In singolar terzina

di Gianluca Berno

Ogni canto dell’Inferno dantesco viene qui riassunto in una sola terzina; notare che tra un canto e l’altro prosegue lo schema delle rime incatenate.

Canto I

Salvato dalle fiere nella selva

dall’anima dell’idolo diletto,

accetta Dante il viaggio che lo salva.

Canto II

Ma ripensando a quello ch’ei gl’ha detto,

un poco trema: «Sta’ tranquillo, manda

me Beatrice». E non c’è più un sospetto.

Canto III

Oltre la porta minacciosa, landa

si stende ‘ve son gl’ignavi; Caronte,

riluttante, li porta all’altra sponda.

Canto IV

Nel primo cerchio son quelli ch’al fonte

battesimale non ebbero accesso

e il sommo Amor non avranno di fronte.

Canto V

Tra le anime volanti che dal sesso

furono perdute, Paolo e Francesca

piangono per il libro, rei lo stesso.

Canto VI

Tra il fango i dannati Cerbero pesca

e sbrana, e lì sta anche Ciacco il goloso;

chi ‘n Firenze è, ch’a far l’onesto riesca?

Canto VII

Al netto d’un discorso un po’ noioso,

sulla fortuna e sulla sua natura,

qui stanno insieme prodigo ed esoso.

Canto VIII

Sulla barca di Flegias, per l’oscura

Palude Stigia, dall’iroso Argenti

son bloccati: «Via, brutta bestia impura!».

Canto IX

«Fermi! ‒ i demoni, digrignando i denti,

intimano ‒ Non s’entra in quest’impero!».

Ma non vuole ‘l Ciel che siano perdenti.

Canto X

Parla Dante, con Farinata altero

e con Cavalcante, di figli e esili:

«E com’è il futuro?». «Vediamo nero».

Canto XI

Presso la tomba d’Atanasio, i fili

tira Virgilio spiegando l’Inferno;

quindi si scende alle anime più vili.

Canto XII

Fiume di sangue ribolle in eterno,

ove punito è contro altrui il violento.

Li porta Nesso sull’argine interno.

Canto XIII

Reso cespuglio è chi a vita s’è spento,

come Pier delle Vigne. Chi via buttò

il denaro subisce squartamento.

Canto XIV

Capaneo, che sotto Tebe bestemmiò,

vien bersagliato da piogge di fuoco,

mentre Virgilio parla del Veglio un po’.

Canto XV

Tra i sodomiti, sorpreso non poco,

trova il pöeta il mäestro Brunetto:

al centro è Firenze, corrotto loco.

Canto XVI

Ancor tra i sodomiti, quel difetto

della città malata vien ripreso:

e lor, politici, n’hanno concetto…

Canto XVII

Gli ultimi violenti com’era Creso

son ricchi e nobili, ma per usura,

e son seduti, al collo il loro peso.

Canto XVIII

Gerione dopo un volo da paura

atterra: ecco ruffiani e seduttori

frustati; agli adulatori, sozzura.

Canto XIX

La terza bolgia è per i venditori

del sacro, papi soprattutto. Vivo

ancor, c’è già Bonifacio: che onori!

Canto XX

Di quel c’ha innanzi d’ogni vista privo

è il gruppo d’indovini, tra cui Manto,

che vanno in giro col capo retrivo.

Canto XXI

I diavoli al centro di questo Canto

ha messo Dante, con vena ironica,

contro chi fa del peculato un vanto.

Canto XXII

Non fa paura la scena tragica

del barattiere dilaniato: tanto

la zuffa, poi, dei demonî è comica.

Canto XXIII

Sfuggiti ai diavoli feroci, il canto

s’innalza, ché gl’ipocriti sfilano:

«Oh, in etterno doloroso manto!»

Canto XXIV

Ancor conviene che i nostri scendano

in altra bolgia, dove coi serpenti

Fucci e i ladri spesso si trasmutano.

Canto XXV

La profezia e le parole indecenti

del ladrone son seguite da scene

che solo Dante sa dir, sorprendenti.

Canto XXVI

Chiamata, una duplice fiamma viene

dentro cu’ Ulisse con Diomede è chiuso

e narra le frasi d’inganno piene.

Canto XXVII

Anche il Montefeltro fece mal uso

del suo cervello e delle sue parole

e pel consiglio al papa lì è rinchiuso.

Canto XXVIII

Camminano in tondo, e un diavolo suole

squartarli, i seminator di discordia:

e dei propri atti ciascuno or si duole.

Canto XXIX

Ospedale senza medica guardia

dove i falsari son sempre malati

pare la bolgia, e sofferenza irradia.

Canto XXX

In mezzo a una schermaglia tra dannati,

Dante si diverte, ma la rampogna

giunge del duca: «Non vanno imitati!».

Canto XXXI

Si fan portare al fondo della fogna

i due, sulla man del gigante: sotto

è il Cocìto, di traditor gogna.

Canto XXXII

Di ghiaccio è il fiume e non verrebbe rotto

manco s’una montagna vi cadesse,

ma orrenda vista tronca a Dante il motto.

Canto XXXIII

Il conte Ugolino perché rodesse

il suo nemico racconta: ah, se quelle

crudeli leggi Pisa non avesse!

Canto XXXIV

Lucifero, la cui vista repelle,

compare infine, al fondo della ghiaccia;

escono quindi, a riveder le stelle.

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