«Uniti per Dio, chi vincer ci può?»

di Filippo Mairani, 24 giugno 2016

Barzelletta

Nota di G. Berno: quando ieri sera Filippo mi ha mandato questo editoriale da postare, abbiamo iniziato un interessante dibattito via e-mail sull’Unione Europea, che ci vede cordialmente su posizioni opposte.

Ciò detto non importa, perché, come disse Voltaire: «Non sono d’accordo con ciò che dici, ma sarei disposto a offrire la mia vita perché tu possa dirlo». E poi, tanto, ha vinto la Brexit…

Ci sono un italiano, un tedesco, un inglese ed un francese.

E subito sul volto di chiunque senta questa parole messe in fila appare un ghigno. E perché no? In fondo si tratta di una barzelletta, di un gioco che sfrutterà gli stereotipi che noi associamo alle diverse nazionalità per trasformare il nostro ghigno in una sana risata.

Eppure raramente il linguaggio umano, soprattutto con qualcosa che viene condiviso semplicemente per orale da tutta una popolazione, come nel caso di un modo di dire,  di una barzelletta, di una fiaba o una leggenda, evita di nascondere significati più profondi dietro a quelli che appaiono come semplici giochi verbali.

-STACCO-

La situazione non si fa tanto diversa neppure se osserviamo la situazione dal punto di vista della semplice commedia: spesso la riuscita di una battuta non dipende infatti dalla battuta in sé, ma piuttosto dalla situazione in cui questa è utilizzata, o dal personaggio che la pronuncia.

Poche cose sono in grado di suscitare ilarità meglio di un archetipo che si vede improvvisamente costretto ad interagire, o a vivere all’interno, del suo esatto opposto. Giustapporlo insomma a qualcosa che né il personaggio né lo spettatore si sarebbero mai aspettati, giocare sulle aspettative.

Rispondere, dopo aver scoperto che la propria sposa è in realtà un uomo travestito, con un semplice, pacato “nessuno è perfetto” è molto più efficace di qualunque esagerata smorfia di sorpresa che l’attore possa riuscire a produrre.

Per questo la barzelletta con le nazionalità funziona così bene: allestisce davanti a noi una scena paradossale, una realtà dove elementi così differenti e contraddittori convivono allo stesso tempo  nello stesso posto, ed il risultato non può che essere esilarante.

Uno di loro farà una figuraccia, o trionferà spudoratamente sugli altri, e poi i diversi tipi si separeranno, pronti a riunirsi solo in vista di una prossima, paradossale avventura.

Eppure, come non ricordava di sottolineare lo scrittore americano Mark Twain, la realtà ha la possibilità, che in realtà molto spesso è un’abitudine, di essere più paradossale della fantasia.

A prova di questo possiamo portare il fatto che noi, questa barzelletta, la viviamo tutti i giorni.

La viviamo come abitanti di un mondo ormai globalizzato ed interconnesso che ci permette di sapere cosa accade dall’altra parte del globo in tempo reale, ma la viviamo in modo ancora più pregnante come cittadini europei.

L’assetto del continente ha spesso ricordato la parte iniziale della barzelletta, con una nazione che cerca di fregare le altre, magari solo per poi mettersi nei guai da sola, e la satira in questo senso non ha mai mancato di centrare accuratamente la situazione, descrivendoci spesso le nazioni come buffe figure pronte a saltarsi l’una al collo dell’altra.

Oggi, sembra che pochi abbiano ancor voglia di ridere in maniera positiva di questo paradosso, e preferiscano piuttosto deriderlo.

Si cerca di allontanare le altre nazioni, con la convinzione che da soli si sia più efficienti, o nell’egoistica speranza di non dover più pensare ai bisogni degli altri ma solamente ai propri.

Eppure, nonostante la sua intrinseca follia e paradossalità questa barzelletta, in oltre cinquant’anni di storia, è riuscita ad evolversi ed a prosperare, continuando ad allargarsi accogliendo sempre più paesi, che con la loro diversità e la loro influenza sono riusciti a dare un nuovo volto, una nuova dinamica a quella che altrimenti sarebbe rimasta la solita, litigiosa confusione che aveva dominato i secoli passati.

Spero insomma che, nonostante le ovvie difficoltà che noi tutti, come cittadini ma soprattutto come persone ci troveremo ad affrontare negli anni futuri, nessuno finisca mai col perdere la speranza, o la consapevolezza che è l’unione a fare la forza e che nulla, di questo sono sicuro, sia meglio di questa buffa, paradossale, e assolutamente improbabile unione.

Che va protetta proprio in vista della sua unicità.

 

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