Eccoci qui con l’ultimo Trittico prima dell’estate! Lo so che siamo in ritardo di due o tre vite, ma compatiteci: tra gli esami e l’ispirazione che va e viene come le pare, capita spesso di perdere il filo; e se aggiungiamo che fa un caldo come non si vedeva dall’inizio delle rilevazioni, beh… In ogni caso, eccoci all’arancione, terzo ed ultimo colore dei secondari; per gli altri, rinviamo a dopo le ferie.

Gianluca Berno Stefania Ferrazzi Filippo Mairani
È un colore non considerato,

quello su cui son chiamato a

[scrivere

questa volta, l’arancione.

[Pensato

ho lungamente, ma di

[concludere

non mi riusciva. Spremendomi

[allora

le meningi, mi dicevo: «Finora

 

è stato piuttosto facile aver

delle buone idee, sia con i

[peccati

sia con i colori. È bastato veder

nella mente dei disegni

[appropriati

nei quali quel colore dominasse

e trasformarli in scritto. Mi

[bastasse

 

anche per questo! Ma con

[l’arancione

che cosa pensare?». E

[rimuginavo,

pensando a cose che

[d’ispirazione

potessero essermi: e mi

[figuravo

zucche e carote, ed agrumi e

[meloni,

e le albicocche, che o sono

[arancioni

 

perfette, o non si possono

[mangiare

‒ o almeno, io le trovo

[immangiabili,

ma dei gusti non c’è da

[disputare,

e dei colori neppure. Gli abili

si vedono da queste situazioni,

quando sono sottoposti a

[pressioni.

 

Alla fine mi venne in mente

[questo:

di scrivere con versi ricercati

che in tal frangente senza piani

[resto;

che non so com’andrebbero

[impiegati

questi endecasillabi per narrare

d’un color ch’è bello ma non so

[usare.

L’arancione è il ritardo che

[Gianluca mi accusa.

L’arancione è ansia da

[prestascrittura.

L’arancione sono giorni di

[vuotume mentale

e sentirmi eliflua è un altro

[arancione.

Gioco a paintball ma è tutto

[arancione

e Gianluca muta in versi

[arancioni.

Un altro ritardo.

Altra storia arancione.

Che ho perso il senso

dell’arancione.

Rimane Gianluca

tutto arancione.

 

Nota del curatore: il testo, un po’ ermetico, necessita d’una chiosa. In particolare si notino alcune parole: prestascrittura, crasi di “prestazione” e  “scrittura”; vuotume, un  sostantivo di nuova coniazione derivato dallo aggettivo “vuoto” più il suffisso “-ume”, che spesso ha una sfumatura dispregiativa; l’agg. eliflua è invece pura invenzione. L’autrice dei versi esorta i lettori a leggervi quel significato che più loro aggrada. – G.B.

Jack Fitzgerald scese, ancora intorpidito dal sonno, la rampa di scale del Bed & Breakfast dove aveva trascorso la notte.

Raggiunto il piano inferiore, si diresse verso la sala da pranzo dove il suo amico, nonché compagno di stanza, Abid Bilâl aveva già occupato un tavolo, su cui stava consumando la sua colazione.

Appena Abid vide l’amico, gli fece segno di sedersi al tavolo con lui.

Sedutosi, Jack notò la gran quantità di briciole sparse sul tavolo che tradivano la recente passione dell’amico per i dolci tipici spagnoli, ai quali lui invece proprio non riusciva ad abituarsi. Iniziò così a mangiare svogliatamente un churro, aiutato da una tazza di latte.

 «Li mangi tutti quelli?» chiese Abid indicando il piatto di dolci che lui stesso aveva preparato per Jack.

«Sai Abid, se tu potessi mangiare il maiale scommetto che capiresti quanta nostalgia ho del sapore della pancetta al primo mattino» rispose Jack, avvicinandogli il piatto di dolci.

 «Sei dipendente da quella roba, amico. – rispose Abid ingoiando un bolos in un sol boccone – E poi ci servirà molta energia per affrontare il viaggio di oggi, quindi è meglio mangiare tanto zucchero!»

Su quest’ultimo punto Abid aveva effettivamente ragione. La settimana che avevano previsto di passare a Madrid era terminata, ed era tempo che la vacanza si spostasse più ad ovest, in direzione del Portogallo.

Prima tappa: l’oceano.

Jack si sarebbe fermato volentieri a riposare prima da qualunque altra parte, ma già in fase di progettazione del viaggio Abid era riuscito a strappargli la promessa che, appena oltrepassato il confine spagnolo, la prima cosa che avrebbero visto sarebbe stato l’Atlantico.

