di Gianluca Berno

In questo nuovo saggio senza pretese (troverete qui i precedenti) si è pensato di partire da uno sketch del Trio (T. Solenghi, M. Lopez e l’indimenticata A. Marchesini): negli anni Ottanta furoreggiavano in televisione, parodiandone le parti più imbarazzanti; una era sicuramente la moda delle telenovelas brasiliane, oggi sostituite dalle serie spagnole.

I tre comici avevano concentrato ed estremizzato tutto ciò che in quelle trasmissioni non funzionava, era esagerato o dozzinale, compresi i doppiaggi scandalosi e fuori sincrono: nella puntata che si sarebbe voluto inserire in quest’articolo, ma che risulta irreperibile su YouTube, così rispondeva Alonso Guilberto Ymenez Perito Perària (Massimo Lopez) a Dolores (Anna Marchesini):

«No, non sono assolutamente al corrente di quanto Pedro ti stette dicendo or ora…».

Il pubblico rideva, e tutt’ora può ridere, per l’errore di grammatica; ma forse non tutti sanno – e magari nemmeno il Trio ne era del tutto consapevole – che quest’uso sanzionato in italiano è possibile in molte altre lingue: compreso lo spagnolo, spesso erroneamente creduto la lingua originale delle telenovelas, che invece dovrebbero essere in portoghese, e usato anche nello sketch quando salta il doppiaggio.

In molte lingue europee, e così nelle loro varianti esportate in altri continenti, esiste una perifrasi che enfatizza la durata dell’azione o dell’evento espresso dal verbo, oppure che concentra l’attenzione sul suo svolgimento: di solito è composta dal gerundio del verbo in questione, preceduto da un ausiliare: sp. estàr, ingl. to be, it. stare. In tutte le lingue che ce l’hanno, questa “perifrasi continua” è più o meno grammaticalizzata, cioè fissata come mezzo normale per comunicare una certa idea, e l’ausiliare può essere coniugato in svariati tempi verbali. L’italiano, invece, sola fra queste lingue, ha deciso di riservare la stessa perifrasi a un uso  particolare, tanto che alcuni linguisti la distinguono col nome di “perifrasi progressiva”: essa indica solo un punto di vista interno al processo che il verbo esprime, senza rendere conto della sua conclusione; ma tutte queste formule non si comprendono quasi mai senz’esempi:

«Marco stava camminando verso la scuola, quando incontrò Luisa».

Mentre incontrò è un punto sulla linea del tempo, un’azione che si vede tutta insieme in una volta sola, stava camminando fa seguire a chi legge la stessa strada di Marco, per dir così, camminandogli a fianco; non importa la conclusione della camminata ma proprio il fatto che Marco cammini. Un altro modo per dire la stessa cosa sarebbe l’imperfetto:

«Marco camminava verso la scuola, quando incontrò Luisa».

In inglese l’imperfetto non esiste perché la perifrasi è così grammaticalizzata, da aver eliminato i concorrenti; in italiano, invece, le due forme convivono ancora, e anzi la grammaticalizzazione sembra interrotta; ma proprio per questo, non è possibile coniugare l’ausiliare a tempi come il passato remoto o il prossimo, che sono per definizione perfettivi: non hanno sfumature progressive, indicano solo eventi conclusi.

In verità, non solo la frase di Lopez era un voluto errore di grammatica, che però è tale solo in italiano; ma c’è stato un tempo non lontanissimo in cui anche da noi la frase sarebbe stata accettata. Lo prova, uno su tutti, Alessandro Manzoni, quando scrive ne I Promessi Sposi che «il Griso stette aspettando…». Questo vuol dire che, da una situazione di originaria somiglianza fra le perifrasi delle varie lingue, l’italano prese una direzione diversa dalle altre e si assestò su un impiego peculiare della perifrasi: ecco perché immaginandosi una sciaguratissima traduzione letterale dei dialoghi, il Trio riuscì a far ridere il pubblico italiano con questa battuta, una frase assolutamente normale in ogni altra lingua europea.