Satira n° 26 di Gianluca Berno

Mi scusi Presidente / ma ho in mente il fanatismo / delle Camicie nere / al tempo del fascismo; / da cui un bel giorno nacque / questa democrazia / che, a farle i complimenti, / ci vuole fantasia.

G. Gaber

Novenari a rima baciata.

Si parla assai del suo ritorno

e se ne fa un corteo per giorno,

l’antifascismo è sbandierato,

qual pura forma va ostentato:

s’indigna la gente per bene,

le piazze diventano arene

e danno i partiti un allarme;

ma me ne rido in questo carme,

ché quest’è sol un paravento

per mascherare lo sgomento

dell’evidente ormai ver crudo

mostrantesi senza più scudo:

non c’è, né mai ci fu, sinistra

nel Paese che somministra

pensioni e lavoro ricìnei,

risanamenti non idonei,

aziende che tosto sen vanno

arrecandoci grande danno.

No, non è serio che mezz’ora

ogni programma la signora

Meloni debba ricordare

che non poté il duce acclamare

ai tempi, ché non era nata;

non è serio che malmenata

venga una guardia da studenti

in democrazia ripetenti,

non è serio, e pur Pasolini

ben lo sapeva, ma i cretini

son tanti, e reggono il potere;

non è serio, ma a non vedere

lo spauracchio serve del fascio,

a non capir ch’il nostro sfascio

si deve al poter c’ha tradito

quei che governa senz’invito.

In conclusione, il fascismo

si vede più in chi comunismo

o giù di lì sempre professa,

m’arresterebbe chi confessa

non sol cattive idee, ma pure

solo diverse e non oscure.

Vi parrà una cosa inaudita,

ma chi tiene adesso più in vita

l’antico nostro peggior “ismo”

sembra tal finto antifascismo.