Satira n° 25 di Gianluca Berno

Sonetto (quattordici endecasillabi, due quartine e due terzine, schema ABBA-BAAB-CDC-DCD).

*Insolito cervello concepito

per lavorar se la corrente gira,

su dimmi, come mai m’istighi all’ira,

processi elaborando all’infinito?

*Perché rallenti o non vai, quale mira

hai tu, con questo modo sì impolito?[1]

A che pro rendere me inviperito?

Ma penso ancor che la corrente spira,[2]

*e allora tutto diviene più chiaro:

tu hai fatto un patto col mio fornitore

dell’energia, o esecrabile baro,

*così che il tuo impiegare sì tant’ore

divenga lucro per il bollettaro;[3]

e andrà una quota anche al tuo costruttore!

Note:

[1] Arcaico, sta per «maleducato»; cfr. l’inglese «impolite».

[2] Nel senso di soffiare, giocando sulla sinonimia fra corrente, in questo contesto elettrica, e «vento».

[3] Neologismo, letteralmente “produttore di bollette”.