di Gianluca Berno

San Satiro

In terzine di quinari (versi di cinque sillabe), di cui il primo e il terzo in rima e il secondo di suono smile, proseguiamo la sinfonia urbana milanese con l’omaggio ad una delle più curiose opere d’arte della città. Chi dei nostri lettori vivesse a Milano, o ci capitasse per un qualunque motivo, vada in via Torino e cerchi la chiesetta di San Satiro. Il resto è nei versi.

Un interstizio

tra due palazzi,

esiguo spazio,

ti lascia entrare,

sì che vedere

tu puoi, ammirare,

la chiesa di San

Satiro. Se ben

non paia una gran

cosa, prova a entrar,

e la volta d’or

muto rimirar:

vedi i quadrati,

file ordinate,

ben cesellati,

sopra begli archi;

e i molti giochi

di linee, i varchi

ripetuti fan

sì ch’oltre l’altar

sembri ve ne sian

altri tre. Però

scoprirai di no,

se t’appressi un po’:

è quasi piatto

ma sì stuccato,

il muro fatto

dietro, e dipinto

con tal talento,

che vero il finto

abside pare.

Bramante, baro

d’ingegno, fare

seppe l’inganno

più bello e strano,

che non fa danno.

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