di Filippo Mairani

a-si-no

Una cosa che sicuramente tutti noi abbiamo in comune è  il piacere per la lettura, e pochi periodi sono tanto adatti a dare spazio al nostro Hobby come l’Inverno.

Il clima rigido porta inevitabilmente anche i più ostinati amanti delle passeggiate  a stare chiusi in casa e, impossibilitati a correre con le gambe, spesso corriamo con la fantasia, portando la mente in luoghi nuovi ed entusiasmanti dove le possibilità sono infinite, proprio come le riflessioni che si generano una volta acceso il cervello.

Il mio, una volta attivato, ha sentito il bisogno di informarsi sul referendum del 4 Dicembre che chiamerà il popolo a dire la sua sulle modifiche costituzionali. Non è la prima votazione che mi ritrovo ad affrontare e sono conscio di quanto grande sia la posta in gioco, sia per il governo che per il paese, quindi ho iniziato la mia ricerca aspettandomi che il confronto tra le parti politiche in questione fosse particolarmente abrasivo.

Quello che invece non mi sarei mai aspettato sono state due circostanze:

Innanzitutto la relativa difficoltà a trovare materiale che si limitasse a descrivere il contenuto della riforma senza sfociare in una diretta presa di posizione per il sì o per il no.

Secondariamente, ed è  questo ciò che più mi ha colpito negativamente, è stata la reazione che hanno avuto a questo referendum gli stessi votanti.

È normale che la poco discreta domanda (l’unica domanda più indiscreta di questa è chiedere l’età ad una donna) “Tu cosa andrai a votare?” salti fuori, tra amici e conoscenti durante periodo d’elezioni. Solitamente le reazioni alla risposta sono sempre state due: entusiasmo quando la risposta coincideva con la tua stessa opinione e delusione quando invece la contrastava.

In questo periodo invece mi è capitato di vedere persone che, ottenuta una risposta contraria alla loro opinione, facevano seguire all’immediato sbigottimento una lunga spiegazione sul perché la tua opinione fosse errata nel migliore dei casi o un comportamento passivo-aggressivo nel peggiore.

Queste problematiche non sono però senza risoluzione. I materiali per informarsi liberamente sul referendum sono pochi, e talvolta sparsi, ma ci sono. “Breaking Italy”, popolare canale di youtube, ha dedicato un intero video a spiegare, usando un linguaggio semplice e non senza una punta d’umorismo, quali aspetti dell’attuale costituzione la nuova legge andrebbe a cambiare.

Ed anche un’associazione che per storia e per scelta si è sempre tenuta lontana dalle questioni prettamente politiche come l’A.G.E.S.C.I. (Guide e Scout Cattolici Italiani), ha dedicato una parte non irrilevante della propria rivista “Proposta educativa” a spiegare quali sono i cambiamenti che potrebbe portare la nuova legge ed i punti di vista delle due fazioni, senza però schierarsi per alcun ideale se non per la partecipazione politica.

Per quanto concerne la seconda perplessità, invece, non esiste un’unica soluzione a questo problema, ammesso che problema lo si voglia chiamare.

Come ho scritto più sopra non ignoro il peso politico di ciò che tutti noi saremo portati a scegliere il prossimo 4 Dicembre. Comprendo che sarà una scelta che avrà conseguenze dirette sia sul futuro che sull’immediato di questo paese, e nemmeno posso dire che questa improvvisa febbre di partecipazione alla politica mi dispiaccia, ma c’è modo e modo di esprimerla.

In questi giorni troverete ovunque persone che vi diranno di votare tassativamente per questo o per quello. Io non sarò una di queste, come avete notato non vi ho spinto a votare né per una fazione né per l’altra, non è per questo che è stato creato il nostro blog e decisamente non è per questo che è stato scritto questo articolo.

La sua funzione è quella di far riflettere su come avere  la possibilità di poter esprimere la proprie opinioni sulla gestione della cosa pubblica sia un fatto meraviglioso ed impensabile fino a pochi anni fa.

Quindi vi lascio, cari lettori, con l’auspicio che il dibattito politico possa continuare, essendo però un’esperienza positiva per chiunque, a prescindere da quale che sia la sua opinione.

Perché poco importa quale sia; finchè i cittadini si sentiranno liberi di esprimerla senza dover temere ripercussioni e censure, avremo vinto tutti.

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