Qui troverete gli altri Trittici e qui la spiegazione della rubrica.

Ciao a tutti cari lettori. Millenni fa avevamo pubblicato la scorsa puntata di questa rubrica, il che renderebbe comprensibile che i più non se la ricordino e che coloro che ci seguono da meno tempo la prendano come una novità: è molto difficile coordinarsi quando si è in tre a dover scrivere per un solo articolo; sembrava impossibile ma ce l’abbiamo fatta, come nella vecchia pubblicità di un famoso amaro. Eravamo rimasti ai colori, agli ultimi: oggi tocca al marrone, che ha dato un po’ di filo da torcere perché è dura scriverci sopra. La serie finirà con le prossime tre puntate, gli ultimi colori che mancavano all’appello (invito chi volesse a seguire quei due link per leggersi gli altri); poi se ne aprirà un’altra, speriamo, e sarà ben accetto qualunque suggerimento vorrete dare sul prossimo tema portante. Grazie a tutti.

Gianluca Berno Stefania Ferrazzi Filippo Mairani
[Sonetto: ABAB-BABA-CDC-DCD].

 

È il marrone un colore complicato,

del quale non saprei che cosa dire:

poche nobili cose ha tinteggiato

e alcune che non son da riferire.

 

L’arcobaleno non lo può soffrire,

da tutte le bandiere esso è ignorato

(Sri Lanka a parte? ma si può smentire)

e pur la Musa l’ha spesso schifato.

 

Eppure sta alla base d’ogni cosa:

la madre Terra, il multiforme legno,

i semi tutti, dal melo alla rosa;

 

infine, ricordava l’alto ingegno

di quel De André, poeta ch’or riposa,

pur il letame, che val più d’un regno.

Ho avuto marroni luminosi, nella mia collezione d’élite.

Solo, non lo sapevo.

Prima ho avuto Giulia:

un giallo vivo,

prima che mi trascinasse sul fondo dove tutto

sapeva di marcio.

Poi Luca D,

un arancione incostante.

Non saprà mai essere uomo

ma scappare gli è uscito benissimo.

Poi un magnifico porpora, Luca P.:

un anno di corpo e anima

in cui si è scordato un dettaglio:

dirmi che stava assieme a Silvia

da tre anni.

Infine Linda, che mi ha fatto più [male di tutti.

Era il mio azzurro più vero,

l’amicizia di sempre.

Poi con una semplice scusa

ha scelto altri

dimenticandomi.

Sì, ho avuto diversi marroni nella vita. Tutti grandissimi pezzi di me…

Vi era un prato fiorito

Ma subito è appassito

Arido deserto

Poi qualcuno è arrivato

Ed un bel seme ha lasciato.

Timida castagna

di tanti aculei dotata.

Sarà questa terra salvata?

Lo voglio sperare.