di Filippo Mairani

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Mosca: grandissima agitazione oggi di fronte agli uffici del “Goskino”, il ministero per il cinema della nostra amata Unione Sovietica, quando un folto gruppo di persone, improvvisamente possedute dal giusto spirito di emulazione per le battaglie che hanno reso grande la loro patria, hanno inscenato una protesta simile a quella del 1917.

Ad animare la folla, rivelatasi principalmente composta da genitori, non fu però il desiderio di libertà e collettivizzazione della terra, bensì il desiderio di protestare per l’eccessiva violenza presente nei film del noto regista S. M. Ėjzenštejn, a loro detta «eccessivamente violenti e amorali per essere mostrati alle giovani generazioni di sovietici che dovrebbero aiutare a crescere».
«Nessuna madre dovrebbe mai vedere una carrozzina precipitare così» ha commentato una delle astanti, mentre un onesto operaio moscovita ha riferito: «Mio figlio ha visto tutta una sequela di divinità, e ora non fa che chiedermi chi è il dio di cosa e non so come rispondergli. Non voglio che impari certe cose dalla cinematografia».
In un imprevedibile colpo di scena, tipico di quegli amorali films alla Griffith provenienti dai borghesi Stati Uniti, lo stesso regista Ėjzenštejn si è presentato davanti alla folla, spiegando che «I miei film non sono violenti per il gusto di essere violenti, ma usufruiscono della violenza per colpire la psiche profonda dello spettatore, come un cine-pugno che faccia colpo sull’attenzione dello spettatore in modo che la violenza, così posta al’interno del film tramite apposito montaggio delle scene, lo porti a provare quelle emozioni che gli permetteranno poi di essere un giorno il fulgido esempio di quell’uomo sovietico che la cinematografia sta cercando di creare».
Dalla folla, dopo un iniziale silenzio, si è udito un compagno chiedere: «Ma tu ci hai capito qualcosa?».
Domanda alla quale un altro compagno ha risposto celermente: «Ah no».
La folla ha poi sgomberato pacificamente la strada antistante gli uffici, gentilmente scortata dalla polizia, che ha anche avuto il buon cuore di spingere i manifestanti più stanchi verso casa utilizzando delle cariche assolutamente innocue.
Incuriosito da questo avvenimento, il nostro giornale ha voluto mandare un paio di giornalisti a cercare una dichiarazione da parte del capo del “Goskino”.
Questa testata è stata avvisata 48 ore dopo che non sarebbe stato il caso di gettare ulteriore discredito sul “Goskino” pubblicizzando fatti assolutamente innocui come questo. Ha inoltre informato la redazione che i suddetti due giornalisti in realtà non sarebbero mai esistiti all’interno della nostra gloriosa Unione Sovietica.
Il giornale si scusa quindi col compagno Stalin per averlo disturbato con due petulanti giornalisti inesistenti, ed augura al maestro Ėjzenštejn una lunga e prospera carriera.

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