Eccoci qua, alla fine del nostro primo ciclo. Non senza una punta di superbia, che è la degna conclusione della serie, nonché il primo peccato (disse il serpente ad Eva, subito convincendola: «sarete come Dio»), noi ci riteniamo soddisfatti del lavoro svolto, felici di avervi accompagnato sin qui e pronti a farlo ancora col prossimo tema. Se mai vi venisse in mente un suggerimento in proposito, rinnoviamo l’invito a mandarcene quanti più potrete… Alla prossima settimana!

Gianluca Berno Stefania Ferrazzi Filippo Mairani
 

In illo tempore…”.

La voce cantilenante del canuto sacerdote si levava, forte e chiara ma poco aggraziata, dall’alto del pulpito, sopra i fedeli in ascolto. Poche persone potevano davvero capire l’affastellarsi di desinenze latine, casi sepolti dai secoli, giri sintattici arcani che si svolgevano per le navate a larghe volute, come fumo in assenza di vento, salendo al cielo senza trascinarvi con sé gli astanti; un rapimento mistico aveva bisogno d’un minimo di comprensione del testo, immaginò il professor Gallotti, che aveva la fortuna di essere un po’ istruito.

Egli sapeva di Latino e n’andava giustamente orgoglioso; più giovane, prima della guerra, aveva vinto i Littoriali della Cultura, cosa ch’era ancora un motivo di vanto nel piccolo paese; certo, ci si riferiva all’evento parlando genericamente di “quel famoso premio”, evitando di ricordare chi l’avesse istituito… ma era comunque un bel ricordo, trionfalmente esposto in salotto sopra il camino. Chiunque entrasse in casa sua poteva vedere la coppa grigia, un po’ bruttina. Chi sapeva apprezzare non ne faceva mistero, magari informandosi sull’autore in gara quell’edizione; gli altri rimanevano con un vago senso di soggezione, che traspariva inevitabilmente sul loro volto.

Allora il Gallotti, all’apparenza impassibile e composto, nell’intimo di sé rabbrividiva di una gioia maligna, sentendo tutta la vertigine della propria superiorità. Quei pensieri gli si erano accavallati nel cervello in rapida successione, distogliendo momentaneamente la sua attenzione dalla lettura. Recuperò immediatamente il punto, però, con la consueta abilità, per riprendere il lavoro mentale di traduzione dell’originale in Italiano; certo, era un peccato che, in genere, fossero brani tanto semplici… Preferiva di gran lunga il Vangelo di Giovanni, che era più filosofico, più interessante per un traduttore. Gli altri tre, con tutto il rispetto, erano alquanto dozzinali e scritti un po’ male…

Un movimento improvviso alle sue spalle lo spinse a voltarsi di scatto, un gravissimo errore per uno che soffre di cervicale. Il dolore fu immediato e lancinante e, tra le stelle tutte del firmamento, che  d’improvviso gli si spalancava dinanzi agli occhi, gli parve, nel dolore di nervi stirati che certo gli sarebbe durato fino a sera, di udire una voce sopra di sé: «Professore, non solo i ragazzi hanno da imparare: e ora via, dietro la lavagna!».

Sono una Ferrazzi, cos’altro c’è da dire?

Incredibile

Inaudito!

Come hanno osato relegarmi qui, nella loro colonnina in fondo a destra? STOLTI!

Ma povere, piccole creature ingenue… In fondo non dovrei arrabbiarmi, non sanno di avere a che fare col più grande scrittore che sia mai esistito.

Oh ma io so, cari lettori, che voi non potete fare a meno di me. Mi fido troppo del vostro gusto per credere che voi siate venuti su questo sito per leggere una delle miserabili colonnine poste alla mia sinistra, o un altro articolo palesemente inferiore.

Perché io so benissimo, cari lettori di ottimo, sopraffino gusto, che voi siete venuti qui per un’unica e sola persona.

E cioè

ME.

Ma quindi, cosa stiamo aspettando?

Diamo inizio alle danze!

Annunci