di Gianluca Berno

Palazzo di Giustizia

Siamo ad un nuovo capitolo della “sinfonia urbana”: sul corso di Porta Vittoria l’imponente mole del Tribunale biancheggia sin da lontano, monumentale eppure squallida come solo gli edifici monumentali d’epoca fascista sanno essere.

Proprio per ironizzare sul rapporto tra funzione dell’edificio e sua architettura, adotto il trimetro giambico “zoppo”, un metro antico molto usato a fini irriverenti (come noi) composto da sei coppie di sillabe: dalla prima alla quinta, le coppie sono composte da una sillaba atona e una accentata, il che produce un ritmo ascendente; esso, però, viene improvvisamente interrotto dall’inversione dell’ultima coppia, con la sillaba accentata prima di quella atona.

Iustitia vedi scritto sulla facciata

del gran palazzo che del tribunale è la

famosa sede. Ma sarà così vero

che viene rispettata in ogni caso? Credo

invece sia tal quale tutti quei luoghi

in cui fu sempre amministrata la grande

virtù che pur Platone decantò; sembra

inoltre chiaro come pure nell’aspetto

lo stile del Ventennio mostri ben quale

aspetto ‘l nostro ordinamento ha sempre avuto:

rigonfio e dispersivo, sempre più opprime.

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