di Gianluca Berno

In questa seconda parte della recensione del Festival di Sanremo, che fatalmente prenderà un po’ di spazio in più, vi lascio le mie impressioni sulle canzoni dei venti Campioni in gara, più eventuali note di contorno in corsivo. La parte precedente, sulla gara dei giovani, è qui.

I venti Campioni

L’ordine in cui compariranno i cantanti e i gruppi in gara è, per la prima metà, quello della terza serata; ho ricostruito l’altra metà dell’elenco sull’ordine delle esibizioni della quarta serata, quella dei duetti, ma tenendo presente com’erano andati quei concorrenti la prima sera. Il motivo è che non ho potuto seguire la seconda serata.

1. Giovanni CaccamoEterno: inizio da carillon, versi brevi, rime frequenti, una vera e propria inflazione di certe parole nel testo. Nel complesso mi è parsa un po’ scontata e lontana dal livello delle sue scorse partecipazioni al Festival. RIMANDATO A SETTEMBRE.

2. Lo Stato SocialeUna vita in vacanza: in una sola parola, geniali. Mirabolante la musica, ottima la satira, tanta e di qualità la voglia di divertire e divertirsi; è stato spettacolare anche il numero sul palco, sopra tutto la «vecchia che balla» citata nel ritornello e davvero presente sul palco. PROMOSSI.7

3. Luca BarbarossaPassame er sale: ballata romanesca pregna d’atmosfera romantica, molto bella e sostenuta dalla voce ancora ottima di Barbarossa. Dopo la canzone dedicata alla mamma (era Portami a ballare, vincitrice di Sanremo nel 1992) torna con quella per la moglie, e torna bene. PROMOSSO.

4. Enzo Avitabile e Peppe ServilloIl coraggio di ogni giorno: con orchestra e chitarra all’inizio, la canzone sembra un po’ lontana dalla voce acuta di Avitabile, ma i due cantanti migliorano man mano che vanno avanti. In particolare, le loro voci fanno un bell’effetto quando vanno all’unisono, grazie ai due timbri diversi. Il testo ha un buon messaggio ma non è memorabile. Una domanda: ma Servillo fa una canzone ogni diciotto anni o mi sono perso qualcosa io? PROMOSSI CON RISERVA.

5. Max GazzèLa leggenda di Cristalda e Pizzomunno: questa è una canzone nel senso poetico del termine, altissima letteratura con un accompagnamento a mio parere fantastico. Molto complessa rispetto a una canzone media, ma tanto esige l’antica leggenda pugliese da cui è tratta. PROMOSSO CUM LAUDE.

6. Roby Facchinetti e Riccardo FogliIl segreto del tempo: l’uno è la caricatura di sé stesso (tanto che, nel duetto, è stato affidato alla Ferreri il ruolo di sostituire Facchinetti negli acuti – ottima scelta) e l’altro è intonato ma non coordinato con il collega. Il testo conferma l’idea che si stiano cantando e suonando il requiem, del che non mi pare il caso, a Sanremo. Tralasciamo poi il fatto che quest’anno i Pooh concorrano in due tronconi pur di comparire ancora… BOCCIATI.

7. Ermal Meta e Fabrizio MoroNon mi avete fatto niente: l’inno anti-terrorismo è un genere di canzone molto difficile, e bisogna essere bravi per farlo bene. Qui abbiamo un duo che s’impegna ma non mi convince. È girata una voce per cui li avrebbero accusati di plagio: in effetti si sente il bisogno, dopo il primo verso del ritornello, di completare con «facce di serpente»… RIMANDATI A SETTEMBRE.

8. NoemiNon smttere mai di cercarmi: canta praticamente in vestaglia (mezza aperta) sulla sua base prefabbricata, “modello Noemi”. È una buona canzone ma il senso di già visto è troppo forte. (MOLTO) RIMANDATA A SETTEMBRE.

Ospite internazionale: James Taylor canticchia La donna è mobile… ma c’era proprio bisogno? Arriva Giorgia, vestita da uomo (lo stilista era in crisi stasera); ma fanno uno splendido duetto.

9. (ore 23:43) The KolorsFrida: ispirata alla pittrice messicana Frida Kahlo, la canzone esaurisce con questo i punti di interesse, almeno per me. Radiofonica, forse, ma la ripetizione continua di «mai» è tediosa. BOCCIATI.

Intermezzo: Gino Paoli ricorda Umberto Bindi. Momento alto.

10. (presumibilmente durante “Uno mattina”) Mario BiondiRivederti: una canzone stupenda che sembra emergere dagli anni Sessanta e da una notte piovosa e solitaria. Voce perfetta anche in italiano. PROMOSSO.

