di Stefania Ferrazzi

Tenendomi stretta per mano,

mi hai guidata

nel labirinto

delle tue macerie,

facendo attenzione affinché

nulla

mi graffiasse.

.

«Guarda». Ti sei fermato.

Quasi hai implorato

le mie insicurezze a prendere forza

e scappare oltre.

«Ti guardo» ho risposto

tremante.

.

E lentamente, nel rumore di un sogno

senza forma,

ci siamo incastrati le retine,

ché eravamo il solo segreto

ad essere rimasto in piedi,

e ci siamo completati le paure

più barbare,

ché eravamo i soli

ad averle sapute

assaggiare.

.

Ed io ti ho stretto più forte

aggrappandomi al tuo battito

mentre la luna ci disegnava.

Ed io ti ho tenuto più vicino,

per non lasciarti sfocare

laggiù nel tuo baratro.

.

Solo ora so dire

ad alta voce

che l’istante in cui ci siamo conosciuti

– ecco, quell’istante

è andato poi perduto

nella Terra dei non redenti.

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