Editoriale di Gianluca Berno, 22 gennaio 2018

La fotografia è d’un distinto signore di mezza età, coi primi grigiori senili sulle basette; ma la frase getta sul Fontana, già sindaco di Varese e candidato per la Lega alla presidenza della Regione Lombardia, una luce piuttosto sinistra – mi si perdoni l’ossimoro (?).

«Dobbiamo decidere se la nostra società, la nostra razza bianca, sia una cosa da mantenere o una cosa che deve scomparire».

Questo è quanto ha detto Fontana giorni fa, se non ricordo male – si accettano, in caso, correzioni. Che le razze non siano altro che una costruzione ideologica del tutto arbitraria, smentita in quattro e quattr’otto dal semplice mescolamento cui i popoli vanno incontro da millenni, è una deduzione logica prim’ancora che un fatto; ma quel che m’interessa non è parlare delle razze e di ciò che con esse ha a che fare.

La frase di Fontana mi ha lasciato basito non perché politicamente scorretta, ché – citando Clark Gable – «francamente me ne infischio»; non perché rifletta idee di cui speravamo esserci liberati, sebbene sia questo un argomento da me già più sentito; non perché contrasti con tutto ciò che mi è stato insegnato e professo. Fino a ieri, la mia indignazione era del tutto politica: come si fa, in un clima di botte da orbi su qualsiasi idiozia, specie linguistica, a lasciarsi scappare “razza”? Per giunta “razza bianca”: quella che, se esistesse, saresti moralmente costretto a odiare anche appartenendole, oggidì.

Insomma: qui, fino a ieri, non si trattava neanche più di immigrazione – per me, in ogni caso, null’altro che uno pseudo-umanitario giro d’affari internazionale – ma di capire come un politico potesse fare una gaffe del genere, ai limiti del sabotaggio autoinferto. Dico fino a ieri, compresi i patetici tentativi di difendere l’uscita infelice, perché oggi è uscita una notizia piuttosto inaspettata: pare che il politico sia un politico davvero, perché i sondaggi sono a suo favore.

Come si spiega il fenomeno? La prima ipotesi è che i Lombardi siano in gran parte razzisti: spiegazione semplicistica e poco probabile, a mio modo di vedere. La seconda possibilità è che, anche non essendo razzisti, i cittadini lombardi abbiano una gran paura degl’immigrati: la cosa è già più probabile, e del resto le parole del candidato che circondavano la frase incriminata esprimevano quel timore.

Ora ciò pone un altro problema: se e fin a che punto queste paure abbiano una base reale. Stando ai numeri attuali, si è tentati di negarlo: il flusso migratorio è imponente, come impatto visivo, ma per ora gestibile. I due elementi inquietanti, però, sono appunto l’uso di per ora e la consapevolezza che gestibile non sia un sinonimo di “gestito”. Infatti, mi sento di affermare con sicurezza solo questo: il flusso – anch’esso trattato dalla politica come la classica emergenza ventennale – è lasciato in mano a O.N.G. al momento sotto inchiesta e a cooperative, su molte delle quali è opportuno stendere un velo pietoso.

Aggiungiamo che molti degli emigranti africani sono tali per colpa di quella finanza internazionale sfruttatrice di popoli che poi si sgrava la coscienza finanziando organizzazioni dette, con immane fantasia, “umanitarie”… C’è poi il problema interno: secondo voi, fra un lavoratore italiano con i suoi diritti, cui spettano – diciamo – 1400 euro netti al mese, e tre nigeriani fuggiti dalla fame, che non conoscono i propri diritti e che si dividerebbero senza problemi i 1400 mensili in tre, naturalmente in nero, che cosa sceglierebbe un imprenditore?

Insomma, ci sono parecchi problemi su cui riflettere; ma la politica, in generale votata al suicidio, si divide fra i discorsi dell’invasione che non centrano il punto e le negazioni stolide che un problema esista; anzi non se ne deve parlare, pena l’accusa di fascismo e di razzismo. Ma signori miei, allora era razzista e fascista anche Marx, secondo il quale l’immigrazione è un’arma del capitale – v. esempio dell’imprenditore.

Se la mucca nel corridoio di bersaniana memoria esiste, non è per generazione spontanea: è che i partiti di governo si son scavati la fossa a furia d’accusare il popolo d’essere scemo perché non vede le magnifiche sorti e progressive. Forse, se nessuno le vede, è legittimo pensare che non vi siano. Forse, Fontana è quasi l’ultimo de’ nostri guai.