di Stefania Ferrazzi
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Amavi contemplare
l’infinito
del mio oceano scuro.
«Perché tutto questo nero?»
mi chiedevi.
«Ti perderò»
rispondevo.
E tu sorridevi,
scuotendo
piano il capo.
«Salvati» ti imploravo,
ma tu,
leggera
come seta,
sei scivolata
scomponendoti
nei miei abissi.
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