La Coda

di Gianluca Berno

Cavaliere

Metro: ottave. Sono strofe di otto endecasillabi con schema di rime AB-AB-AB-CC, tipicamente utilizzate per l’epica cavalleresca.

  Canto le vicende e l’uomo ch’attese

tante ore per raggiunger lo sportello

della Posta, sopportando le offese

della sorte oltraggiosa, e dal duëllo

sconfitto uscì. Ma queste parche imprese                         5

meritano il mio cantar, sì che quello

sventurato ottenga fama immortale,

perché è l’uomo comune, nostro eguale.

  Dica la Musa, orsù, con alto ingegno,

quant’ arduo fu raggiungere la meta                               10

e quanto misero il premio, ed indegno

fu in confronto alla lodevole pieta

con cui passò il tempo colui; qual segno

ei, simulando una parvenza quieta

riuscì a raggiungere, fin quando esplose:                       15

narraci tu, che sai ben dir le cose.

  Era venuto in Posta il poveretto

per consegnare una raccomandata

per conto della ditta. Quando letto

ebbe la cifra rossa, illuminata,                                        20

del turno, e confrontata col biglietto,

subito intese che mezza giornata

almeno avrebbe aspettato, e sospirò:

“Non sarà la fine del mondo…”, pensò

  mettendosi paziente ad aspettare.                              25

Erano sei gli sportelli presenti,

ma solo in due di essi a lavorare

v’era un impiegato, sì che più lenti

erano erogati i servizi; pare

anzi, che per congiura degli eventi                                30

si fossero ammassati in quel momento

tutti i cliënti ch’avevano cento

  richieste ciascuno; e così decise,

poi ch’ebbe trovato un posto libero,

di riposarsi. Parevano fise                                                35

le cifre sullo schermo, ed il povero

impiegato già si sentiva lise

due cose, che per pudor non novero.

Finito di sfogliare il quotidiano,

lo piegò e stette con le mani in mano.                          40

  A un tratto una vecchietta s’avvicina

e lui, ch’il buon cuor non sa trattenere,

s’alza dalla plastica poltroncina

e: «Prego – dice – se si vuol sedere…».

«Grazie!», rispose allora la nonnina;                           45

per creder, bisognerebbe vedere

con qual velocità prendeva il posto.

Se avesse intuïto il futuro costo

  dell’offerta…! Ma popolar Saggezza

afferma, e questo è ver, che del futuro                       50

senno le fosse son piene. Contezza

avrà il lettor di quanto un bianco muro

fissare sia tedioso, e con certezza

saprà che farlo in piedi è ancor più duro,

specie se si fa per oltre mezz’ora                                  55

mentre la giacca in braccio vi accalora

  a metà luglio, dopo mezzo giorno,

con il sudore che tutto vi bagna

ed una mosca che vi ronza intorno,

un languorino in pancia e quella lagna                       60

di macchinetta, che al già orrendo forno

di quell’ufficio somma la magagna

di fare un bip per ogni bigliettino

che sputa fuori, col suo numerino;

  e il solo posto libero è lì a fianco;                               65

e tu, che il solo bip ch’udir vorresti

è quello del tuo turno, sei sì stanco

ch’aggiungi pure i tuoi, se no diresti

cose non ripetibili, che manco

nella peggiore bettola potresti.                                    70

Ma quando un tizio ti passa davanti,

dicendo: «Ho sol due cose…», non c’è santi.

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