di Stefania Ferrazzi

«Sono facile alla noia»

dicevi.

Ti vedevo alle prese con tutto

senza mai essere da nessuna parte.

Eri un’opera inedita

ed io,

dal tuo irrequieto stare

rimanevo affascinata,

la fronte mia pensosa

sul come stupirti.

.

«Sono uno che si annoia»

mi hai ripetuto.

Ti guardavo sempre alle prese con

[qualcosa ed io, volevo saperne ancora

e ancora un poco. Ma tu nel tuo muoverti

[ovunque, avevi cominciato a rimanere

 fermo.

Eri un’opera edita, ora

ma la mia opera preferita

rimanevi

per i paesaggi

e la sua densità.

.

«Sono uno che è facile alla noia»

mi hai detto un’ultima volta.

Ed io stavolta non ho sorriso.

.

Stavolta.

.

La tua noia

è diventata mia

ed io sono diventata inedita

e tu,

smarrito in qualche cassetto

lasciato in vendita

in un mercato.

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