di Filippo Mairani

Mele

Oggi sarebbe stato il grande giorno.

Erano settimane, mesi che la ormai non più tanto giovane mela aspettava il momento in cui sarebbe stata matura.

Non che non lo fosse già, per carità: glie l’avevano detto già tutti, sul suo albero, quanto fosse matura rispetto alle altre mele della sua età.

Del resto, non era da tutti sapersi rapportare alla perfezione sia con le altre mele, che con le giovanissime foglioline che erano appena nate dopo l’inverno. Per non parlare della sua strepitosa capacità oratoria. Le bastavano poche frasi ben precise per convincere qualunque coccinella a proteggerla dai parassiti: era forse più per questa sua dote che per le altre, che era così apprezzata sul suo albero…

Però c’era una cosa che mancava nella vita di questa piccola mela: il rito di passaggio.

Ormai tutte le sue amiche erano maturate e, di conseguenza, cadute dall’albero ma, per qualche ragione, lei proprio non sembrava in grado di precipitare.

Forse si era fatta curare troppo bene, ed ora il suo gambo era così resistente che non l’avrebbe fatta cadere mai più!

Oh cielo no! Rimanere sull’albero fino a marcire! Che disonore sarebbe stato…

Eppure, questo sembrava essere il suo destino: aveva già provato altre volte a dondolarsi di sua spontanea volontà, me era riuscita solo a indebolire il picciolo, senza fratturarlo del tutto.

Mentre era immersa in questi pensieri, la mela notò un umano che si avvicinava all’albero.

Forse, pensò, se fosse riuscita a sfruttare le vibrazioni causate dalla schiena di quella persona mentre si appoggiava contro al corteccia dell’albero, sarebbe finalmente riuscita a staccarsi.

Pregò che l’umano si sedette proprio sotto il suo albero, e qualcuno evidentemente la ascoltò, perche il giovanotto, tutto assorto dal suo libro, si sedette senza troppi complimenti alla base dell’albero, utilizzando il tronco come schienale.

Come da piano, non appena il suo ramo si mise a vibrare, la mela incominciò a muoversi, finché…

SNAP!

Finalmente la giovane mela poté prendere il posto che le spettava di diritto, non prima di rimbalzare sonoramente sulla testa del giovane che si era seduto sotto l’albero solo per trovare un po’ di relax.

Il giovane decise di appoggiare a terra il suo manuale di matematica e prese in mano la mela, inconsapevole di tutte le straordinarie qualità di cui quella aveva dato prova durante la sua vita.

In compenso, il giovane Isaac si chiese cosa mai spingesse le mele (e qualunque altra cosa, se per questo) a cadere verso il basso e, riprendendo il suo manuale, si appuntò mentalmente di tornare a pensarci più tardi.

 

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