era arrampicato per riuscire ad afferrare il suo foglio, e continuò ad urlare, ma non di gioia, quando la grondaia cedette, facendolo rovinare a terra.

Stanco, ammaccato, ma puntuale, Groaning attendeva nella sala d’attesa che l’ufficio del signor Meyers si aprisse per permettergli di presentarsi all’appuntamento. Il suo lavoro, compreso il foglio recuperato, era stato appoggiato su di un tavolino a poca distanza da lui.

Dopo un po’, la segretaria personale del signor Meyer uscì dall’ufficio, aveva l’aria accaldata: «Il direttore la vedrà tra cinque minuti» disse e, dopo aver aperto una finestra, se ne ritornò nell’ufficio.

«Cinque minuti» pensò Groaning. Quella sensazione di euforica eccitazione che lo aveva accompagnato per strada prima che perdesse il foglio gli stava ritornando. Finalmente il suo sogno si sarebbe avverato. Chissà, forse avrebbe iniziato facendo solo l’animatore ma, col tempo, sarebbe riuscito a proporre agli studios progetti tutti suoi.

La sua fantasia stava lavorando così velocemente che probabilmente si sarebbe messo a sudare se non fosse stato per i fatto che nella stanza faceva abbastanza fresco, probabilmente perché la segretaria aveva aperto la finestra.

Aperto la finestra?!?

Groaning si girò verso il tavolino dove aveva appoggiato tutti i suoi scritti, solo per vederne l’ultimo foglio venire crudelmente portato via dal vento, attraverso la finestra aperta proprio davanti al tavolino.

«Signor Groaning, può entrare» gli disse la voce colpevole.

Senza dire una parola, l’aspirante animatore entrò nell’ufficio, e si fermò, senza sedersi,  in mezzo alla stanza.

«Allora – sputò Roger Meyers Jr. attraverso i denti che tenevano fermo l’immancabile sigaro – dov’è questo personaggio?»

«Sa dov’è questo personaggio? – gli rispose Groaning, bisbigliando – beh, indovini un po’, certamente non è su carta!». Ora stava urlando: «più probabilmente è in mezzo ad una strada, che rischia di essere investito dalle machine, o forse sta scalando grattacieli su grondaie pericolanti, il tutto senza scopo alcuno se non cercare di sopravvivere… ecco, dov’è il suo personaggio!».

Roger Meyers Jr. guardò stupefatto il suo ospite, per poi commentare serissimo, dopo un breve silenzio.

«Ma certo».

«… Cosa?».

«È proprio quello che ci serviva! Un personaggio dinamico ma sfortunato, un personaggio che ci faccia riflettere sulle crudeltà del quotidiano, con cui lo spettatore medio si identifichi. Ma lei è un genio!».

«Ehm… certo… era esattamente questo che avevo in mente».

«Aveva già in mente un nome?».

«È sempre scontento, quindi Disgruntled … ehm … Goat

«Perfetto! Guardi, non voglio neanche vedere le prove, un’idea del genere è sicuramente vincente! Lo infileremo subito nel nuovo spin-off di Grattachecca e Fichetto che abbiamo in programmazione!». Dopo aver detto questo, il signor  Meyers si alzò in piedi, tendendogli la mano: «Benvenuto a bordo».

Orlando Groaning rimase per un attimo immobile. Era forse giusto accettare il lavoro per cui aveva lottato tutta una vita, considerando che lo aveva ottenuto solo grazie ad un grandissimo colpo di fortuna?

La risposta non ci mise molto ad arrivare.

«Grazie mille signor Meyers – disse, stringendogli la mano – Vedrà che non se ne pentirà».

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