di Filippo Mairani

Quelle che ormai sono ere geologiche fa, una nostra simpatica lettrice, gilda.m, mi ha fatto una domanda tanto gentile quanto desiderata.

Mi ha chiesto, cioè, quale fosse il mo cartone preferito.

Questa domanda, alla quale ogni altro essere umano risponderebbe senza esitazione col cartone che, dall’infanzia, gli ha lasciato i ricordi migliori, ha naturalmente costretto il sottoscritto a porsi un’infinità di domande che tenevano da conto non solo il grado di intrattenimento che mi hanno lasciato le diverse produzioni animate che conosco ma anche in che modo la mia risposta avrebbe avuto conseguenze, nei confronti di chi l’avesse letta, per il medium dell’animazione.

La frase sovrastante può sembrare strana, e forse addirittura spia di una persona che ritiene la sua opinione fin troppo importante quindi, per cercare di chiarire la mia posizione, sfido amichevolmente il lettore a pensare, in tutta calma ma con sincerità, quale sia il suo cartone animato preferito.

Non temete, io rimarrò qui tranquillo ad aspettarvi.

Fatto? Bene.

Ora di nuovo darò prova di una persona che valuta troppo la propria opinione, ma voglio scommettere che avete risposto con un recente film Disney/Pixar (Zootropolis, Inside-Out, Frozen…) o magari con un lungometraggio (sempre Disney/Pixar)  della vostra infanzia (Hercules, Aladdin, Toy Story…) o con un anime (secondo il sottoscritto non andrebbero contati in una discussione che tratta genericamente di “cartoni animati”,  ma di questo parleremo un’altra volta) come Dragonball, Lupin III o, se avete un po’ più di esperienza alle spalle, Mazinga o Ufo Robot.

Noterete che tutti gli esempi riportati provengono da qualcosa che ci ha intrattenuto nell’immediato, da qualcosa che ha catturato la nostra fantasia durante l’infanzia, quando ancora la nostra immaginazione era fresca, manipolabile e prona allo stupore o qualche cosa prodotto in un contesto culturalmente molto diverso dal nostro.

Per non parlare del fatto che moltissimi esempi sovrastanti provengono da un’unica azienda.

Ciò non vuol dire che le scelte sopra riportate siano sbagliate. Tutti i prodotti sopra elencati sono dotati di un tasso di qualità molto alto. Questo però non toglie che il campione preso in esame sia sempre estremamente superficiale, quando si va  a guardare il medium dell’animazione in generale.

Considerando di cosa tratta il nostro blog, spostiamo un attimo l’argomento sul tema letteratura.

Come sarebbe il mondo se i libri preferiti di ognuno fossero così standardizzati? Come ci sentiremmo noi appassionati di letteratura se ogni risposta fosse un diverso libro della serie di Harry Potter? O Hunger Games?

Come si sentirebbero i giallisti se l’unica risposta apparentemente sensata e – importante da notare – in potenza accettata da tutti come normale alla domanda: “Qual è il tuo romanzo giallo preferito?”,  fosse: “Uno dei tanti romanzi di Sherlock Holmes”?.

È triste, per qualcuno che ama l’animazione, vedere come questa sia ridotta nel linguaggio quotidiano a qualcosa che è esclusiva di un’unica, benché importantissima, industria.

Certo, questo non vuol dire che il sottoscritto sia immune al suo fascino. Per rispondere finalmente alla domanda iniziale a cuore un po’ più leggero, uno dei cartoni che mi stanno più a cuore è probabilmente Darkwing Duck, per il suo sapiente mix di umorismo ed azione, per non parlare del fatto che per la prima volta il mio giovane cervello aveva a che fare con un eroe che aveva ben poco di eroico e molto del narciso. Semplicemente esilarante. Molto vicino ci sono le Ducktales, che ho sempre visto come la trasposizione animata delle mie amate storie a fumetti di Zio Paperone.

Ma quelli Disney non sono stati gli unici cartoni che hanno per me un posto speciale: non posso dimenticarmi di Le tenebrose avventure di Billy & Mandy e di Leone il cane fifone per come sapientemente riuscissero a giocare con realtà morbose ed orrorifiche, che fino ad oggi rimangono tra le tematiche che preferisco veder esplorate in maniera non convenzionale. Dei moderni, oltre all’ovvio Gravity Falls, c’è un altro cartoon Disney: Wander over yonder (conosciuto solo come Wander in Italia) che, nonostante la prematura cancellazione, rimarrà agli occhi del sottoscritto una delle migliori serie mai concepite; il che è strabiliante se si pensa come fosse, alla fine, un prodotto specificatamente pensato per i bambini.

Che sia forse questo il problema? Che l’animazione occidentale riesca a stimolare consensi solo in ambito infantile perché è quello il suo unico campo d’azione?

Stento a crederlo. Negli anni si sono viste decine di pellicole animate dedicate a tematiche prettamente adulte: I lavori di Ralph Bakshi (Fritz il gatto, Coonskin, American pop), o Watership down (Martin Rosen 1987), When the wind blows (Jimmy Murakami, 1986), Sausage party (Greg Tiernan, 2016); e lo stesso dicasi per la televisione.

Anche togliendo dall’equazione I Simpson, sia perché non necessitano di presentazioni sia perché hanno perso ormai da anni il loro mordente, non mancano serie animate per adulti che meritano di essere viste. Da Bojack Horseman, storia di un cavallo antropomorfo che cerca di reinventarsi dopo una decade passata ad essere un’amata star televisiva ed un’altra passata ad essere un alcolista, a Rick & Morty, che al momento mi limiterò a descrivere come: “Doctor Who, ma sotto acidi”.

E tutto ciò senza lasciare da parte quelle serie animate che, pur tecnicamente pubblicizzate come per ragazzi, sono scritte in modo da essere godibili anche per gli adulti. Esempi sono stati Batman: la serie animata e più recentemente Star Wars: The clone wars e Star Wars rebels.

L’animazione ha dimostrato più e più volte di essere un medium che, al pari del cinema e della letteratura, è in grado allo stesso tempo di stupire i bambini e di far riflettere gli adulti, di suscitare nuove, incredibili sensazioni nate dal visitare luoghi fantastici ed impossibili e di farci riflettere sulle emozioni complesse che proviamo nel corso della vita di tutti i giorni. Eppure, per uno stigma tanto combattuto dagli appassionati quanto radicato nella mentalità dell’occidente, l’animazione è vista non solo come mero intrattenimento, ma anche di bassa qualità, adatto giusto per tenere occupati i bambini.

Quindi, da appassionato d’animazione ormai reo confesso, credo che l’unica cosa che possa fare per cercare di far conoscere un po’ meglio il mio passatempo preferito sia di sfruttare, se il pubblico lo vorrà, un po’ dello spazio che mi è concesso sul blog per presentarvi qualche prodotto animato e magari aiutarvi a scoprire, chissà, il vostro nuovo cartone animato preferito.

P.S.: sono serio, sentitevi liberi di scrivermi nei commenti se una rubrica del genere vi interesserebbe o meno. Prometto, a tutela dei vostri occhi e per rispetto del vostro tempo, di scrivere articoli meno lunghi.

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