Traduzione di Gianluca Berno

Quartine d’endecasillabi sciolti: è questa la famosissima poesia del «carpe diem», un trattato sull’epicureismo che il grande poeta riuscì a condensare in otto versi – qui non s’è potuto far meno di dodici.

Non domandare, saper non è dato,
qual fine a me, qual a te han dato i numi,
Leuconoe, e i calcoli babilonesi
non tentar. Quant’è meglio sopportare

quel che sarà. Sia che più inverni Giove
ci abbia assegnato, sia ch’ultimo questo
resti, ch’or fiacca su opposte scogliere
il mare Tirreno, sii saggia: filtra

il vino e, poiché il tempo è breve, tronca
la lunga speranza. Mentre parliamo,
fugge il tempo invidioso: cogli l’attimo,
nell’avvenir men che puoi confidando.