Dalla tranquillità alla tristezza, dal cielo stellato sopra di noi al mare insondabile sotto di noi, il blu ci circonda e ci invita alla riflessione. Ecco quel che abbiamo prodotto noi, spremendoci un po’ le meningi, sul terzo e ultimo colore primario. In attesa dei secondari, vi offriamo questo succo: gustate e fateci sapere…

Gianluca Berno Stefania Ferrazzi Filippo Mairani
La grande sala d’un castello inglese è affollata di pubblico, convenuto per assistere all’esecuzione capitale; tanta è la massa di spettatori bramanti il sangue, che anche i pochi gradini di pietra in fondo a destra, dove un arco si apre su un corridoio, sono stipati. Qualcuno s’è appollaiato sulla balaustra e osserva da lì la scena.

Maestosamente rassegnata, la regina sale i poveri scalini di legno del patibolo allestito al centro del salone: il portamento è regale anche presso la morte, sottolineato dalle lunghe pieghe dell’abito nero damascato; in volto appare ancor più pallida del normale, come già morta, per il contrasto dei colori; composta, come si conviene al suo rango, Maria Stuarda bada appena al dolore sin troppo esibito delle dame di compagnia, mentre s’avvia al supplizio.

Appena un barlume dai grani, neri anch’essi, del rosario che stringe in mano, segno tangibile del primo e maggior crimine di cui gli Inglesi la accusano: essere cattolica. Le esecuzioni capitali a profusione, per molti dei presenti, vengono dopo, come fatto minore ‒ e chi non le commina, tra i sovrani?

Eppure, nonostante il dramma in procinto di compiersi sia l’evento centrale della giornata e tutto ciò che gli sta intorno non sia altro che scenografia della tragedia; nonostante l’orrore che di lì a poco, qualunque giudizio si abbia nei confronti della sovrana, sarà sotto gli occhi degli astanti, questo non si può ignorare: uno spettatore, quello fuori dal quadro di Hayez, che sa già come andrà a finire, che magari ha letto o sentito raccontare che il boia dovrà calar la scure almeno tre volte su quel collo bianco, prima di reciderlo ‒ orrenda visione, la sovrana che si agita mentre la testa, non del tutto spiccata, le pende sul busto schizzando sangue ovunque! ‒, quello spettatore che osserva il quadro non riuscirà subito ad immedesimarsi nella scena.

La sua attenzione verrà attratta prima di tutto verso il centro geometrico del quadro, che non è quello della scena, ma dove l’artista ha dipinto la manica blu del ricco abito d’un’ancella disperata. Quel blu non può essere ignorato: stranamente più vivace d’ogni altro colore presente sulla tela, che pure è larga almeno due metri, calamiterà le vostre pupille immediatamente, anche vedendo distrattamente il quadro da lontano; è un blu quasi elettrico, sembra quello dell’abito di Bianca-neve nel film di Walt Disney. E voi, prima di notare tutto il resto, le perle, i gioielli, i disegni sulle stoffe, i chiaroscuri, un po’ di patriziato della Milano ottocentesca mischiato alla folla in costume del Seicento, prima di tutto questo, non potrete vincere l’attrazione sirenica di quella manica blu, quella manica che non serviva a nulla e non doveva avere alcuna importanza… ma quel blu non può essere ignorato.

Non avevo mai conosciuto il Blu prima d’ora.

Sì, l’ho utilizzato più e più volte per colorare il cielo da piccola, qualche sera l’ho usato per abbinare le scarpe alla borsa e lo smalto agli orecchini, d’estate l’ho guardato divagare nel mare notturno senza che mai arrivasse a screziarsi.

Inconscia di questa mia afasia.

Poi, ieri sera è esploso in me all’improvviso, tingendo tutto quanto di se stesso.

È bastato guardarlo negli occhi, incapace di dirglielo

averlo sfiorato con tutte le emozioni tranne una.

Vestito di una felpa blu.

Nel momento in cui il mio Mondo

si è lasciato cadere altrove,

io ho perduto tutto

nell’oceano

del suo blu.

C’è sempre chi sta peggio.

alzarsi dal lato sbagliato del letto,

perdersi il proprio programma preferito,

perdere l’autobus,

pestare il ricordo di un cane lungo la strada,

farsi un taglio sul dito con la carta.

Una bolletta da pagare.

Arrivare tardi al lavoro:

non funziona il computer,

non funziona la fotocopiatrice,

il telefonino è scarico,

il capo ti striglia;

il professore ti interroga,

non passi l’interrogazione,

non passi l’esame,

sei bocciato;

sei licenziato,

non puoi pagare la bolletta.

Una persona che ami ti delude,

una persona che ami ti tradisce,

una persona che ami ti abbandona.

Facendo un solo pasto al giorno puoi riuscire ad arrivare a fine mese;

facendo un solo pasto al giorno e con un po’ d’aiuto puoi riuscire ad arrivare a fine mese;

facendo solo un paio di pasti a settimana puoi riuscire ad arrivare a fine mese.

Non riesci ad arrivare a fine mese:

fame.

Un nuovo lavoro,

una nuova casa,

nuove persone da amare,

nuove emozioni;

malattia,

guerra:

non hai più nulla.

Morte.

C’è sempre chi sta meglio.

Annunci