di Gianluca Berno

Questa nuova battuta della Sinfonia Urbana, che questa volta affobda le proprie radici nel Medioevo. Non è dunque un caso che la poesia sia in terzine dantesche,chiuse da una quartina come vuole la norma.

*Appena prima che s’ar rivi al Duomo,
se volgi le pupille verso destra,
vedrai il palazzo che memoria d’uomo
*di più sorpassa nella città nostra:
s’erge massiccio, rosso di mattoni,
e quasi non gli resta una finestra;
*ma più bizzarre son le proporzioni,
poiché di sopra sembra più pesante
che al pian terreno, tutto di pietroni.
*L’ingegno medievale, fra le tante
trovate, s’inventò quell’arco acuto
che ben aiuta il pilastro portante
*a reggere il soffitto: è risaputo
che ciò permise d’allargar i fori
per le vetrate. Così hanno potuto
*gli antichi abitatori unir il fuori
al dentro in una selva di colonne,
e lì ospitar i pubblici lavori.
*Pur non votando, chi portava gonne
aveva già diritto di parlare,
quando Milan pareva Carcassonne,
*mentre lo perse, e ciò fa vergognare,
in epoche più press’ai nostri giorni.
Il medieval Comune fè crollare
*in séguito un periodo dai contorni
ben foschi, in cui perdettero i Torriani
la signoria precaria, e uguali scorni
*subirono i Visconti, a piene mani
ricompensati del torto dagli Sforza;
intanto, nella loggia ormai lontani
*erano i giorni in cui non con la forza
ma con parole si dettava legge,
e mentre la città di nuova scorza
*si rivestiva, a pascolare il gregge
dei mercadanti andò, gente costosa.
Si scoprì allora che non solo regge
*il pian di sopra la selva petrosa,
ma che chi parli presso un di quei fusti
verrà sentito – udite che gran cosa! –
*da chi ad altra colonna orecchio aggiusti,
sì che spiare ognun poteva i prezzi:
fu un pullular di concorrenti ingiusti,
*complice il poter di quei tramezzi,
secoli prima di Bell e Meucci.
Oggi è un peccato che bellezza spezzi
*a quel palazzo, dagli anni e dai crucci
prostrato, una scalaccia in vetro e acciaio,
m’ancora spera, finiti i mezzucci,
*il rudere maestoso che da un paio
di mani forti, esperte nel lavoro,
gli giunga vita nuova, e l’operaio
*possa pensar, restaurato il decoro:
“È un’opera che val la pena fare!”
e un supplemento gli sia del ristoro
che prenderà quand’andrà a riposare.