Come usufruire dell’immunità parlamentare

di Gianluca Berno, 29 maggio 2016

Come omaggio ulteriore ad Umberto Eco, propongo un editoriale redatto nella forma di “Istruzioni per l’uso”, come spesso sono state realizzate anche molte Bustine di Minerva su “L’Espresso”. Spero vi piaccia.

La nuova riforma del Senato, voluta, fortissimamente voluta dal Governo Renzi, è oggetto di una campagna pubblicitaria che definirei vergognosa per il solo fatto d’esser posta in concorrenza con le elezioni comunali: un subdolo mezzuccio per distogliere la nostra attenzione dai programmi dei candidati sindaci; così come collocare la consultazione per eleggerli il 5 giugno, alla fine del ponte del 2, è uno smaccato trucchetto per favorire l’astensione – non sia mai che gli Italiani possano scegliere chi li comanda, per carità!

In tutto questo batter di lingua sul tamburo (cfr. F. De André, Un giudice), oltre al rancido sapor di “Se avanzo seguitemi, se indietreggio sparatemi!” (M.) che Renzi ha deciso di dare al relativo referendum ottobrino, ponendo la sconfitta come un attentato alla sua persona, salta all’occhio un fatto inequivocabile. I nuovi senatori – giacché, per chi non l’avesse inteso, il Senato non viene abolito ma trasformato – saranno Consiglieri regionali “designati”, non eletti, per rappresentare le Regioni. Ignoriamo completamente quali compiti espleteranno, di certo non approvare leggi; potranno, qualora lo volessero, “avocare” a sé una legge che ritengano abbisogni anche della loro approvazione, il che rende piuttosto virtuale il proclama renziano circa l’accorciamento dei tempi della politica; e sappiamo altresì che i nuovi senatori non percepiranno alcuna indennità – ma tutte le altre spese del Senato rimarranno tali e quali.

In fine, ultimo ma non ultimo particolare, ususufruiranno della tanto deprecata immunità parlamentare.

No, no, non avete letto male: costoro usufruiranno della immunità parlamentare. Non è arduo immaginare scenari analoghi a quelli evocati dal noto giornalista Marco Travaglio, direttore de “Il fatto quotidiano”, in molte trasmissioni televisive cui ha partecipato di recente: troppo alto è il rischio che il nuovo Senato divenga una riserva per Consiglieri regionali a rischio carcerazione, da ora protetti grazie al più infame de’ privilegi. “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, ma alcuni cittadini sono più uguali di altri” (cfr. Costituzione della Repubblica Italiana, art. 3; G. Orwell, La fattoria degli animali).

Ora, svariati cortigiani del Presidente del Consiglio si sono affannati a ripeterci che l’immunità sarà applicata solo se il Consigliere X verrà accusato di aver commesso un reato nelle funzioni di Senatore, mentre per presunti reati commessi da Consigliere regionale sarà trattato da comune cittadino. D’accordo, crediamoci; e come si fa a distinguere i due ambiti?

La riflessione mi ha portato ad esaminare delle possibili strategie al riguardo: anticipo che nessuna funziona.

La prima ipotesi che mi è sovvenuta è quella di distinguere i ruoli in base alla variabile temporale: poiché il Consigliere X verrà nominato Senatore rimanendo comunque Consigliere nella propria Regione, si potrebbe stabilire che, contati i sei giorni lavorativi di una settimana, X venga considerato Consigliere dal lunedì al mercoledì e Senatore dal giovedì al sabato. Ma se commette un reato di domenica? E se invece lo commette intorno alla mezzanotte tra mercoledì e giovedì, e la Procura non riuscisse a stabilire con esattezza l’orario? Naturalmente questo secondo problema impedisce l’ipotesi di far ricoprire le cariche a giorni alterni, ciò che moltiplicherebbe le occasioni di dubbio.

Allora ho pensato di distinguere gli incarichi sulla base del luogo: Senatore a Palazzo Madama e Consigliere nella sede della propria Regione di riferimento; ma questo, naturalmente, lascerebbe scoperto ogni altro luogo in cui X potrebbe recarsi, fornendo cavilli a non finire agli avvocati… Senatore a Roma e Consigliere nella propria regione? Peggio che andar di notte: se X commettesse un reato in una Regione che non sia la propria – e ce ne sono ben diciannove! -, come dovrebbe essere considerato ai fini dell’applicazione dell’immunità? Per non parlare poi del caso in cui X fosse Consigliere alla Regione Lazio, il che produrrebbe ulteriori incertezze nel diritto. Bisognerebbe convocare una commissione di agrimensori per mappare tutta la Penisola e stabilire in quali aree X è Senatore ed in quali Consigliere regionale, lasciando comunque scoperti i Paesi esteri, dove nessuno impedisce ad un Senatore/Consigliere di recarsi.

Da ultimo, m’è venuto in mente un metodo per tipologie di reato: sarebbe possibile stabilire quali reati sono “da Senatore” e quali “da Consigliere”? Per dire: truccare un appalto è più da Consigliere, mentre fare gestacci in aula alla collega grillina è da Senatore? E se X uccide la suocera, nella veranda, con la chiave inglese, che si fa? Diamo la colpa al Professor Plum?

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