di Gianluca Berno

Questa nuova puntata della Sinfonia Urbana, in quartine d’ottonari con schema di rime ABBA, verte sui grattacieli, simboli della modernità.

*O Milano, che t’ammanti

di moderna sicumera, [1]

da mattina fino a sera

con i ritmi più snervanti

*di lavoro, e già decanti

i grandiosi grattacieli

con i quali già ti veli

le ferite più inquietanti:

*dimmi, Musa meneghina,

dei palazzi iridescenti

della piazza Gae Aulenti; [2]

della doppia Madonnina [3]

*di Palazzo Lombardia

tu racconta, e del presente

del suo doppio committente, [4]

s’abbia volto l’alma pia

*a quell’altra devozione:

a Milano son tre i Santi

ritenuti più importanti:

v’è la Pura Concezione [5]

*che ci veglia d’in sul Duomo; [6]

poi San Siro, cui gaudenti [7]

danno culto due conventi,

come ben sa ciascun uomo,

*nerazzurro e rossonero;

poi quel Papa che dà ospizio

in attesa di giudizio [8]

(anche a lui, se son nel vero).

*Ma lasciamo Formigoni:

narra, Musa, del torrione

c’ha una selva sul groppone, [9]

fatte alcune proporzioni

*qual giardino a Babilonia

(che pensata peregrina:

e s’avesse una piscina

conterrebbe posidonia?); [10]

*o se invece più t’aggrada,

di’ dei tre esemplari nuovi

che dovunqe guardi trovi

del tuo occhio sulla strada: [11]

*un, lo Storto, [12] par l’anziano

che va col deambulatore;

mentre il Dritto [13] ha un ascensore

da ogni lato; a mano a mano

*anche il terzo va salendo

come un quadro futurista. [14]

Ma la foga di conquista

dell’altezza, [15] pur volendo,

*non mi stimola nei sensi

né cattura la mia mente:

dentro è il vuoto che si sente,

dando un colpo, e allora pensi

*che Milan voglia stordirsi,

non ammettere la crisi

che la mangia come tisi;

non potrà però schermirsi

*troppo a lungo, e questa lasca

sua morale è troppo debole.

Al confronto assai più nobile

è la Torre del Velasca. [16]

 

NOTE: [1] Moderna sicumera: dal latino sic ut erat (“così com’era…”), l’espressione indica presunzione e saccenza; l’etimologia crea un contrasto voluto con l’aggettivo moderna.

[2] Piazza Gae Aulenti: si tratta di una nuova piazza costruita nel quartiere di Porta Nuova, riqualificato come distretto finanziario ultra-moderno, nei pressi della Stazione di Porta Garibaldi. Il suo tratto distintivo è d’essere sopraelevata e circondata di edifici in vetro e acciaio progettati insieme.

[3] Doppia Madonnina: si tratta d’una copia di quella del Duomo, posta in cima al recente Palazzo Lombardia per volontà dell’ex governatore della Regione Formigoni: questi si è rifatto, facendo progettare la nuova sede, a una consuetudine, che ai tempi del fascismo aveva vigore di legge, per cui la Madonnina segnasse il punto più alto della città. Palazzo Lombardia è infatti il primo edificio più alto del Duomo in tutta la storia di Milano.

[4] Doppio committente: frecciata al suddetto governatore, il quale, se le accuse a suo carico fossero fondate, rappresenterebbe un caso da manuale di doppia morale.

[5] Pura Concezione: perché “Immacolata” non stava nella metrica.

[6] D’in sul Duomo: cfr. Leopardi: «D’in su la vetta della torre antica, / passero solitario…».

[7] San Siro, cui gaudenti…: s’intende, naturalmente, lo stadio; l’aggettivo gaudenti (“gioiosi”), non casuale, designava dei frati medievali caratterizzati da una regola molto meno rigida della media. Con la metafora dei conventi si voglioni indicare le due squadre di calcio della città, il Milan e l’Internazionale.

[8] Papa… giudizio: si tratta di San Vittore, cui è intitolato il noto carcere milanese: esso è, almeno in teoria, destinato a ospitare solo i detenuti in attesa di giudizio, anche perché la vecchia struttura non sarebbe omologata per le vere e proprie pene detentive.

[9] Torrione… groppone: si allude al Bosco Verticale, grattacielo riconosciuto a livello internazionale come progetto più originale del proprio anno di costruzione. Si tratta di un palazzo in cui i balconi e le finestre si alternano a grandi vasi pensili in cui sono piantati piccoli alberi e altre piante; indipendentemente dalle finiture di lusso, questa sola caratteristica determina altissime spese di manutenzione esterna. Anche per ridurle, l’amministrazione dell’immobile, poco dopo l’inaugurazione, ha reso nota la scelta di adottare centinaia di coccinelle per tenere lontani i parassiti dalle piante, in modo da evitare i pesticidi.

[10] Posidonia: è un’alga di mare tipicamente mediterranea; simile per aspetto all’erba terrestre, forma vere e proprie praterie sui fondali bassi.

[11] Tre esemplari… strada: si tratta delle Tre Torri che danno il nome a una zona della città in corso di ultimazione; come il Resegone dalle mura secentesche di Milano, questi grattacieli riescono ad apparire evidentissime da qualunque punto della città.

[12] Lo Storto: soprannome dato a uno dei tre grattacieli, che presso la base accenna un movimento elicoidale; per motivi di baricentro il progetto prevede due grandi puntelli, ingentiliti da un po’ di design, onde l’immagine del deambulatore.

[13] Il Dritto: si tratta del secondo grattacielo già pronto, un alto parallelepipedo con gli ascensori esterni, allineati lungo le facce più strette; l’altezza del grattacielo è equamente divisa in settori orizzontali, segnalati da pareti di vetri leggermente ricurve sulle due facce larghe, che danno luce a un certo numero di piani ciascuna; è come un gigantesco bugnato di cristallo.

[14] Come un quadro futurista: allusione a La città che sale di Giacomo Balla, risalente agli inizi del ‘900, in cui viene rappresentato un cantiere edile in attività.

[15] Dell’altezza: si vuole intendere il termine col senso più concreto con cui lo usa Dante in Inferno I, 54 («ch’i’ perdei la speranza de l’altezza», ossia della cima del colle su cui intendeva salire prima d’incontrare le tre fiere).

[16] La Torre del Velasca: la Torre Velasca, poco distante dal Duomo, risale agli anni ’50: in quel frangente rappresentò la modernizzazione della città, un’architettura nuova che incarnava lo spirito del miracolo economico. Attualmente, per quanto la Torre fosse già instradata nella direzione dei grattacieli attuali, potrebbe apparire al loro cospetto quasi un’ultimo segno d’una primigenia e perduta purezza: è questo il paradosso d’una città che non smette di salire ma che, al contempo, non sembra sapere più verso dove.