di Gianluca Berno

Quartine di endecasillabi a rima baciata sulla nota piazza che si apre dietro il Duomo di Milano, sulla destra. Ebbene sì, riprendono le poesie cittadine…

Io, la Fontana che noma la piazza,

sotto la pioggia od il vento che spazza,

che vi sia sole o il ricordo che duole

di neve bianca e lenta; come suole

 

talvolta far l’oggetto inanimato

ne’ versi d’un autore squinternato,

voglio parlare dei quattro edifici

che mi circondano, e giorni felici

 

voglio augurar a chi sa indovinare

a qual d’ognun il mio versificare

si riferisca con queste quartine

c’ho numerato d’adesso alla fine.

 

Un mi ricorda la strage impunita:

gl’anni di piombo, la folla atterrita

ed il bisogno, d’allor, di sapere

se con il sangue si mischi il potere.

 

Subito a quello si lega il secondo

molto più antico, che pure confondo

col precedente, séguito più nero

con quei che cadde, e chissà cos’è vero?

 

Terzo è un palazzo che pare una trama

di muri e finestre di chi non ama

far cose belle ma solo denari

con hotel brutti fuor, palazzinari.

 

Quarto s’affaccia l’Arcivescovado,

riferimento alla città e al contado

nel ben e nel mal, tra prìncipi e Santi,

chi servì il Padre e chi fu coi regnanti.

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