di Stefania Ferrazzi

Mi sarebbe piaciuto, giuro,

creare tra le onde

un pianoforte di corallo,

come sognavi ad alta voce

ridendo.

Lasciarmi scorrere tra le nudità

delle equazioni

per poi lasciarle così,

interrotte.

Questo

in te volevo, cadere altrove.

Ma quando,

vanesia,

delle mie ipotesi

più fragili

ti sei vestita,

i tuoi contorni hanno smesso di attrarmi

perdendosi tra i punti di fuga

di una periferia

senza nome.

Ti ho lasciata sbiadire

e ora, dopo anni

di vuoto

non saprei più affermare,

se sei stata reale

o l’impronta di un sogno

autunnale.

Annunci