Traduzione. Endecasillabi sciolti: ragioni metriche impediscono il mantenimento del numero dei versi.

L’armi e l’uom canto che primo, da coste

troiane, venne in Italia, fatale

profugo, ed alle lavinïe [1] spiagge,

molto per terra e per mar sbalestrato

dalla violenza dei numi e dall’ira

incancellabile della crudele

Giunone, e molto soffrì pur in guerra

per fondar la città, e gli dèi portare

nel Lazio, onde il ceppo latino, i padri

albani e le mura dell’alta Roma. [2]

Note: [1] la dieresi sull’ultima “i” indica che bisogna sillabare “la-vi-ni-e”; uguale simbolo viene impiegato nelle edizioni di Dante, dove lo stesso si deve sempre fare col termine “sapienza” (“sa-pi-en-za”) – [2] Il verso latino si chiude con le parole atque altae moenia Romae, dove altae potrebbe essere sia nominativo plurale, e legarsi a moenia (“le alte mura di Roma”), sia genitivo singolare e unirsi a Romae, dando vita alla traduzione che si è scelta qui. Purtroppo, il raffinato gioco verbale virgiliano è intraducibile nella nostra lingua.