Editoriale/bis di Gianluca Berno, 10 maggio 2018

Scrivo queste righe come giunta all’editoriale scorso, che potete leggere, come tutti gli altri, in questa pagina. Buona lettura.

Negli ultimi giorni, l’imperativo categorico che ha diretto ogni pensiero e atto del Capo dello Stato dev’essere stato di «salvare capra e cavoli», come vuole il celebre indovinello: in mancanza di strade politiche verso un esecutivo, Mattarella non ha voluto attribuire la colpa a qualcuno, quando lunedì scorso ha concluso le consultazioni con un discorso alla stampa; ha invece optato per una mossa degna d’un giocatore d’azzardo, annunciando il «Governo neutrale» – o, come l’ha chiamato Vittorio Feltri, il «Governo del cavolo». Certo, questo esecutivo non è ancora nato, perciò non è il caso di dar giudizi; ma si possono già dire molte cose su di esso.

Per prima cosa, sarebbe un Governo del Presidente, ossia voluto da Mattarella e alle sue istruzioni obbediente; in secondo luogo, non provenendo il suo capo né i suoi ministri da alcun partito o movimento politico, esso sarebbe per forza di cose un Governo tecnico; in terzo luogo, i membri di questo nuovo esecutivo si sarebbero impegnati a non candidarsi dopo il mandato, e a dimettersi qualora i partiti si fossero decisi a presentare un Governo a Mattarella, o comunque a dicembre. Ora, osservava Federico Rampini qualche sera fa a Otto e mezzo, un simile esperimento istituzionale sarebbe «il nemico naturale delle forze populiste», per loro un ottimo argomento di campagna elettorale: subito dopo la notizia della proposta di Mattarella, fioccavano infatti le prevedibili risposte dei capi di partito: i grillini rispondevano immediatamente di no, seguiti a ruota da Giorgia Meloni e Matteo Salvini; il PD esprimeva assoluto sostegno; Liberi e Uguali non si è espresso chiaramente, o comunque non è importato a nessuno; Forza Italia è arrivata, indirettamente e in coda a tutti gli altri, affermando che non avrebbe sostenuto questo Governo ma che votare in estate sarebbe stato un errore; «meglio in autunno». Cioè la proposta di Mattarella non ci piace, ma abbiamo una tale paura dell’astensione e di perdere anche senza di essa, che al momento voteremo la fiducia e lo faremo cadere ad agosto. C’era finalmente il modo di fare a pezzi l’alleanza di centrodestra, sganciare «lo smemorato di Cologno» e fare quel benedetto Governo Salvini-Di Maio di cui si parla da mesi.

Ora, lo spiraglio si è aperto senza nemmeno dover cacciare Berlusconi: Forza Italia opta per un’astensione benevola, certamente dietro qualche compensazione legislativa sulle questioni che più premono all’ex Cavaliere, come le telecomunicazioni. Siamo dunque di nuovo alle «convergenze parallele»? Naturalmente, e pure di più: questa mattina Di Maio si affrettava a dire, infatti, di non aver «mai posto veti su Berlusconi». Allora i promessi si sposeranno? Per ora chiedono tempo per organizzare un programma comune, il che è stato prontamente concesso dal Capo dello Stato: a nessuno è sfuggito che, stanti i giudizi delle varie forze politiche sulla proposta di Mattarella, il Governo neutrale sarebbe nato morto, senza fiducia; un tale rifiuto avrebbe significato, osservava Massimo Cacciari, una grave crisi per il Colle, in un momento in cui tutto il sistema politico pare collassare sotto i colpi d’un disastro economico senza precedenti. Non era un bluff, perché sicuramente Mattarella avrebbe messo in campo comunque il suo esperimento; ma certo si aspettava che i partiti, di fronte alla minaccia dell’esecutivo tecnico dopo le ombre montiane, non si facessero più ripetere l’invito alla responsabilità.

Così, Mattarella è riuscito ad avere per le mani almeno un’intenzione di Governo politico: la prima parte del piano è andata a buon fine. La seconda parte del progetto consiste nel mettere in piedi un Governo che possa piacere a chi comanda veramente in Italia, ossia il Grande Strozzino europeo, la Banca Centrale. Oggi, il Presidente ha parlato dell’Europa Unita come dell’unica possibilità di farcela di fronte alle sfide internazionali, e bla, bla, bla… Quando i potenti parlano di sfide, cercano di convincere il popolo a suicidarsi. Quei soliti discorsi sull’importanza dell’Unione, ossia di un vuoto apparato finanziario basato sull’assolutizzazione coloniale dell’intersse del più forte, sulla sopraffazione e sui vincoli che non si possono rispettare, suscitano indignazione e pietà: indignazione per la faccia tosta di chi li pronuncia, fosse anche il Capo dello Stato; pietà perché sono l’ultimo colpo di coda d’una classe non-politica, che negli anni Ottanta ha gettato l’Italia nostra in pasto agli speculatori finanziari e continua a fingere senza ritegno d’aver agito nell’interesse di un popolo che disprezza: una classe ormai morta che ancora cerca d’opporre resistenza alla chiusura della bara.

Questi soloni reiterano il monito per cui l’Italia, da sola, non sopravvivrebbe sulla scena internazionale, il che contiene non poche fallacie: per prima cosa, nessuno chiarisce mai quali obiettivi irraggiungibili l’Italia dovrebbe perseguire, tali per cui non possa farlo da sola, e perché mai, posta l’irraggiungibilità, dovrebbe continuare a seguirli; poi non vien detto mai che l’Italia è già da sola e non ha mai contanto un accidente di niente, perciò il problema nemmeno si pone: questo Paese, all’estero, viene considerato soltanto quando la Germania cerca un posacenere. Ma i primi che odiano l’Italia sono gli stessi Italiani, di modo che nessuno dà il giusto peso alle scelte che un Governo non suddito dell’Europa potrebbe compiere: se l’Italia cominciasse a mettere i bastoni fra le ruote ai burocrati di Bruxelles, potrebbe veramente far franare tutti, il che è un’ottima arma per aumentare la forza contrattuale dei cittadini contro un’entità sovranazionale che parla di democrazia a ogni piè sospinto ma ne fa volentieri a meno.

Quindi, caro Presidente d’una Repubblica che ha cessato d’esistere quando i partiti han lasciato uccidere Aldo Moro per conto degli Stati Uniti, non deve preoccuparsi: nel giro di pochi anni, quella non-politica, che Lei ha deciso di rappresentare contro la volontà del popolo sovrano, non sarà più nelle condizioni di dettare regole; e già adesso non si vede con quale legittimità Lei possa porre veti preventivi sulla linea di un ipotetico Governo politico. L’ondata sfavorevole che i partiti di sistema si trovano ad affrontare non è una momentanea fluttuazione, bensì un indirizzo preciso dei popoli, finalmente intenzionati a scuotere il giogo illegittimo della finanza internazionale: se vuole un debole parere, Le conviene prendere atto della situazione, e guidare gli Italiani verso una situazione in cui possano finalmente sentirsi rappresentati dallo Stato, e non più avere la spiacevolissima sensazione che lo Stato rappresenti qualcun altro, cui bisogna obbedir tacendo, e tacendo morir.