Il viaggio, benché lungo, scorse tranquillamente. Oltre agli immensi paesaggi desertici della mesa spagnola, a fare compagnia ai nostri viaggiatori ci pensarono le occasionali canzoni pop intercettate dalla radio della macchina presa a nolo e le loro stesse chiacchiere.

«Non ti capisco Jack, come fai ad essere così indifferente ad una delle più grandi meraviglie della natura?» chiese Abid, che da quando erano partiti non riusciva a capacitarsi di come facesse l’amico ad essere così poco eccitato.

«Non sono indifferente alla sua bellezza, è solo che ci sono abituato» disse Jack, scostandosi una ciocca di capelli rossi che gli impediva la visione della strada: «Dopotutto io vengo dall’Irlanda, là siamo circondati dall’oceano. Si tratta sempre di una gran massa d’acqua. Vista una, viste tutte».

«Manchi di fantasia Jack. E poi io non l’ho mai visto l’oceano. Scommetto che anche tu eri emozionato la prima volta che ti ci sei affacciato».

Jack rimase un attimo in silenzio, scavando all’interno della propria memoria, poi disse: «Può darsi, ma non ricordo bene. La prima volta che l’ho visto probabilmente ero in compagnia di mio nonno. Sai, lui abitava a Belfast».

«Ah, città di porti e cantieri navali. Scommetto che adorava il mare».

«Nient’affatto. Diceva sempre che l’oceano aveva un’unica funzione, ed era di far galleggiare le navi che i poveri cristi come lui costruivano».

Abid si limitò a fissare il paesaggio fuori dal finestrino senza rispondere. Pr ora, la discussione era conclusa.

Centinaia di chilometri e molte ore dopo, i due amici riuscirono infine a raggiungere la loro meta. Alle loro spalle il Portogallo. Davanti, l’Oceano Atlantico.

Nella mente un unico, nuovo obbiettivo: sgranchirsi le gambe.

Quello che nel farlo ci mise più energia fu Abid, il quale aspettò giusto l’ultimo rantolo del motore prima che la macchina si spegnesse del tutto per saltare fuori dalla postazione del passeggero ed iniziare a correre, piedi scalzi, lungo la spiaggia.

Il suo desiderio si era finalmente realizzato, e lui non poteva esserne più felice. Poco più indietro Jack, chiusa la macchina, si godeva una più tranquilla passeggiata sulla spiaggia e la vista, per la verità davvero affascinante, del sole arancione che lentamente spariva oltre un orizzonte sempre più scuro.

«Visto Jack? – disse Abid avvicinandosi – Ti avevo detto che era meraviglioso, e dal tuo sorriso capisco che anche tu lo pensi».

«Veramente io stavo ammirando il tramonto».

«Macché tramonto, pensa alla vastità dell’oceano, pensa che stai guardando l’America in questo momento, Ti rendi conto? Stai guardando un intero continente: è come essere sulla Luna!».

L’America, pensò Jack.

Se quella mattina gli avessero fatto notare quello che Abid gli aveva fatto notare ora, probabilmente l’avrebbe bollata come una semplice curiosità, ma davanti a quella sconfinata massa d’acqua quell’informazione otteneva un nuovo spessore. Gli era diventato impossibile non pensare al fatto che infiniti chilometri davanti a lui si trovasse un intero nuovo continente pieno di città, palazzi e persone probabilmente ancora immerse in un sonno profondo.

Allo stesso modo alla sua destra, verso Nord, si trovava invece il suo paese natio: l’Irlanda.

Jack si voltò. Davanti a lui i suoi occhi vedevano il muretto che separava la spiaggia dalla strada, la macchina presa a nolo e le luci dei palazzi che incominciavano ad accendersi nella notte.  La sua vista però andava oltre la realtà; si allungava per il Portogallo, riattraversava il confine fino a raggiungere la Spagna, per poi andare oltre i Pirenei e trovarsi in Francia, in Italia, Lussemburgo, Germania, Inghilterra, Olanda, Svezia, Norvegia e così via fino agli Urali. Decine e decine di nazioni cariche anch’esse di storia, edifici e persone, accumunate dalla notte dei tempi dal fatto di esser tutte al di qua dell’oceano.

Ancora scombussolato da questa pur così ovvia rivelazione, Jack non poté fare a meno di porsi una domanda, alla quale non seppe trovare nessuna risposta.

«Abid, se l’oceano è fatto per contenere le navi, come diceva mio nonno, per te qual è lo scopo del nostro continente?»

Ma Abid era corso lontano, e la domanda si perse nella notte.

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