di Gianluca Berno

A Milano, in via Turati (uno dei grandi viali del Centro), sorge un palazzo che ha preso il nome non da chi lo fece erigere o da chi lo progettò, ma dal giudizio della cittadinanza stessa. Ne parlo in quartine d’endecasillabi, schema ABBA.

La Ca’ Brutta

Se l’è quel coss in mezz’ a la città,

quel casermon con l’arc in via Turati?

E per far la ca’ brutta l’han sfrattati,

i poveretti, tucc cacciàa de ca’?

.

Milano mormorò quel dì dei Venti

quando alla fine il grigio caseggiato,

da giovani architetti disegnato,

fu pronto e li lasciò più che scontenti:

.

un cortiletto smunto di cemento,

dove s’entrava da un’inane arcata

che non reggeva portico o campata,

si circondava d’un complesso spento

.

d’appartamenti, in stile c’ha pretesa

d’esser romano – vuoto simulacro!

Qual meraviglia se non parve sacro

né d’arte il fuoco lor, e se incompresa

.

rimase dei pionieri l’invenzione?

Ben altro stile aveva il Milanese

in mente per le case, e pur s’arrese

al primo attacco, e in quella direzione

.

lasciò che andasse tutto, rassegnato.

Ma se vedeste cos’ han fatto su

tutt’ all’intorno, non direste più

che la Ca’ Brutta sia poi gran reato.

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Note

1-4: i versi in milanese intendono rappresentare la vox populi in modo realistico; si traducono: “Cos’è quel coso in mezzo alla città, / quel casermone con l’arco in via Turati? / E per fare la casa brutta li hanno sfrattati, / i poveretti, tutti cacciati di casa?”.

5: quel dì dei Venti è una datazione approssimata, che sta per un giorno qualunque del 1922, l’anno della fine dei lavori.

10: inane, “vano”, “inutile”, è definito l’arco, del tutto ornamentale, che segna il confine tra la strada e il cortile del caseggiato. È un elemento di raccordo tra i due edifici gemelli ed è fatto della stessa pietra bianca che li riveste da terra alla fine del primo piano, lasciando poi il posto al colore grigio-verde che caratterizza il resto delle architetture, preludio allo stile che sarà proprio del regime.

14: letteralmente il simulacro è una riproduzione di qualcosa di reale, un infingimento, con cui i Latini – si noti l’accostamento fra lo “stile c’ha pretesa / d’esser romano” e la parola che lo è davvero – solevano indicare le statue. Spregiativamente, la rivisitazione del modo antico di abbellire gli edifici è qui giudicata una pallida imitazione, senz’anima.

15: cfr. Petrarca, Rerum Vulgarium Fragmenta XC, 8: “Qual meraviglia, se di sùbito arsi?”.

15-16: sacro…lor è il così detto “sacro fuoco dell’arte”; lor è riferito ai pionieri del verso 17.

22-24: si allude agli edifici ancora più moderni che ormai circondano la Ca’ Brutta, per esempio il palazzo nero di vetro e metallo della Deutsche Bank, di fronte ai quali l’edificio, così male accolto nel ’22, par quasi bello come i migliori palazzi d’epoca della città.