Editoriale di Gianluca Berno, 23 giugno 2018

Cum sit, che i Francesi blindatori di frontiere a Ventimiglia, gli Spagnoli impallinatori di confine e i Maltesi, che fan “ciao, ciao” con la manina a tutte le navi sovraccariche in transito presso le loro coste, son sì civilizzati e accoglienti e pregni d’umanitarismo, da definirci «vomitevoli», apro il nuovo Editoriale chiedendo loro di far andare le manine oltre che dar fiato alla bocca.

Ma non, beninteso, nell’accoglienza: io, che m’informo, so che in Francia e in Spagna si trovano numerosi immigrati – non a Malta, perché li indirizzano tutti qui con suprema cortesia, da cavalieri quali sono. E so altresì che in altri Paesi se ne contano anche di più, per esempio nei domini della nostra cara Angela… Il mio appello è rivolto a tutti i Governi, e anche al nostro, perché finalmente si faccia la sola cosa utile a fermare i flussi insostenibili che salgono dall’Africa e da vaste aree mediorientali. A ben vedere, ho appena dato due notizie: la prima è che esiste un modo di fermare i flussi, la seconda è che compete ai Governi, non solo d’Europa ma di tutto l’Occidente. Lo schema è molto semplice: gli immigrati immigrano perché dove abitano la vita è impossibile: su questo sono d’accordo tutti; ma nessuno si chiede perché là giù la vita sia impossibile? Nessuno fa quel semplice calcolo per cui, tolta la causa, è rimosso anche l’effetto?

Il motivo per cui molti Paesi del mondo sono oggi strangolati dalla povertà, in preda alle guerre, devastati da tremendi mutamenti climatici siamo noi.

Anzi, più esattamente sono coloro che da noi detengono l’unico vero potere, quello economico: multinazionali, enti finanziari, banche d’affari, speculatori di borsa, fabbricanti d’armi che tengono sempre aperti i loro mercati attraverso il finanziamento e l’innesco di guerre. Se questi sfruttatori mondiali fossero infine costretti ad abbandonare l’Africa e l’Asia, nonché ogni pretesa su di esse, le migrazioni inevitabili che piovono a noi dal cielo cesserebbero immediatamente. Non si scappa da un luogo in cui si vive bene, o almeno umanamente, e non c’è modo che possiamo ancora prenderci in giro credendo che le difficoltà abbiano cause sconosciute e incontrollabili, che i movimenti siano spontanei e richiedano solo una risposta d’apparente carità. Chi meglio dei paladini dell’accoglienza oggi dovrebbe sapere che l’immigrazione, generando concorrenza fra lavoratori di diversa cultra e condizione, trascina chi potrebbe pretendere un salario equo al livello d’impotenza di chi, in fuga da un luogo di miseria assoluta, accetta tutto pur di sopravvivere? Ecco come l’uomo vien messo contro l’uomo, ecco come si fomenta l’odio: non decidendo che, per la prima volta da anni, l’Italia non funga più da campo-profughi d’Europa, bensì accogliendo gente per cui non si troverà una collocazione, se non ai livelli infimi della società, sotto i caporali a cogliere pomodori in nero – con buona pace del signor Saviano, ancora convinto che chi lavora in nero possa pagare le pensioni a chi non avrà una pratica INPS aperta a suo nome prima dei quarant’anni.

Ma naturalmente, qui il razzista è un Ministro dell’Interno che fa tutto perché l’Aquarius giunga sana e salva al porto di Valencia, raccogliendo per altro quasi tutti coloro che erano a bordo, non quei soloni che hanno letto Marx solo perché se ne realizzassero le più fosche pagine. Qui non siamo di fronte a un disastro umanitario senza precedenti: questa è poco meno che una deportazione, come l’Africa n’ha già conosciute nei bui secoli dell’Età Moderna – non ho invece notizie di negrieri medievali. La vera colpa che si può imputare a Salvini è d’occuparsi solo di Libia e Tunisia, cioè della parte finale della tratta, senza spingere il naso nel cuore del continente nero, dov’è la causa prima della catastrofe in corso; ma è chiaro che, se lo facesse, dovrebbe ledere gl’interessi multimilardari di una gran quantità di aziende, anche nostre: si può essere sicuri soltanto di questo, che il problema non si risolve su questa sponda del Mediterraneo e neanche su quella opposta, ma costringendo tutte le forze economiche d’Occidente a lasciare l’Africa agli Africani e l’Asia agli Asiatici, il che probabilmente, non accadrà mai. Intanto, comincerà l’ennesimo vertice europeo, la cui inutilità è stata sancita, questa volta, direttamente dalla nostra amata zia Angela, che al massimo crede nei singoli accordi sparsi. Sarebbe certo un’ironia non indifferente della Divina Provvidenza, se l’Unione Europea, come alcuni mormorano, crollasse per la crisi causata dai ricchi del mondo, gli stessi che l’hanno tanto voluta anni fa; ma nella disgrazia, noi siamo fortunati proprio in questo, che i nostri potenti nemici mancano di strategia nel modo più assoluto.