Metro: sestine di settenari, dei quali i primi, i terzi e i quinti versi sdruccioli; i secondi e i quarti piani e rimati; i sesti tronchi e in rima a coppie.

 

Gentile Autor, volendoLe

significar la stima

che porto a Lei – non dubiti –

in séguito alla prima

di questo gran spettacolo,

adesso scriverò.

.

Non temo di ripetermi

né d’essere affettata,

s’elogio la sua splendida

arte, c’ha dimostrata

coi begli endecasillabi

che meglio non si può;

.

Soltanto, ripensandoci,

vorrei parlare un poco

del ruolo qui assegnatomi:

è ver che quest’è un gioco

tra autor, attori e pubblico,

ma è pure verità.

.

E qual è il ver che vedono

gli spettatori in scena?

Essi Ermengarda piangono,

che per due volte appena,

abbandonata e in lacrime,

appare e poi morrà.

.

Or, io capisco, è limpido

il vostro buon intento,

ma non potrebbe estendere

la parte mia? Consento

ch’io debba andar in ultimo

in casa del Signor,

.

ma sono sempre a piangere,

a farmi compatire:

ci credo che poi il pubblico

non possa più soffrire

vedermi e, sollevatosi,

assista al mio dolor!

.

Allora solo un pallido

appello ora Le faccio:

mi doni del carattere,

non voglio far lo straccio.

Se proprio debbo andarmene,

sia almen con dignità.

.

Ovvero, se di sciogliermi

nel mare indecoroso

di tutte quelle lacrime

è il fato mio penoso,

decido di dimettermi:

e adesso che farà?

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