Editoriale di Gianluca Berno, 6 dicembre 2017

Ironicamente, il mio caro don Lisander citava con questi termini il massacro inutile a Casale di Monferrato, che tanto aveva colpito il popolo del Milanese con la carestia, la calata dei lanzichenecchi e la peste del 1630. Mi è parso il caso d’usar come titolo quelle parole perché sembra proprio che, fra ieri e oggi, abbia avuto luogo la Giornata Internazionale “Provochiamo-la-Terza-Guerra-Mondiale”.

È di questa sera l’annuncio ufficiale del Presidente degli Stati Uniti che, entro sei mesi, l’ambasciata americana in Israele si sposterà da Tel Aviv a Gerusalemme, in conseguenza del riconoscimento della Città Santa come capitale dello Stato ebraico; peccato che quella città non sia sotto la totale giurisdizione israeliana e che a detenere il controllo dell’altra parte siano i Palestinesi, che non l’hanno presa benissimo. A dire il vero, pare che solo Netanyahu abbia apprezzato il gesto, mentre tutti i governi del mondo, come un sol neurone, hanno mostrato una reazione opposta: tanta è la paura che Trump abbia fatto la frittata. Va però specificato che non è una sua completa responsabilità: l’impegno a riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, ricordava poco fa Mentana nel suo telegiornale, ha circa vent’anni; ma finora, tutti i Presidenti americani han trovato il modo di rimandare, di sei mesi in sei mesi. La ragione addotta è sempre stata che il riconoscimento non si sarebbe potuto fare prima di una vera trattativa di pace. Non oso – non ne ho le competenze storiche e giuridiche – entrare nel merito delle lotte fra i due Stati: quel che mi preme, come preme a tutti, è cercare d’immaginare che cosa sia scattato nel cervello di Trump; chi o che cosa gli abbia suggerito di compiere una mossa così pericolosa. Ricorderete le fibrillazioni col comitato organizzatore del Giro d’Italia, che giorni fa aveva commesso l’errore d’indicare come “Gerusalemme Ovest” il luogo d’inizio della prima tappa, da anni svolgentesi all’estero: le autorità israeliane hanno già dato prova di faticar non poco ad ammettere la divisione effettiva di Gerusalemme; mentre quelle palestinesi, con tutto il mondo islamico, si sono notevolmente indispettite, per usare un garbato eufemismo. In un simile contesto, come aveva dichiarato il Papa ieri, è meglio non alimentare le tensioni; ma pare che gli appelli di Francesco non abbiano la stessa fortuna di quelli di San Giovanni XXIII. Quindi, perché Trump ha scherzato col fuoco? Il motivo ufficiale è che vuol tentare un diverso approccio alle questioni internazionali ancora aperte: evidentemente si crede Batman. O, più realisticamente, gli hanno detto che se vuole risolvere la crisi economica mondiale deve far scoppiare una guerra. Ciò tecnicamente è vero, se non si vuole restituire un lavoro alla grossa parte di popolazione americana sotto la soglia di povertà: o fai ripartire i consumi riequilibrando la ricchezza, o fai lavorar la sola industria che faccia a meno della domanda interna. Ma sto tirando a indovinare.

Mentre attendiamo gli sviluppi della bella pensata di Trump, si accavallano le altre notizie: il Comitato Olimpico Internazionale ha escluso la Russia dai prossimi Giochi per presunto doping di Stato, una cosa tipo Ivan Drago. Ignoro la verità sui fatti, perciò mi limito a registrare che da qualche tempo, anche con buone motivazioni, fanno tutti a gara per indispettire Putin, che è più o meno come andare allo zoo ed entrare nella gabbia dell’orso bruno – prima che abbia mangiato – a punzecchiarlo con un bastone: prima la retrocessione della Russia all’ultimo posto del G8 e la sistematica convocazione del G7, poi le sanzioni economiche, e infine questo. Si può tirar la corda ancora a lungo? E per quanto, esattamente? Ci tocca rieleggere Berlusconi per tenere buono lo Zar?

In Italia, a proposito, è in corso il 23mo anno di campagna elettorale. Oltre al ritorno in campo dell’homo televisivus, i dati politici di oggi sono: che Pisapia getta la spugna sulla possibilità di un’alleanza con Renzi; e che Alfano non si candiderà alle politiche. Possono le due cose essere collegate? C’è chi sospetta che la formazione a sinistra del PD – quindi praticamente di centro – e Alfano siano – o meglio fossero – gli unici veri ostacoli all’inciucium maximus, o Patto del Nazzareno/bis fra Berlusconi e Renzi. Non si può mai dire ma debbo qui ricordare l’intramontabile principio di Andreotti: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Poi, naturalmente, c’è quella creaturina introversa e dolcissima che governa la Corea del Nord e ha lanciato un missile di prova verso il Giappone; per fortuna o per calcolo, ancora mancandolo. Pare che fin qui siano stati solo esperimenti: qualche sera fa, da Bruno Vespa, Razzi, il Senatore Razzi, proprio lui, ha mostrato una lettera da Pyongyang in spagnolo – “…perché mia moglie è spagnola e allora [Kim] sa che capisco”. Gli avrebbero assicurato che gli esperimenti “sono terminati e non ne faranno più”. Per citare quel fine analista politico che è Maurizio Crozza: “Quindi adesso incominciano con i bombardamenti veri?”. Siamo in una botte di ferro. Lo diceva anche Attilio Regolo.