Atto unico di Gianluca Berno

PERSONAGGI: Attore, Regista, Operatore della Cinepresa, Sceneggiatore.

SCENA: un set cinematografico durante le riprese.

ATTORE: “Mmm…, che profumino!”? E secondo voi, io dovrei dire quest’unica battuta all’interno di un film di centosessanta minuti?

REGISTA: Senta, non è giornata… Lei non è l’attore principale: è un personaggio importante, ma non parla quasi mai. È così difficile, da capire? Avanti, non perdiamo tempo…

A.: (alzando la voce) Ah, no! Io non ci sto! Io non ci sto proprio! Non dico quasi nulla, mi si vede quattro volte in due ore, sempre sullo sfondo (alza il dito indice in segno di rimprovero) e non alzi gli occhi al cielo, mi stia a sentire! Avrò il diritto di pretendere almeno una battuta più interessante o no?!? Tanto più che muoio pure…!

R.: (sorridendo fintamente con fare diplomatico) Sì, ma alla fine.

A.: (agitando le braccia in larghi giri, con tono di scherno) Ah, mi scusi tanto! “Alla fine”! Come ho fatto a non accorgermi dell’immensa quantità di tempo che mi è stata concessa!? Ben quattro minuti! Chiedo venia in ginocchio! Fustigatemi sulla pubblica piazza, ingrato che non sono altro… ! (s’inginocchia allargando le braccia).

R.: (alterato) Basta, basta! Faccia poco lo spiritoso o la sostituiamo come niente…! Ma guarda un po’ certa gente, è arrivato pure “George Clooney”… ! Dica la sua battuta e non se ne parli più.

OPERATORE della CINEPRESA: (indicando agli altri il proprio orologio da polso) Anche perché son le otto di sera e dovrei tornare a casa…

R. e A.: (in coro) Ma cosa c’entra lei!?!

R.: (al cielo) Sempre a me, i lavativi e i rompiscatole?! Con tutti i registi che ci sono…! Non lo so, a Spielberg non è mai arrivata una petizione dai dinosauri meccanici?

A.: Basta, non ne posso più di sentire gente che si lamenta… (rialzandosi).

R.: (fulminandolo con lo sguardo) Oh, adesso siamo noi, che ci lamentiamo…! (simulando calma) Bene, bene… Il signore desidera un caffè, già che ci siamo? (s’inchina).

A.: No, mi basterebbe sapere chi è quell’idiota che scrive i testi, così gli dico due parole…!

Entra lo SCENEGGIATORE, un uomo alto due metri e largo come un armadio a due ante.

SCENEGGIATORE: (con atteggiamento impassibile, scrocchiandosi le dita) Sono l’idiota, ha bisogno di qualche delucidazione?

A.: (sudando freddo e sfoderando il suo sorriso migliore) Ma lo sa che questo copione è un capolavoro da Oscar? Anzi, se vuol farmi dire qualcosa di meno… come desidera Vossignoria illustrissima…

S.: Se proprio insiste… (gli sfila di mano il copione e ritorna nella stanza senza una parola, sfoderando una penna).

A.: (seguendolo) Ma no, guardi… ci deve essere un equivoco, la prego…!

Esce con lo SCENEGGIATORE; restano solo il REGISTA e l’OPERATORE.

R.: (sospirando, rivolto all’OPERATORE) Eh, se l’è cercata … Sta’ a vedere che non dovrà più dire nulla, il nostro “Clark Gable”…

O. C.: Certo che anche lo sceneggiatore è permaloso, vero?

R.: Mah, credo che anche lei sarebbe rimasto un po’ offeso… voglio proprio vedere quando uscirà di lì, il signor “De Niro”…! Eccolo, parli del diavolo… (entra l’ATTORE, pallidissimo).

A.: (ostentando disinvoltura) È… è bravo nelle contrattazioni, quello lì… (indica l’ufficio dietro di sé).

O. C.: Come è andata?

A.: Come è andata… è… mah, tutto sommato…

R.: Tutto sommato…?

A.: Beh, nell’insieme…

O. C.: (sporgendosi in avanti) Sì?

A.: Bah, come dire…? si può affermare, più o meno, cioè, alla luce dei fatti… (REGISTA e OPERATORE si guardano come a dire che sanno già come è andata)… cioè, ad uno sguardo generale, viste tutte le possibilità… (gli altri due si guardano di nuovo, chiedendosi, senza emettere suono, che cosa stia dicendo l’ATTORE)… Potrei in sostanza concludere che… beh, che…

R. e O. C.: (in coro, perdendo la pazienza) Allora!?!

Pausa di alcuni secondi.

A.: (in un mormorio impercettibile, girandosi dall’altra parte) Mmf… fm… mmffm…!

A. e O. C.: (in coro) Eh???

A.: (con voce bassissima) … i ha… olto… ar… e…

R.: (spazientito) Non si capisce, più forte!

A.: (un filino più alto) Mi ha… olto… pa… te…

R.: (parlando a voce più alta) Più forte, non capiamo!

A.: (con tono normale, ma tutto d’un fiato) Mi ha tolto la parte!

REGISTA e OPRATORE scoppiano a ridere.

R.: (dieci secondi di risate; poi, riprendendo a fatica il contegno) Ah, beh, son cose che capitano, bene, abbiamo finito, ah, ah! (all’ATTORE)… signor “Freeman”, non si preoccupi! Ah, ah…! Tanti saluti, la riverisco…!

O. C.: (reprimendo un sorrisetto maligno) Si riguardi, eh…!

Escono, resta solo l’ATTORE.

A.: (tra sé) Cosa hanno capito? Mi ha tolto quella parte (sottolineando “quella”), perché non aveva mai visto uno col mio talento…! Mi ha detto, anzi, che sono così bravo a passare dal furioso al pietoso, che mi darà il ruolo da protagonista… Voglio proprio vedere la faccia di “Hitchcock” quando glielo farò sapere domani…!

Esce; sipario.

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