di Stefania Ferrazzi

Era andata a fare visita

alle vetrine colorate

per trovare un vestito

che sapesse d’estate.

Uno di quelli che ispiravano

simpatia

e nuovi amici,

che l’avrebbero resa

piacente

per una sera.

Con quel vestito poi avrebbe chiesto

emozionata: «Facciamo una foto

[insieme?

Per il tuo quarto di secolo»,

e avrebbe tenuto lo scatto

sul comodino

ricordandosi che in quel momento

lei era stata felice.

.

Poi era andata a cercare

delle scarpe

adatte

per il suo vestito

e ci avrebbe camminato

con la disinvoltura di chi

aveva attraversato scalza

l’inferno

e aveva deciso

di uscirne.

E magari con queste ci avrebbe ballato

e camminato

un po’ brilla

di sorrisi

e di parole

e di nuovi volti amichevoli.

.

Le aveva poi comperate,

quelle louboutin

– che magari non avrebbero aggiustato

tutto tutto,

ma sicuramente l’avrebbero riflessa

di nuovo donna,

e forse qualcuno si sarebbe accorto

che lei c’era

e che sapeva ancora

ridere

e brindare,

e che forse

non era proprio da dimenticare,

e magari,

dico magari,

sarebbe stata capace di parlare

con le persone

senza averne paura,

per quella sera.

.

Per quella sera

che sarebbe stata

speciale.

.

Si era poi diretta in stazione

perché mancava il regalo

quello giusto,

quello in sospeso:

«Un’andata e ritorno per Venezia»

chiese sicura.

«Con una busta se ce l’ha» precisò.

«Con una busta?»

chiese perplesso l’uomo

da dietro il vetro.

«Sì, perchè è un regalo».

Il bigliettaio, allora,

divertito la guardò

e sorrise.

«Con una busta sia».

E lei ringraziando

se n’era poi andata

col cuore caldo.

.

Aveva poi aspettato la mezzanotte

per gli auguri,

e dall’una

erano diventate le tre;

e avevano sonno

le sue palpebre,

ma era una questione importante

e andava bene lo stesso

così.

.

Poi le urla nella notte

e la paura avevano vinto

su di lei,

divorandola

del tutto.

.

E niente, lei non si è salvata

e lui non l’ha capito,

e lui le ha detto

che aveva bisogno di spazio.

E lei che era pronta

col suo vestito, le sue scarpe,

i capelli freschi e il trucco curato,

non sapeva più cosa stesse aspettando;

ed ha perso la festa

e il suo amico più grande

nel suo algoritmo di calcoli

sbagliati.

«Prenditi tutto lo spazio che vuoi, non

[mi interessa più!». Tra tutti,

il suo orgoglio

è diventato cemento

e ha vinto la guerra.

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