di Gianluca Berno

Endecasillabi sciolti. Auguri a tutti!!!

O cari Italiani e care Italiane:

se già linciato non m’avete adesso

che avete letto il maschile per primo,

vuol dire che v’è ancora una speranza;

che non v’importa di farmi le pulci

e la sostanza è quel che più cercate.

La parità dei sessi non sia il vano

formare femminili ove non serve

o imporre un ordine altro alle parole;

sia invece nel livello salariale

e la presenza uguale in Parlamento

sia il frutto d’una libera elezione,

non più l’artificiosa costrizione

di qualche legge sulle quote rosa:

se non si mira a ciò, si mira al nulla.

Si parla di riforme e salvataggi:

si parli pur di chiedere un parere

a voi su queste grandi innovazioni,

s’imponga, lo vorrei, che le proposte

d’ogni natura sempre siano oggetto

di referendum, secondo il principio

della sovranità dei cittadini.

A marzo il voto vi darà occasione

di riaffermare quel diritto antico;

se la protesta è il fine che si impone,

sia fatta bene, su una vasta scala:

andiamo tutti al seggio ben d’accordo

e diamo tutti il voto a un sol partito,

il più sfigato dell’intera scheda;

uno che non dia voti a coalizioni,

che mai immaginereste a governare,

che normalmente votar non vorreste;

una listina negletta in un angolo,

senza pretese, senz’alcun programma,

un microbo politico da nulla.

Sono persuaso che per governare

non serva competenza né potenza:

serve il buonsenso, la virtù suprema

che nulla costa e così rara è al mondo;

considerate con quanta scemenza

fin’ or s’è governata la nazione:

anche un tacchino fa ormai al caso nostro,

quindi non inventiamoci argomenti,

non la paura ci guidi la mano

ma il senso del pericolo maggiore

di dare ancor il potere a chi strazia

le vite nostre con le leggi altrui,

che fan piacere ad alcuni interessi

ma ammazzano il Paese a lungo andare.

Scegliete voi color cui dar il voto;

ma poi mettiamoci tutti d’accordo

contro la perpetua maggioranza

che al popolo fa sempre opposizione.

Sull’anno nuovo non dirò poi molto,

soltanto che sbagliava il buon Gerolamo

quando la cronologia risistemava

e tutti i calendari degli Antichi

univa insieme nel nome di Cristo:

sbagliò la data in cui venne nel mondo,

spostandola all’insù di ben sette anni.

Perciò correggo e a tutti do l’augurio

d’un buon duemila undici, di cuore!