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L'Irriverente

"Non prendete la vita troppo sul serio, comunque vada non ne uscirete vivi" [Robert Oppenheimer]

Mese

giugno 2018

La rottura del giochino

Editoriale di Gianluca Berno, 23 giugno 2018

Cum sit, che i Francesi blindatori di frontiere a Ventimiglia, gli Spagnoli impallinatori di confine e i Maltesi, che fan “ciao, ciao” con la manina a tutte le navi sovraccariche in transito presso le loro coste, son sì civilizzati e accoglienti e pregni d’umanitarismo, da definirci «vomitevoli», apro il nuovo Editoriale chiedendo loro di far andare le manine oltre che dar fiato alla bocca. Continua a leggere “La rottura del giochino”

La loggia dei mercanti

di Gianluca Berno

Questa nuova battuta della Sinfonia Urbana, che questa volta affobda le proprie radici nel Medioevo. Non è dunque un caso che la poesia sia in terzine dantesche,chiuse da una quartina come vuole la norma.

*Appena prima che s’ar rivi al Duomo,
se volgi le pupille verso destra,
vedrai il palazzo che memoria d’uomo
*di più sorpassa nella città nostra:
s’erge massiccio, rosso di mattoni,
e quasi non gli resta una finestra; Continua a leggere “La loggia dei mercanti”

Proverbi irriverenti/9

Satira n° 33 di Gianluca Berno

Troverete qui le precedenti puntate della serie.

XLI

«L’amico si vede nel momento del bisogno».

Ma bussare prima d’entrar in bagno no? Continua a leggere “Proverbi irriverenti/9”

Brera

Nuovo frammento della Sinfonia Urbana, è una canzone composta da sestine di endecasillabi e settenari, con schema di rime AbaCCbA.

Dice qualcuno che significasse
“rovina” il nome suo,
oppur che derivasse
dal tedesco – difficile trafila,
chiedi a Bianciardi [1], che tutta l’infila
in quel libretto tuo
che m’hai prestato. Ma comunque andasse, Continua a leggere “Brera”

Due Giugno

Satira n° 32 di Gianluca Berno

Decasillabi a rima baciata.

Da quel giorno settantadue anni

son passati, di gioie e d’affanni:

gl’Italiani, chiamati a votare

sopra chi li dovesse tassare,

se un monarca o gli eletti, decisero;

non di molto, ma in fine s’espressero.

Noi, nipoti di tali antenati,

nella folla o in diretta, esaltati,

la Repubblica ancor celebriamo:

al passaggio le mani battiamo

della grande e splendente parata,

nell’attesa che venga fondata.

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