Metro: canzone in endecasillabi e settenari con schema AA-bccB-dD.

 

Francesco mio, benché ‘l parlar sia indarno,

aprirvi voglio, col mio scritto scarno,

il cuor, per quanto male

possa far dire ‘l vero;

ma se non è sincero,

l’animo adesso e su materia tale,

quando sarà? Per questo

badar non posso a che non siate mesto.

.

Udite ho tutte vostre rime sparse,

né voi crediate ch’il mio cuor non arse

sapendo il sentir vostro;

ma mi sovvenne tosto

l’ostacolo frapposto,

da voi, che vi chiudeste dentro al chiostro:

certo, per me cantare,

ma donde più non mi potrete amare.

.

O dunque, a che mandarmi tanti versi?

A che adornare con nomi diversi

e retoriche tinte

il bel sembiante mio,

se si è sposati a Dio?

Quale tormento a nostre membra, avvinte

com’ellera ai doveri

opposti, vagheggiar legami seri!

.

M’Amor non voglia fare il sacrilegio,

non abbi tu per me tuoi voti in spregio;

né verrò mai cercando

esto vietato amore,

i’, che n’avrei dolore

e ‘l foco eterno. Però lagrimando

per sempre mi congedo

né più da te codeste cure i’ chiedo.

.

Se puoi, tu ammirator perdona il gesto

e, per pietà, non fare manifesto

al mondo ogni pensiero

che corre la tua mente;

né mi trai nel presente

dopo la morte con il tuo pensiero:

sarebbe imbarazzante

s’ancor di me scrivessi tal qual ante.

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