11. Renzo RubinoCustodire: comincia molto lenta ma non spiacevolmente; l’atmosfera è prima antica e poi rock. In generale non dispiace, anzi; ma la voce di Rubino mi pare debole e poco adatta. Comunque PROMOSSO.

12. Le VibrazioniCosì sbagliato: tosti, vitali, con una grande forza d’urto. La serata si ravviva di colpo. PROMOSSI.

13. Annalisa, Il mondo prima di te: è un pezzo dallo schema classico, con inizio lento e sommesso, mentre il ritornello è sparato a tutto volume dall’orchestra. La voce di Annalisa è meravigliosa, ma al servizio di un testo un po’ banale. PROMOSSA CON RISERVA.

14. I Decibel, Lettera dal Duca: omaggio a David Bowie, il «Duca Bianco», con un pezzo molto anni Ottanta e con inserti in inglese, forse citazioni. A parte uno o due acuti in cui Ruggeri si contiene, il pezzo si fa ascoltare, e anche il testo è interessante. PROMOSSI.

15. Ornella Vanoni, Bungaro e PacificoImparare ad amarsi: il testo è profondo, la musica buona, la voce della Vanoni assolutamente dignitosa a onta degli ottant’anni passati. A casa aleggia il dubbio che somigli a un’altra canzone ma non si sa a quale. Non importa. PROMOSSI.

16. Diodato e Roy PaciAdesso: inizio, come sempre, in crescendo, la tromba di Paci in primo piano. Né infamia né lode; per me dire che «adesso è tutto ciò che avremo» suona molto pessimista, o forse è solo una mia idiosincrasia. RIMAMDATI A SETTEMBRE.

Intermezzo: Michelle Hunziker vestita da mazzo di fiori; Baglioni le arriva alle spalle con un innaffiatoio e Favino fa il ronzio dell’ape. Sarò pazzo, ma per me è da standing ovation…

17. RonAlmeno pensami: un inedito di Lucio Dalla, che Ron è capace di cantare come il grande cantautore scomparso; da pelle d’oca e da primo posto. 110 E LODE.

18. Red CanzianOgnuno ha il suo racconto: la voce c’è, la musica anche; il terzo Pooh in gara, però, oscilla fra un testamento (le strofe) e il tentativo più che smaccato di giustificare la propria presenza singola sul palco dell’Ariston. Pecccato. RIMANDATO A SETTEMBRE (A RISCHIO BOCCIATURA).

Il premio alla carriera “Città di Sanremo” va a Milva; lo ritira per lei la figlia, che legge il discorso.

19. Nina ZilliSenza appartenere: molto brava come sempre; il testo è impegnato e al femminile, senza le banalità in cui le canzoni di questo tipo possono cadere facilmente; la musica c’è. PROMOSSA.

20. Elio e le Storie TeseArrivedorci: mi sono sempre piaciuti ma, forse per quel sapore da concerto d’addio, permane un velo di tristezza. Non aiuta il fatto che il brano sia un po’ autoreferenziale, forse meno graffiante del solito; non si può mai dire, perché non tutti i riferimenti nei loro testi si colgono al volo, però la mia impressione è questa. Dispiace un po’. PROMOSSI CON RISERVA.

RISULTATI: il premio della critica “Mia Martini” va a Ron, con Almeno pensami; va a Lo Stato Sociale, con Una vita in vacanza, il premio della Sala Stampa “Lucio Dalla”; il premio “Sergio Endrigo” per la miglior interpretazione va a Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico, con Imparare ad amarsi. Il premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo, assegnato dalla giuria degli esperti va a Mircoeilcane (v. articolo precedente). Il premio dell’orchestra per il miglior arrangiamento va a Max Gazzè, con La leggenda di Cristalda e Pizzomunno. Il premio alla canzone più ascoltata va a Ermal Meta e Fabrizio Moro.

Sono stati resi noti prima i posti dal 4° al 20°, con enormi delusioni. Sopra tutto Biondi non meritava il 19° posto, né la Vanoni il 5°, né Ron il 4°. Anche gli Elii, Barbarossa, Nina Zilli e Max Gazzè sono molto più in basso di quanto il buon senso suggerisca.

3° Annalisa con Il mondo prima di te; 2° Lo Stato Sociale con Una vita in vacanza.

Vince il Sessantottesimo Festival della Canzone Italiana: Ermal Meta e Fabrizio Moro con Non mi avete fatto niente.

COMMENTO FINALE: una delusione. Ha vinto la retorica vuota e buonista, in cui non crede nessuno ma che bisogna per forza votare. Sipario.