Trovate qui gli altri Ircocervi e qui la spiegazione del gioco.

Addams Smith

Il liberismo macabro

«Dunque, vediamo un po’ il prossimo… Smith… economista» bofonchiò Pietro scorrendo il grande libro che aveva aperto sulla scrivania davanti a sé; alzò quindi gli occhi per guardare il primo della sterminata fila di persone d’ogni età e nazione, per poi aggiungere: «Mi conferma che è lei?».

«Sì, sono io» rispose l’interpellato.

«Bene, bene… dunque, avete niente da dichiarare?».

L’uomo ben pettinato spazzò via un granello di polvere dalla giacca marrone d’ottimo taglio con un gesto noncurante. Quasi era seccato per il protrarsi dell’esame, né si preoccupò più di tanto di non farlo notare; invece rispose, accompagnando le parole con un’eloquente occhiata: «Ritengo che i miei meriti siano sufficientemente noti anche qui… comunque, se proprio tenete a queste formalità… Ho scoperto le leggi immutabili del commercio e del mercato, le ho divulgate e ho posto le basi per la formazione di una società più progredita, in cui rispettando queste leggi l’Uomo potrà…».

«Sì, sì, d’accordo… ora, però, non è più il momento per giocare. Innanzitutto, dovreste aver chiaro che quest’esame ha un’importanza capitale: non passarlo potrebbe avere conseguenze terribili, immagino ne abbia sentito parlare anche prima di arrivare qui…».

«E chi sta giocando!?» sbottò l’economista, punto sul vivo: egli si riteneva persona serissima.

«Intendo dire che dovreste dirmi se siete convinto della bontà delle opere che avete compiuto nel corso della vostra vita, se sentite d’aver perseguito la retta via e se, cum timore ac tremore multo, ritenete possibile la vostra ammissione».

Arrossì violentemente l’interrogato, ed arrivò quasi ad alterarsi: «Stavo giustappunto spiegandovi quale importante progresso io abbia portato all’Umanità, che in materia economica brancolava prima nelle tenebre e ora potrà edificare una società più giusta…!».

«Oh, gettate la maschera per piacere! ‒ sbottò Pietro ‒ Le vostre ironie sono senza dubbio divertenti, ma quando è troppo è troppo: le vostre leggi del mercato hanno già ora, ed avranno sempre più in futuro, delle conseguenze catastrofiche! Ma che ve lo dico a fare, lo saprete senz’altro, e ne avete fatto una sottile denuncia, ma ora è il momento di spiegare esattamente quali motivazioni vi hanno spinto a parlarne in modo così equivoco».

Tutt’intorno s’era fatto silenzio, un silenzio di tomba. Gli altri componenti della commissione giudicante e l’uscere seduto poco lontano dal tavolo non avevano visto che rare volte il signor Pietro in un simile stato; eppure l’interrogato non pareva essersi accorto della gravità della cosa, perché seguitava a indignarsi e ripetere le solite cose che aveva già dette: «No, no, quale ironia, di che cosa state parlando? Io sono un uomo serio, non perdo tempo a giocare! Vi sto dicendo che ho trovato il sistema di contribuire al benessere della società umana, basta seguire le leggi: le attività economiche volte al profitto, se lasciate libere, aumenteranno la ricchezza complessiva, finendo per migliorare le condizioni della società tutta, a lungo andare…».

«Come, voi… voi dicevate sul serio?» esclamò Pietro, allibito.

«Ma è naturale che dicevo sul serio! E comunque, di quali conseguenze parlavate poco fa? Il mio sistema funziona perfettamente, anzi…».

«No, no, non mi ripetete ancora le vostre assurdità: voi avete realmente creduto che un imprenditore, il cui scopo è effettivamente realizzare profitti, si occuperebbe del bene comune, qualora ritenesse che non gli convenisse?».

«Io ho descritto un processo, che cosa importa la volontà del singolo? La produzione della ricchezza sarà un beneficio generale indipendentemente dagli orientamenti di un imprenditore!».

«E invece no, signor Smith! L’imprenditore, lasciato libero da regole diverse dalla vostra bella legge, non farà altro che produrre le circostanze necessarie ad accrescere il profitto: e se tra queste circostanze c’è lo sfruttamento d’uomini, donne e bambini che hanno lo svantaggio d’esser nati troppo poveri per pretendere miglior trattamento, mi spieghereste, di grazia, come accidenti si possa ottenere il benessere generale su simili premesse?».

Il signor Smith era esterrefatto, non riusciva a capire. Pietro proseguì, incalzante: «Il vostro liberalismo economico produrrà una seconda schiavitù, forse peggiore di quella in vigore nei tempi antichi o della servitù della gleba. Non c’è dubbio in proposito. E voi non avete mai neanche preso in considerazione l’ipotesi che simili orrori siano la conseguenza necessaria del vostro sistema? Ebbene, io non so che dire: l’esame non è superato, signor Smith. Possiamo concederle il beneficio del dubbio e destinarla al Purgatorio, non di più».

«Ma, ma… ma io…!» cominciava a protestare l’economista, ma già le guardie intervenivano ad indirizzarlo verso le scale…

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